Parlamentare stacanovista e assenteista

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

1426

ABRUZZO. In un periodo nel quale la classe politica viene messa sotto accusa per gli alti costi, i compensi, gli sprechi ed i cumuli, la voce.info pubblica una statistica nella quale si evidenziano le categorie di parlamentari che si assentano più spesso raggruppandoli per tipologia di secondo lavoro (o primo?). Già perché lo sport nazionale è quello del "cumulo delle cariche", più se ne hanno e meglio è, più sono gli stipendi che si guadagnano. Ma c'è un ma…

ABRUZZO. In un periodo nel quale la classe politica viene messa sotto accusa per gli alti costi, i compensi, gli sprechi ed i cumuli, la voce.info pubblica una statistica nella quale si evidenziano le categorie di parlamentari che si assentano più spesso raggruppandoli per tipologia di secondo lavoro (o primo?).
Già perché lo sport nazionale è quello del "cumulo delle cariche", più se ne hanno e meglio è, più sono gli stipendi che si guadagnano.
Ma c'è un ma…

«In Italia, come in molti altri paesi», scrive la voce.info, «i parlamentari non hanno vincoli rispetto alla possibilità di guadagnare redditi da attività lavorative esterne. Nella maggior parte dei casi si tratta della prosecuzione del lavoro che svolgevano prima di essere eletti, in altri sono lavori completamente nuovi, ad esempio le consulenze».
«L'idea di fondo è», scrive il sito di approfondimento, «che se si può mantenere un lavoro al di fuori del Parlamento anche dopo essere stati eletti, si genera un trade-off. Da un lato, coloro che potenzialmente hanno maggiori possibilità di veder remunerate le proprie capacità nel settore privato, saranno più disponibili a candidarsi per un posto in Parlamento, se non devono più rinunciare alla propria attività redditizia. Dall'altro, però, questi stessi cittadini, di fronte alla scelta tra l'esercitare pieno impegno in Parlamento o dedicare una parte del loro tempo alla propria attività privata, opteranno più facilmente per la seconda. Questa semplice intuizione sembra trovare riscontro nei dati relativi alle legislature XIII e XIV.
Nella tabella riportiamo la media del reddito da lavoro extra-parlamentare (annuo), dell'assenteismo in votazioni elettroniche (nella legislatura) e del numero di disegni di legge di prima firma presentati (nella legislatura), divisi per precedente professione». Così ad assentarsi di più sono nell'ordine
avvocati, professori, imprenditori, militari, magistrati, dirigenti privati
.
Si noti come le professioni con più alti redditi extra-parlamentari (e minori vincoli di incompatibilità, ad eccezione dei magistrati) sono quelle che presentano un maggiore assenteismo. L'evidenza è meno chiara per quanto riguarda le proposte di legge.

IN ABRUZZO

Se è vero che la politica costa troppo (anche in Abruzzo la polemica sta investendo l'aspetto "quantitativo" del problema provando a tagliare quegli enti "inutili") è anche vero che occorrerebbe fare un discorso di rapporto "qualità –prezzo".
Insomma, il costo di una carica è solo uno dei fattori da tenere a mente, l'altro è la "qualità del lavoro".
Ed in questa sede lasciamo perdere la bassa qualità professionale o specializzazione settoriale della nostra classe politica (pochissimi laureati), molti infatti si sono iscritti da poco all'università per ottenere una laurea sfruttando le agevolazioni dei crediti.
Dunque la domanda potrebbe essere: come si fa a fare un lavoro davvero bene quando si è occupati su due fronti contemporaneamente?
Ad esempio come fanno gli avvocati-parlamentari a fare bene entrambi i mestieri? E i professori-parlamentari? Per non parlare di chi cumula due cariche pubbliche.
Il probelema è dunque il fattore tempo: del tempo prezioso inevitabilmente viene sottratto all'uno e all'altro impegno.
Nella nostra regione abbiamo esempi anche eclatanti di due o più cariche cumulate insieme (Giorgio D'Ambrosio è esempio forse insuperato in Abruzzo con 5 cariche), ma c'è anche l'ex senatore e presidente della provincia di Chieti, Tommaso Coletti che per un paio di anni si è diviso tra le due cariche pubbliche (oggi in ballo per diventare sindaco ad Ortona sempre in provincia di Chieti).
Ma ci sono una infinità di amministratori che cumulano due o tre cariche in altrettanti consigli di amministrazione di questo o di quell'ente.
Oppure l'ultimo che si è presentato in Abruzzo, quello di Massimo Cialente, neosindaco dell'Aquila deputato e primo cittadino contemporaneamente di un capoluogo di regione. E lui, appena eletto, provando a nascondersi tra la massa, ha dichiarato:«non rinuncio alla mia carica di deputato, faccio come fanno gli altri: la mantengo».
Siamo sicuri che l'onorevole Cialente abbia sufficiente tempo per svolgere davvero bene i suoi due impegnativi incarichi?
Dalla sua decisione pare proprio di sì, e da quello che dichiara sul suo sito internet sembra che ci sia spazio anche per tempo libero, leggere un buon libro, andare al cinema, una cavalcata o una gita in bicicletta.
A sentire lo stacanovista Luciano D'Alfonso, sindaco di Pescara, che da sempre dice di lavorare oltre 10 ore al giorno "solo" per fare il sindaco sarebbe quasi impossibile svolgere altre mansioni.
D'altronde i problemi di una grande città come Pescara sono tantissimi e difficilmente lascerebbero il tempo per analizzare i lavori parlamentari, per proporre leggi, interrogazione, studiare montagne di carte.
Certo, per molte di queste cose, ci sono gli enormi staff fatti di portaborse, segretari e portavoce… ma anche quelli li paghiamo noi.
Però a L'Aquila in questi giorni non si parla né di cumuli di cariche nè di "parlamentare a metà" ma solo di una intelligente campagna informativa (peccato che sia parziale) sul numero dei futuri assessori «che non saranno più di 8», sottolineando il fatto che in questo modo si risparmieranno fondi pubblici che altrimenti sarebbero spesi per compensi.
Ridurre la giunta è un ottimo segnale ma sembrerebbe incongruente proprio con l'atteggiamento e le scelte del capo della stessa giunta che fino a prova contraria percepirà due stipendi pieni per due incarichi a metà, non potendo dare il suo pieno apporto sia come parlamentare che come sindaco.
D'altronde lo fanno tutti… ed infatti è proprio questa la principale ragione del grossissimo calo di interesse della gente comune verso la politica. Questo però, evidentemente, è un problema secondario.

Red. Pdn 11/06/2007 10.14