«L’Abruzzo merita una cultura ambientalista senza confini amministrativi»

Alessandro Biancardi

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«L’Abruzzo merita una cultura ambientalista senza confini amministrativi»
LETTOMANOPPELLO. «La “provocazione” lanciata dal sindaco di Roccamorice di uscire fuori dai confini del Parco della Maiella merita di essere ripresa e discussa pubblicamente tra tutti i soggetti istituzionali e non che vivono il territorio montano e che sentono profondamente il valore della tutela ambientale come universale e globale, ma allo stesso tempo devono affrontare le difficoltà di organizzare il proprio territorio nel rispondere ai bisogni quotidiani dei propri cittadini». LE PROTESTE PER LA NUOVA CAVA LA PROTESTA DI ROCCAMORICE PER SALVARE LA STRADA E LE STRUMENTALIZZAZIONI
La proposta giunge da Enrico Di Paolo che con l'associazione ambientalista “La Ghiandaia” di Lettomanoppello sta portando avanti contro la nuova miniera di Lettomanoppello una lotta senza quartiere per il rispetto dell'ambiente contro presunte scelte illogihe delle amministrazioni pubbliche.
A ridosso del centro urbano, fino ai confini del Parco e includendo parte del S.I.C. “Fonte di Papa”, la Regione Abruzzo, vista la richiesta del Comune di Lettomanoppello, ha approvato una concessione mineraria di 24 ettari di territorio pedemontano, dando il via a quello che secondo noi, ha tutte le caratteristiche di una distruzione di un patrimonio dall'inestimabile valore paesaggistico e di risorse, per il solo fatto di essere principalmente parte integrante dell'ecosistema della Maiella, ovvero il “Piemonte” nord, del Parco della Maiella.
«Senza considerare il pericolo rappresentato per l'intero centro urbano e l'ingente perdita di biodiversità», dice Di Paolo.
«Dico subito, da laico ambientalista», ha aggiunto Di Paolo, «che ad occhio e croce il “danno ambientale” che produrrà nel tempo la nuova miniera è di gran lunga maggiore rispetto ad un accesso stradale esistente, quello di Roccamorice-Fonte Tettone, che l'Ente Parco vorrebbe solo pedonale e che il sindaco del paese, Francesco Palumbo, reclama per la sua comunità. Qui, in piccolo, è possibile individuare le contraddizioni di fondo date da ritardi culturali, prima ancora che politici, di una intera classe dirigente, locale e non, sul senso e valore del rispetto per la natura, nel tutelare il proprio luogo di vita, i suoi elementi, nella soluzioni di conflitti, nella costruzione del futuro per i nostri figli. Ma come è possibile che per aree ricadenti nel Parco si abbia un atteggiamento “rigido” nei confronti di ipotesi di trasformazione e ciò non accada invece per zone situate a pochi metri fuori dal confine del Parco?».
«Dobbiamo fare in modo, insomma», propone Di Paolo, «che il tema della tutela ambientale non abbia più confini amministrativi ma di senso. Non voglio sembrare riduttivo. Conosco purtroppo chi e quale idea hanno dello sviluppo i responsabili politici locali, come ha ricoperto il ruolo di presidente dell'Aca Donato Di Matteo, esponente dei Ds, e il ruolo più “civile” che ha avuto il sindaco di Pescara, Luciano D'Alfonso, nella vicenda della miniera di Lettomanoppello. A loro, e ai cittadini in primis, vorrei dire che una classe dirigente si forma sul campo ed acquisisce valore attraverso i conflitti che riesce a sanare e la capacità di dare risposte adeguate. Non basta più che venga dato loro, dal potente di turno, il patentino per gestire la “cosa pubblica”. Al sindaco Palumbo va il merito di aver formalizzato un conflitto latente tra le comunità del Parco Majella e gli amministratori dell'area protetta, riaprendo un dibattito fino ad oggi mai affrontato seriamente. Per questo sarebbe il caso di non far cadere nel vuoto la provocazione del sindaco. Lo invito, dunque, ad aprire un forum pubblico allargato sul concetto di tutela e valorizzazione dell'ecosistema locale, con la partecipazione di tutti i soggetti istituzionali e soprattutto delle associazioni e dei comitati civici operanti nel comprensorio».

25/06/2007 10.45


LA PROTESTA DI ROCCAMORICE PER SALVARE LA STRADA
E LE STRUMENTALIZZAZIONI

Il Circolo Majella di Alleanza Nazionale è contrario alla chiusura della Strada Provinciale 64 che collega la località Macchie di Coco a Fonte Tettone, ma sull'argomento si sarebbero consumate numerose strumentalizzazioni. Ieri intanto la manifestazione annunciata dal
sindaco di Roccamorice per scongiurare la chiusura della strada.  Qualche giorno fa, una delegazione guidata dal vicepresidente del Circolo,
Giulio D'Aurizio, ha incontrato il Presidente del Parco Nazionale della Majella, Gianfranco Giuliante, per manifestare la preoccupazione rispetto alla paventata
chiusura e per chiedere di rivedere la decisione che, fino a quel punto, sembrava acclarata.
«Con grande stupore», spiegano da An, «abbiamo appreso che il Parco non ha mai deciso di chiudere quella strada, il Presidente ha riferito di non aver mai preso in considerazione un'ipotesi del genere, al contrario la sua idea di Parco ritiene prioritaria l'ipotesi di riqualificare le arterie stradali nel rispetto, per quanto possibile, delle indicazioni e delle richieste delle popolazioni e delle amministrazioni locali. Al tempo stesso il Presidente, con il supporto del Direttore, ha chiarito che circa venti strade esistenti nel Parco sono state interessate da alcune valutazioni che potrebbero prevedere dismissioni, riconversioni e riqualificazioni, senza però indicare quali saranno chiuse e su quali saranno effettuati interventi di riqualificazione e la strada 64 rientra tra queste. In ogni caso», spiegano ancora da An «anche se fosse stata valutata l'ipotesi peggiore (comunque esclusa), non si sarebbe provveduto a nessun atto esecutivo prima di aver ascoltato le popolazioni locali e, per loro, le amministrazioni locali, nel rispetto del principio di concertazione».
Da parte dell'amministrazione comunale di Roccamorice è stata elaborata una scheda con una serie di interventi ritenuti prioritari ed il Parco l'ha approvata ed inserita nel Piano di Sviluppo senza modifiche, ma in questa scheda, il Comune non avrebbe inserito la strada 64 quale opera prioritaria.
«Allora, ci chiediamo», conclude il direttivo del Circolo Majella di An, «perchè tutta questa confusone? Perchè bisogna manifestare contro il Parco se non è vero che vuole chiudere la strada? Se poi la manifestazione è contro la legge istitutiva del Parco, siamo d'accordo, ma per qualcuno si tratta di lacrime da coccodrillo. Se infine la manifestazione serve a screditare qualcuno poco disponibile a rispondere agli “ordini politici” allora prendiamo le distanze dalla stessa».

25/06/2007 11.33