Demolirono villino anni '20, la Cassazione sancisce la prescrizione: nessuna condanna

Alessandro Biancardi

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Demolirono villino anni '20, la Cassazione sancisce la prescrizione: nessuna condanna
LA SENTENZA. PESCARA. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di assoluzione emessa dalla Corte d'Appello dell'Aquila.

Nell’appello gli imputati erano stati giudicati innocenti mentre nel primo grado il Tribunale di Pescara, aveva giudicato colpevoli Mario Domenico Farina, Giovanni Placentile, Franco Liberatore, Alessandro Coppa, Tommaso Vespasiano e Domenico Sanfro Verrigni.

I reati inizialmente contestati poi via via in gran parte prescritti erano a vario titolo, di abuso d'ufficio e edilizio., I fatti si riferiscono alla demolizione, nel 2003, di un villino in muratura degli anni '20, nell'area protetta della Pineta dannunziana a Pescara, per fare posto alla realizzazione di una palazzina in cemento.

Sabato una conferenza stampa organizzata dal presidente dell'associazione Ville e palazzi dannunziani, Anita Boccuccia, che ha dato vita alla battaglia legale, il presidente del Comitato Abruzzese del Paesaggio, Andrea Iezzi, quello dell'associazione Italia Nostra, Domenico Valente, e il consigliere comunale Maurizio Acerbo (Prc). Nella conferenza stampa dai toni trionfalistici si è parlato di «vittoria» e di «conferma delle condanne» per i progettisti ed i dirigenti comunali.

Nei confronti dei sei - funzionari comunali, progettisti, responsabile dell'impresa edile e proprietario dell'edificio -, essendo il reato estinto per prescrizione, verrà eseguita soltanto la condanna civile, che prevede il risarcimento delle spese legali e dei danni alle parti civili.

Tuttavia ad una attenta lettura della sentenza le cose non stanno proprio così e non si parla di alcuna «sentenza di condanna» poiché in appello tutti erano stati assolti.

«Il Governo del territorio - si legge nella sentenza - è materia di legislazione concorrente e la legge detta i principi fondamentali, delimitando il concetto di ristrutturazione secondo la dizione che deve essere uguale sul territorio nazionale, sicché non può concludersi che la disposizione nazionale abbia invaso i campi di competenza propria dell'autonomia locale».

La Cassazione nelle censure mosse verso la sentenza di secondo grado che non condivide, anzi se ne deve «escludere la correttezza», chiarisce che ove non fosse già intervenuto il termine di prescrizione bisognerebbe procedere ad un annullamento della sentenza con rinvio nuovamente al giudice il che fa chiaramente presupporre che l’iter giudiziario non si è concluso. Infatti con le prescrizioni anche il rinvio viene a cadere e così la vicenda rimarrà senza una decisione giudiziaria.

Gli ermellini escludono anche la fondatezza dell’impugnazione proposta con riferimento alle contravvenzioni, «tutte sicuramente prescritte alla data della sentenza di primo grado che non poteva condurre alla liquidazione dei danni in favore delle parti civili».

Ricostrudendo la vicenda iniziata nel 2003, Boccuccia ha affermato che «lo straordinario risultato ottenuto spiana ora la strada anche al secondo processo relativo allo stesso cantiere, la cui udienza è fissata per il 22 novembre e che vede coinvolti gli stessi soggetti».

«Speriamo che la lunghissima battaglia serva a cambiare qualcosa nella cittadinanza, - ha commentato Iezzi - perché questa è una vittoria di tutta la città, contribuendo a determinare un nuovo corso dal punto di vista della gestione del territorio».

07/11/2011 14.46

 

 

MOTIVAZIONE SENTENZA VILLINO ANNI 20