Tentato omicidio, due arresti per l’accoltellamento di Pescara vecchia. Minorenni scatenati

Alessandro Biancardi

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Tentato omicidio, due arresti per l’accoltellamento di Pescara vecchia. Minorenni scatenati
PESCARA. Due ragazzi arrestati e altri due indagati, tutti tra i 17 e i 22 anni, per l’accoltellamento di un giovane italiano di origine filippina avvenuta a Pescara vecchia lo scorso 2 ottobre.

 E’ l’epilogo di una indagine della Squadra Mobile coordinata da Pierfrancesco Muriana che in meno di un mese è riuscita ad individuare gli autori di uno degli accoltellamenti che tra settembre e ottobre ha riempito le cronache dei giornali.

Gli inquirenti sostengono di aver risolto un caso di bullismo gravissimo, più che di delinquenza vera e propria, se non altro per la giovane età del principale responsabile di 17 anni. I motivi? Futili e molto deboli: la vittima era stata accusata dal branco di essere amico di un altro ragazzo che era inviso ai bulli e per questo avrebbe dovuto pagare.

Ad avere la peggio la sera tra il 2 ed il 3 ottobre nel pieno della movida pescarese fu il 23enne S. M. M. A., aggredito, sopraffatto e colpito con tre coltellate alla schiena.

La Squadra Mobile, immediatamente attivatasi nelle indagini, ha oggi eseguito due provvedimenti restrittivi e diverse perquisizioni nei confronti di alcuni protagonisti dell’efferato fatto di sangue, avvenuto a pochi passi da un locale di via Nazario Sauro.

Su richiesta del pubblico ministero presso il Tribunale per i Minorenni di L’Aquila, Antonio Altobelli, il gip Silvia Reitano, ha disposto la custodia cautelare presso un istituto di pena per minorenni nei riguardi di D.D.D. di anni 17, ritenuto l’autore materiale del tentato omicidio.

 

Il suo complice, Cristian Catania, di 22 anni, è stato posto invece agli arresti domiciliari presso la sua abitazione di Pescara, su disposizione del gip di Pescara, Maria Michela Di Fine, che ha così accolto la richiesta formulata dal pm Giuseppe Bellelli, che ha coordinato le indagini con la collega Anna Rita Mantini. 

Altri due giovanissimi, uno poco più che maggiorenne, S.S., indagato per concorso in tentato omicidio, e l’altro minore di età, tale M.J., indagato per favoreggiamento, sono stati denunciati e perquisiti qualche ora fa dagli uomini della Polizia di Stato.

«Le indagini», ha spiegato il capo della Mobile Muriana, «hanno messo in luce l’esistenza di un vero e proprio “branco”, composto da giovanissimi con trascorsi personali “difficili”, che era solito imperversare nella zona di Pescara vecchia, dove aveva imposto la legge del più forte nei confronti di chiunque, per qualsiasi motivo, si fosse trovato in contrasto con uno di loro».

Si tratterebbe dunque di un gruppo conosciuto e «temuto», proprio per la violenza dei suoi appartenenti, su cui aleggiava la fama di “picchiatori”. Insomma piccoli bulli crescono e diventano veri delinquenti in grado di tenere sotto scacco una intera zona e impaurire al punto da rendere inizialmente omertoso lo stesso accoltellato che agli inquirenti ha prima detto di non conoscere i suoi aggressori e poi invece si è deciso a parlare. Solo in un secondo momento, messi alle strette dagli investigatori, gli amici e la stessa vittima hanno collaborato con i poliziotti, fornendo importanti dettagli sull’accaduto e sulla responsabilità dei singoli soggetti.

L’ACCOLTELLATORE MINORENNE: SI VANTA AL TELEFONO

Se da una parte le testimonianze sono state utili alla polizia per capire lo scenario una prova decisiva sarebbe venuta dalle intercettazioni telefoniche nelle quali sarebbe rimasto impigliato proprio D.D.D. il 17 rinchiuso stamane in un istituto per minorenni che era intercettato per una vicenda parallela. Al telefono il minorenne si è attribuito la responsabilità dell’accoltellamento, ricevendo come risposta un «hai fatto bene» da un altro giovane interlocutore.

Altre conversazioni hanno poi confermato come lo stesso D.D.D. avesse materialmente sferrato i colpi al 23enne S. M. M. A. e che il coltello utilizzato gli fosse stato regalato il giorno prima da suo padre (a sua volta gravato da numerosi precedenti penali). Anche al padre il 17enne avrebbe raccontato dell’accaduto, rassicurandolo sul fatto che non gli sarebbe accaduto nulla perché si era disfatto dell’arma grazie ad un amico M.J.

Le testimonianze raccolte dai poliziotti hanno poi chiarito i contorni della vicenda e le futili motivazioni che avevano portato D.D.D. - spalleggiato per tutta la durata della violenta aggressione da Catania e da altri (tra cui il soggetto indagato a piede libero) -all’accoltellamento della sera del 2 ottobre che procurò alla vittima il perforamento del polmone.

10/11/2011 7.16

«TRASCURATEZZA E ABBANDONO»

 Sono emersi numerosi particolari dalla conferenza stampa di Muriana e dal suo vice, Dante Cosentino.

Secondo quanto riferito dalla polizia dietro i giovani protagonisti di questa aggressione ci sarebbero «storie di trascuratezza e abbandono» e la banda, notata spesso nel centro storico, aveva gli atteggiamenti tipici del «branco», cioè un atteggiamento «di prepotenza più che di violenza».

Insomma i bulli erano già noti anche perché spesso i poliziotti, indagando e parlando con i testimoni, si sono accorti che l’obiettivo del branco era terrorizzare.

 Il pestaggio del 23enne sarebbe scaturito da una inimicizia tra Cristian Catania, detto “il muto” per il modo in cui parla, e un altro ragazzo, ma ha visto il coinvolgimento anche di altri giovani che non c'entravano nulla con questo rapporto difficile. Sarebbe bastato un sorriso di troppo da parte della vittima a far scattare calci, pugni e coltellate.

 Il 17enne che avrebbe sferrato questi colpi non è nuovo ad episodi del genere, e nel 2009 è stato denunciato per un altro fatto di violenza, sempre al centro storico, e questo fa pensare a «una sorta di territorialità del gruppo».

 Sempre lui è stato perquisito dalla mobile qualche tempo fa, dopo l'accoltellamento, ed è stato trovato in possesso di due proiettili per pistola e tre etti di marijuana, nascosti a casa del nonno, a Francavilla al Mare. Durante le perquizioni di oggi a casa di S.S. sono stati trovati, nel cassetto del comodino della camera da letto, diversi coltelli tra cui un tirapugni, un coltello in ceramica con il manico di plastica (di quelli che il metal detector non "vede") e un coltello a scatto. Non ci sarebbe, però, l'arma del delitto. Proprio a proposito dell'arma usata la polizia ha riferito dei colloqui tra D.D.D. e il padre.

Quest'ultimo avrebbe rimproverato il figlio per aver accoltellato il 23enne alle spalle, come se fosse segno di scarso coraggio, e dopo aver saputo dal ragazzino che l'aggressione non gli ha provocato alcuna emozione, gli avrebbe detto: «Allora perche' l'hai fatto?». Sempre il papà avrebbe manifestato l'intenzione di intervenire sulla vittima per fargli cambiare idea, nel caso in cui avesse raccontato la verità alla polizia. Muriana ha sottolineato che «Pescara vecchia non è il bronx, anzi è una zona tranquilla, e riteniamo di aver restituito tranquillità a questa parte di Pescara». Le indagini sono finalizzate ora a scoprire se c'era anche una quinta persona, quella notte.

Indagini fortunate queste perché gli agenti hanno potuto praticamente ascoltare in diretta l’evoluzione dei fatti dopo l’acvcoltellamento grazie alle intercettazioni telefoniche che erano già attivate per un’altra indagine sulla quale regna ancora il mistero.

10/11/2011 12.44