La Casta vegeta. Il caso di Licio Di Biase, non si dimise per le accuse di corruzione

Alessandro Biancardi

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La Casta vegeta. Il caso di Licio Di Biase, non si dimise per le accuse di corruzione
PESCARA. Il ruolo di organo istituzionale super partes gli sta stretto ormai, dopo quasi tre anni. Ora c’è bisogno di tornare alla «politica attiva» quella di parte che prevede rapporti diretti con gli elettori…

Licio Di Biase, ex presidente del Consiglio comunale di Pescara, dimessosi qualche giorno fa, da grande oratore quale viene considerato, scrittore di moltissimi saggi storici, si è lasciato prendere la mano e nella sua lettera di addio ne ha scritte molte di ragioni. Un risultato certo lo ha raggiunto: ha messo una pulce nell’orecchio a tutti perché con la voglia di ritorno alla «politica attiva» non ha convinto proprio nessuno. Nemmeno i più sprovveduti possono credere a cuor leggero che Di Biase, ex Dc oggi Udc, lasci per amor di patria un incarico di circa tremila euro perché «alcuni amici glielo hanno consigliato». Un incarico che aveva tenuto stretto con i denti anche quando il suo nome comparì nell’inchiesta dell’Urbanistica, una monumentale inchiesta della procura di Pescara piena zeppa di intercettazione che coinvolgeva un buon numero di consiglieri comunali nel pieno della giunta D’Alfonso e componenti della commissione urbanistica.

Una situazione che non ha imbarazzato per niente Di Biase che ha continuato a presiedere adunate culturali e presentazione dei sui libri. Non pensò allora alle dimissioni e non ci fu politico (di destra o di sinistra) che sollevò un caso di inopportunità di avere alla presidenza del consiglio un indagato. Non si scomodò nemmeno il sindaco Luigi Albore Mascia che pure lo aveva voluto in quel ruolo. Insomma la presunzione di innocenza prima di tutto che vale per Di Biase e per gli altri 20 indagati.

Eppure in quella inchiesta (di serie B come le tangenti che la procura crede di aver trovato) il cui processo dovrebbe partire tra qualche mese sono 20 gli imputati tra cui l’ex sindaco Luciano D’Alfonso (Pd), il suo ex braccio destro Guido Dezio, Licio Di Biase, i consiglieri Vincenzo Dogali (Udc) e Giuseppe Bruno (Pescara Futura), imprenditori come Aldo Primavera, Lorenzo Di Properzio, Michele D’Andrea, Dino e Giovanni Di Vincenzo, Alfio Sciarra e Franco Lamante.

Cose vecchie del 2006 che sembrano lontane anni luce.

Di Biase non sussultò nemmeno quando PrimaDaNoi.it pubblicò diverse intercettazioni che lo riguardavano mentre cercava contributi da amici imprenditori in cambio del suo interessamento in commissione edilizia.

Di Biase (insieme a molti altri) dovrà difendersi dall’accusa di corruzione per aver accettato utilità, benefici e soldi fatturati come pubblicità da parte di imprenditori del mattone per un suo periodico. Un meccanismo chiaro anche agli inquirenti che ricevettero ampie illuminazioni dallo stesso Di Biase che al telefono raccontava di essere tranquillo perchè «era tutto fatturato» e che si lamentava perché non tutti potevano avere la fortuna di poter affidarsi ad «un Guido Dezio» come presunto collettore di tangenti. Telefonate dalle quali emerge chiara la consapevolezza di quale sia effettivamente la natura della politica cittadina, di come gli interessi privati siano prevalenti e come la città sia cambiata sotto il colpo di imprenditori che si sono affidati ai buoni uffici di certi consiglieri che avrebbero dovuto scegliere e votare liberamente...

Dunque ora è difficile credere alle magnanime parole di Licio Di Biase anche dopo la sua prolusione introduttiva al convegno “le radici del bene comune, un modello per le future generazioni” anche perchè non è un mistero la sua grande amicizia con il consigliere della Rai, Rodolfo De Laurentiis, compagno di squadra che secondo i bene informati avrebbe lavorato molto in queste ultime settimane per trovare una degna sistemazione nella tv di Stato allo storico pescarese, magari al fianco di Giovanni Minoli direttore tra gli altri di Rai Storia. Non sarà il primo caso di politico infilato alla Rai anche se parlare di lottizzazione è vietato. Sta di fatto che con molta probabilità le voci maligne che hanno legato le dimissioni di Di Biase all’incarico in Rai devono essere di sicuro prive di fondamento se non altro per la buona credibilità dell’ex presidente che a questo punto avrebbe celato le vere ragioni delle sue dimissioni.

Che non sia tutto chiaro, purtroppo, lo si evince sempre dalla lettera di Di Biase che scalpita in vista del prossimo congresso dell’Udc e si dice pronto ad una nuova campagna elettorale. In molti hanno notato le citazioni di Giuseppe Spataro che richiamano fortemente allo spirito da prima Repubblica della Dc e dunque si fa presto a pensare ad una eventuale alleanza con il Pd, magari un certo Pd quello degli ex democristiani. Si favoleggia di una possibilità di far crollare la giunta Mascia tra qualche mese, non appenaa si sarà consolidato il legame per creare una “cosa di centro”, una forza politica anche diversa da Udc e Pd che possa catalizzare le attenzioni di un elettorato scontento di centrosinistra. Facile giungere anche a parlare di Luciano D’Alfonso che secondo qualcuno avrebbe orchestrato ed eterodiretto questa parte della vita politica pescarese, magari aiutando l’amico De Laurentiis per fare largo in Rai. Indizi e voci che pure avevano dato D’Alfonso in movimento proprio verso l’Udc e pronto a creare un nuovo soggetto politico per ritornare a fare politica attiva anche non in prima persona.

Intanto è guerra aperta nell’Udc e rincorsa alla carica da presidente del Consiglio e ben presto i fatti verranno a galla e cadranno le false motivazioni. Magari sarà anche più facile giudicare la credibilità di qualche amministratore pubblico.

07/11/2011 8.25

*L'INCHIESTA SU URBANISTICA E ACCORDI DI PROGRAMMA: LE TANGENTI DI SERIE B