Orari commercianti, Confesercenti: «tentativo di deregulation totale, sindaci si mobilitino»

Alessandro Biancardi

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PESCARA. L’associazione di categoria dice no a nuovi favori alla grande distribuzione: «Già sfitti 600 negozi solo a Pescara, non possiamo creare il farwest»

La conferenza dei servizi svoltasi a Pescara ha consentito di scoprire le carte e rivelare un tentativo incombente di molte amministrazioni comunali: applicare da subito la totale liberalizzazione degli orari commerciali e delle aperture domenicali e festive, prima che la legge nazionale venga recepita. «Questa decisione costringerebbe le attività commerciali a restare aperte tutte le domeniche e farebbe un nuovo, grandissimo favore alla grande distribuzione».

La pensa così il direttore provinciale di Confesercenti Gianni Taucci. «Stanno utilizzando un cavallo di Troia, quello delle città d’arte – spiega Taucci – facendo passare per città d'arte persino le zone periferiche dei Comuni dell’hinterland pescarese, che di artistico hanno ben poco oltre alle rotonde che portano ai centri commerciali. I sindaci e gli amministratori lo sanno benissimo – prosegue il direttore di Confesercenti – ma ne stanno approfittando per chiedere l’apertura totale e indifferenziata della grande distribuzione tutte le domeniche. Ci stiamo avvicinando all’estremismo di restare aperti anche a Natale. I sindaci si stanno assumendo la responsabilità di continuare a pugnalare il commercio urbano e mettere a rischio centinaia di posti di lavoro: già nella sola Pescara ci sono 600 negozi sfitti, una desertificazione che ormai tocca ogni quartiere e invade anche il centro».

Per questa ragione la Confesercenti pescarese accelera le decisioni annunciate una settimana fa in conferenza stampa: «Chiederemo al sindaco di Pescara di farsi promotore di un patto dei sindaci dell’area urbana, per salvare il tessuto commerciale a chilometro zero e fare un passo verso l’Europa. Ai consiglieri regionali eletti a Pescara – annuncia Taucci – chiediamo di firmare un impegno pubblico a evitare deregulation che fanno solo male alle piccole e medie imprese ma fanno favori ai colossi internazionali. Già nei prossimi giorni li convocheremo in un appuntamento pubblico per capire chi sostiene la piccola impresa a chiacchiere e chi con i fatti. Il tentativo in atto nell’area urbana di Pescara è da respingere perché sarebbe il colpo mortale ad un’economia in pesante crisi e squilibrerebbe i consumi verso grandi aziende che incassano i risparmi dei pescaresi e li reinvestono fuori Abruzzo».

05/11/2011 10.10