Brocchi:«Elezioni con 5mila euro». An:«riceve soldi da imprenditori indagati»

Alessandro Biancardi

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MONTESILVANO. Leo Brocchi, ex city manager di Montesilvano oggi candidato sindaco (Udeur, Arcobaleno,Cometa, Italiani nel mondo) lo ha urlato fiero a tutti: «per la mia campagna elettorale investo 5 mila euro». Non un euro in più non uno in meno.
Per il candidato sindaco, come dice lui stesso, «un ritorno all'antico con comizi in piazza alla don Camillo e Peppone» e fino a questo momento avrebbe speso 2mila euro per l'affitto della sede elettorale di via Vestina e 1500 per stampare i manifesti. Un centinaio di euro per le spese, niente di più e niente sarebbe stato versato dai costruttori della città, quasi come se ormai essere finanziati dagli imprenditori fosse diventato sinonimo di "unzione".
Ma An si fa due conti e capisce che forse o qualcuno ha preteso troppo per la loro campagna elettorale o semplicemente Brocchi sta bluffando.
«Si tratta dell'ennesima bugia di un uomo psicologicamente provato da un passato ingombrante», hanno dichiarato unanimi i candidati della lista An, «sul quale non è il caso di infierire, a meno che i prezzi dei manifesti per gli iscritti all'albo degli avvocati siano particolarmente stracciati».
«Condividiamo le sue parole quando afferma che la sua è una campagna elettorale all'antica. Anche in passato, infatti, si sono adottati i suoi stessi metodi di rastrellamento quattrini».
Brocchi ha fatto sapere che la sua dichiarazione dei redditi ammonta a 248mila euro all'anno «dopo vent'anni di lavoro» e An chiede di conoscere «quanti euro derivano da incarichi avuti dal Comune di Montesilvano, chi gli fornisce in uso o chi paga i trotter che girano per la città e se è vero che due liste civiche che lo sostengono continuano a ricevere contributi da imprenditori coinvolti nell'operazione "Ciclone"».


19/05/2007 11.52