L'Outlet si allarga e in città il commercio crolla. «600 locali sfitti»

Alessandro Biancardi

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L'Outlet si allarga e in città il commercio crolla. «600 locali sfitti»
CITTA' SANT'ANGELO. Nel silenzio generale sta andando avanti il progetto di ampliamento del Città Sant'Angelo Village.

Rifondazione Comunista esprime i dubbi per questa operazione in una regione che conta già la più alta concentrazione di centri commerciali in tutta Europa. E proprio in queste ore Confesercenti ha chiesto ai consiglieri regionali eletti a Pescara un impegno formale e pubblico: «stop ai via libera ai centri commerciali e nessuna liberalizzazione degli orari e delle aperture festive, come periodicamente si tenta di fare». Ma ormai di sicuro il progetto di allargamento dell'Outlet di Città Sant'Angelo è già partito e il documento è già all'esame della Regione. Si tratta non di un piccolo intervento ma di nuovi 101.091 metri quadrati da destinare a un "Company Store Village" dove le case produttrici, così come già accade adesso, venderanno non solo le collezioni passate ma offriranno il proprio prodotto con forti riduzioni di prezzo.

Secondo quanto emerge dalla relazione tecnica i nuovi fabbricati avranno una superficie utile lorda complessiva di 20.000 metri quadrati con una superficie commerciale di 12.500 metri quadrati e una superficie paracommerciale di 1.750 metri quadri. Al piano terra sono previsti gli esercizi commerciali o paracommerciali di diversa dimensione con accesso dal livello di piano terra, con i relativi spazi funzionali disposti in diretta connessione con le aree a comune. Sempre al piano terra, sono ubicati i servizi igienici riservati al pubblico uno per ogni struttura di vendita. Al piano primo sono previsti soppalchi a supporto delle attività commerciali o paracommerciali direttamente accessibili dall'interno delle unità.

Il bacino d'utenza interessato dagli esercizi commerciali, insediati nell'Outlet già realizzato ed insediabili nella proposta di ampliamento, ammonta a 382.005 residenti che si concentrano prevalentemente nella Provincia di Pescara.

Si produrrà temporaneamente maggiore inquinamento in fase di cantiere per il traffico veicolare (lo studio di fattibilità per lo postamento del casello autostradale non viene preso in considerazione), per il movimento terra, per l'edificazione dei manufatti, la realizzazione degli interventi di mitigazione ambientale, per la gestione in sicurezza del cantiere.

Ci sarà anche maggiore «inquinamento per tutta la fase di esercizio»: «inquinamento di polluzioni in atmosfera per traffico veicolare generato dall'outlet (utenti, secondariamente per i modesti impianti a caldaia previsti nel complesso dell'edificato); di illuminazione notturna, generato dall'impianto esterno, a pieno luminazione regime nelle ore buie invernali di apertura, a regime ridotto (sicurezza e guardiania in quelle notturne post-chiusura, logistica, manutenzione).

RC PROTESTA

«L'amministrazione comunale di Città S.Angelo, come d'altronde le altre della zona, prosegue sulla linea dell'espansione infinita di capannoni e cemento», contesta Maurizio Acerbo di Rifondazione Comunista. «Ma cosa dice la Regione? Cosa dice la politica e la società pescarese?  Cosa dicono i partiti? Sono tutti d'accordo per spartirsi assunzioni o altro? Se è così non vengano poi a parlarci dei problemi del commercio».

Per Acerbo un impatto devastante sul commercio locale lo avrebbe avuto proprio il «proliferare selvaggio» della grande distribuzione che ha cinto d'assedio la città di Pescara e occupato con «un'invasione» di capannoni persino in zona di esondazione del fiume il territorio della area metropolitana. E il partito di estrama sinistra resta quasi solo combattere questa battaglia.

600 LOCALI COMMERCIALI SFITTI

E proprio in queste ore Confesercenti ha chiesto ai consiglieri regionali eletti a Pescara di non approvare nuovi centri commerciali e di dire no alla liberalizzazione degli orari e delle aperture festive, come periodicamente si tenta di fare. «Il sindaco di Pescara», chiedono Santori e Taucci, «si faccia carico di un Patto dei sindaci dell'area urbana in cui ci si impegni solennemente a dire no ad ulteriori aperture. I centri commerciali stanno programmando il raddoppio delle proprie aree e questo sarà un ulteriore colpo al commercio urbano. Troppe volte siamo rimasti da soli, noi di Confesercenti, a combattere questa speculazione commerciale ed edilizia: la situazione è talmente grave che anche chi in passato ha agevolato la realizzazione di centri commerciali deve ora dire basta».

E se da un lato nelle periferie i grandi centri di distribuzione proliferano la città, invece, sta morendo e le luci delle vetrine si stanno spegnendo sempre più. Secondo una stima interna di Confesercenti, infatti, sono «oltre 600» i locali commerciali che non riescono ad essere affittati. «Questo avviene per due ragioni», spiegano dall'associazione di categoria: «una pesante crisi del commercio, che colpisce Pescara più di altre città, e l'elevatissimo costo degli affitti. La proprietà immobiliare deve comprendere che strozzare il commercio è una strada utile solo per ritrovarsi con i locali sfitti».

Per questo Confesercenti chiede al Comune di farsi carico di un accordo con i proprietari, per incentivare l'affitto dei negozi a prezzi calmierati anche come forma di incentivo all'apertura di nuove imprese nelle aree periferiche, che stanno vivendo la crisi del commercio.

«Al tempo stesso», continua l'associazione di categoria, «la società del gruppo FS che gestisce la Stazione Ferroviaria va messa con le spalle al muro per dare decoro e aprire alla città i 25mila metri cubi inutilizzati al suo interno, realizzati – vale la pena ricordarlo – con soldi pubblici».

Con i centri commerciali posti come check-point ai margini della città e con gli uffici di rilevanza pubblica ormai lontani dal centro, a raggiungere Pescara oggi sono in pochi. Allora secondo Confesercenti «vanno ammessi gli errori del passato sulla delocalizzazione degli uffici», e va scritto un timing «molto rigido» su Aree di Risulta e Stazione Ferroviaria che dovranno essere «il nuovo cuore della città, ragionando anche sull'ipotesi di riportare in centro i poli direzionali anche con quella riforma della mobilità pubblica di cui si continua a parlare da almeno vent'anni senza risultati».

Confesercenti non chiede la luna, assicura, ma chiede di partire, da subito, almeno dal semplice ammodernamento delle pensiline degli autobus con l'inserimento dei Gps che segnino il tempo di attesa dei mezzi, e si provi ad acquistare mezzi più piccoli che possano agevolarne il movimento e quindi ridurre i tempi di attesa. «Sono decisioni che si possono prendere in poche settimane, non in vent'anni». Richieste arrivano anche sul fronte parcheggi: «il costo va riportato a prezzi più contenuti o, in alternativa, al netto dei posti auto per residenti e lavoratori bisogna incentivare la sosta breve: per larga parte della giornata il parcheggio è desolato».

Infine un netto no al pedaggio sull'Asse attrezzato: «è una condizione preliminare per ogni ipotesi di sostegno al commercio».

a.l.  09/11/2011 16.56

 

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