Ranghelli scansa l’arresto bis sull’affare City Moda

Alessandro Biancardi

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Ranghelli scansa l’arresto bis sull’affare City Moda
SPOLTORE. Il Gip, da una parte, considera «gravi gli indizi di colpevolezza» per una serie di illeciti che riguardano la procedura amministrativa per l’apertura del centro commerciale City Moda.

Dall’altra, deve ammettere che allo stato delle cose non sussistono esigenze cautelari né per l’ex sindaco di Spoltore né per l’imprenditore Giancarlo Fiore (titolare di City Moda, accusato di corruzione)per i quali la procura aveva chiesto mesi fa gli arresti. Il gip Gianluca Sarandrea ha sciolto nei giorni scorsi la riserva sulle richieste del pm Gennaro Varone circa la parte della maxi inchiesta di Spoltore che riguarda l’apertura del centro commerciale dedicato all'abbigliamento e che arriva cronologicamente dopo la prima parte che ha portato all’arresto Ranghelli e l’ex presidente del Consiglio regionale Marino Roselli  insieme a Luciano Vernamonte con l’accusa di aver costituito una sorta di cabina di regia per eterodirigere le istituzioni locali a vantaggio di una piccola cricca locale.

Dunque, Ranghelli può tirare un sospiro di sollievo per aver scampato di fatto nuovamente gli arresti dopo quelli dell’estate scorsa che avevano procurato una serie di ripercussioni tra cui le sue dimissioni e l'arrivo del commissariamento del Comune. Deve ringraziare sostanzialmente i lconsiglio del proprio avvocato che lo ha spinto alle dimissioni dalla carica da sindaco cosicchè ilgiudice ha potuto ritenere che l'ex amministratore non è più in grado di reiterare il reato nè vi siano ormai pericoli di inquinamento probatorio.

Dall’altra, però, l’ex primo cittadino deve fare i conti con un nuovo provvedimento del giudice per le indagini preliminari che di fatto cristallizza e concorda con la linea della procura che avrebbe raccolto numerose prove di presunta corruzione e di associazione a delinquere fino a far emergere anche il sistema Spoltore all’ombra di imprenditori edili.

Il pm Varone aveva contestualmente chiesto, oltre gli arresti, anche le misure cautelari reali (sequestri). Per le stesse motivazioni di cui sopra, però, anche questi ultimi non sono stati concessi dal gip. Si chiedeva il sequestro persino dell’intero centro commerciale che sarebbe stato giudicato frutto e prova di illeciti. Un altro rischio scampato per l’attività commerciale pur in presenza ancora una volta di «gravi indizi di colpevolezza» e di una serie di illeciti pur condivisi dallo stesso gip. la vicenda non è chiusa poichè potrebbero scattare appelli qualora la procura ritenesse vitale far valere anche in questa fase le ragioni che spingono all'ottenimento dei sequestri.

Insomma l’inchiesta sull’urbanistica a Spoltore non è chiusa e prosegue (almeno fino alla prossima estate) nell’ombra e senza ulteriori scossoni mentre gli uomini della Forestale che stanno indagando da anni sembrano proseguire con nuove acquisizioni documentali che pure si sono succedute in queste settimane al Comune. Sarebbero già emersi nuovi fatti da approfondire che potrebbero di fatto portare gli inquirenti a battere nuove piste con l'obiettivo di  delineare meglio il quadro, già sufficientemente inquietante, della amministrazione comunale che ben molto prima degli arresti aveva mostrato sintomi chiari di instabilità.

07/11/2011 13.13