Porto Montesilvano. Progettista: «proposi di trasportare le macerie de L’Aquila a costo zero»

Alessandro Biancardi

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Porto Montesilvano. Progettista: «proposi di trasportare le macerie de L’Aquila a costo zero»
MONTESILVANO. Per costruire il porto c’è bisogno di materiale inerte e di materiale inerte sotto forma di macerie a L’Aquila ce n’è da vendere.

Ci aveva pensato l’architetto Vittorio Tarizzo ideatore del porto turistico di Montesilvano a proporre di usare le macerie aquilane per riempire le basi (terrapieni) su cui sarebbe sorta la struttura, sottoponendo l’idea al presidente Gianni Chiodi.

«Ma», commenta il progettista torinese, «dopo averne parlato con L’Aquila, mi fece capire che non si poteva fare nulla e perciò abbandonai l’idea». Una  proposta, la sua, che avrebbe risolto (o quanto meno alleggerito) due problemi in un colpo solo: l’annosa questione delle macerie post terremoto ed il reperimento di materiale inerte per costruire il porto senza distruggere le rocce in natura.

Un’occasione rara per il Comune de L‘Aquila visto che l’architetto «avrebbe trasportato il tutto a costo zero per l’amministrazione». Perché è così importante il materiale inerte?

Impossibile capire le ragioni dello stop che potrebbero affondare nelle logiche partitiche o nella mera opposizione muro contro muro. Sembrerebbe tuttavia che Chiodi ne abbia parlato con il sindaco Cialente e che di fatto non si sia arrivati ad un accordo che avrebbe risolto due problemi. Qui non interessa chi non abbia voluto o di chi siano le responsabilità, la ricostruzione de L'Aquila è già sufficientemente intricata come storia... Registriamo il dato di fatto che anche questa volta vira verso l'immobilismo e l'inerzia.

Generalmente i porti sono realizzati mediante lo sversamento in mare, per la formazione delle dighe e dei piazzali, di enormi quantità di terreno e massi che dovranno  riempire i terrapieni o spazi su cui verranno costruiti parcheggi e strutture portuali. In parole povere servono per costruire le fondamenta della struttura.  Il prelievo massiccio di inerte in natura (dalle rocce e montagne) provoca danni ambientali perché altera l’ecosistema.  «E’ per questo», conferma Tarizzo, «che avere a disposizione il materiale senza intaccare l’ambiente è la cosa migliore». Ed è quello che si potrebbe ottenere da L’Aquila.

 «A titolo d'esempio», si legge nella relazione tecnica del progetto,  «per la sola realizzazione dei massi artificiali necessari alla formazione della diga del porto (11.678), sono necessari 25.000 mq di piazzali ai quali devono essere aggiunti circa 30.000 mq per la realizzazione di parte di cassoni di contenimento. E’ evidente il grave impatto che un cantiere del genere ha sul territorio. Se a ciò si aggiunge il disagio causato dal passaggio, in poco più di un anno, di almeno 30.000 camion di grandi dimensioni per la movimentazione dei manufatti va da sé che siamo di fronte a situazioni quasi inaccettabili per la popolazione».  Con il progetto in questione, invece, secondo l’architetto, «i danni sono ridotti al’osso. Grazie alla possibilità di realizzare il porto "via mare"e di  impiegare navi opportunamente attrezzate, tutti i manufatti saranno costruiti in zone lontane e portati direttamente sul posto una volta finiti. Così  i transiti saranno limitati ai soli passaggi necessari alla posa delle strutture di finitura». Ma dopo che la proposta di usar materiale inerte de L’Aquila è sfumata, fa sapere l’architetto, «nella fase operativa reperiremo l’inerte in altro modo». Si tratterà di trovare materiali di tipo naturale di rivestimento della diga: o rocce di provenienza locale o, per non rovinare l’ambiente usando rocce provenienti da cave dell’entroterra, materiali artificiali che riproducono fedelmente la roccia naturale.

 E le opere da rivestire sono tante. Si va dal ponte di collegamento, realizzato su piloni con interasse di 20 metri, e dotato di due corsie veicolari da 3 metri ciascuna, una pista ciclabile e due marciapiedi per una larghezza complessiva di 12.0 metri,  a veri e propri parcheggi  a livelli inferiori rispetto alle banchine e mascherati con alte fioriere, in grado di contenere 626 auto.

 Non mancheranno neanche sistemi per la produzione di energia da fonti rinnovabili come pannelli fotovoltaici e collettori solari termici sugli edifici in modo tale da fornire energia elettrica e acqua calda per i servizi. «Nella pavimentazione del piazzale», conclude l’architetto, «sulla copertura del parcheggio sarà posta una serpentina in grado di prelevare il calore accumulato e trasferirlo alle utenze sia per il riscaldamento dell'acqua sanitaria sia per il funzionamento dei gruppi di climatizzazione a pompa di calore».

 Marirosa Barbieri  05/11/2011 9.01