Dopo gli storni selvaggi l’Aca non riscuote 438mila euro dal cliente speciale

Alessandro Biancardi

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Dopo gli storni selvaggi l’Aca non riscuote 438mila euro dal cliente speciale
PESCARA. Come minimo mala gestione della cosa pubblica, se è vero che dal 2006 vi sono crediti che l’Aca non ha mai riscosso da un cliente “eccellente”. Distrazione? Fino ad un certo punto.

Perché poi qualcuno se ne è accorto ma l’inerzia è continuata. Se ne è accorta anche l’associazione Codici che ha messo alle strette l’Aca che eroga il servizio acquedottistico e l'ha indotta a staccare il contatore. E' successo il finimondo: si è mobilitata persino la politica a livelli alti regionali e persino sarebbero arrivate telefonate da Roma alla società Aca per risolvere bonariamente la cosa. Da Roma? Per far riattaccare un contatore di un moroso da 438mila euro? Non c’è da stupirsi di quello che accade all’Aca dopo le decine di storni di consumi “condonati” per diverse ragioni a clienti importanti, ditte, imprese, amici degli amici per importi milionari che non sono entrati nelle casse pubbliche. Succedeva che ci si accorgeva dopo anni e centinaia di migliaia di euro di acqua consumata che il contatore era «difettoso» e così si praticava lo sconto.

Uno sconto particolare è quello che è stato di fatto praticato nel caso della società Del Rosso srl di Farindola che fino a qualche tempo fa gestiva il famoso hotel della zona. Qualche giorno fa l’Aca ha riallacciato il contatore al “moroso”. Lo stesso? Non proprio visto che in questo caso si parla di società, magari fallite. Ma le persone, quelle, sono sempre le stesse…

Allora accade che l’Aca eroga il servizio dal 2006 alla ditta Del Rosso srl di Farindola, società che gestisce una struttura ricettiva importante e frequentata da molti personaggi locali. Al 2011 le bollette maturate ammontano a 438mila euro. Bollette mai pagate e soprattutto mai richieste dall’Aca per ragioni sconosciute.

In verità solo ad agosto 2010 (cioè dopo 4 anni di mancati pagamenti) il dirigente dell’ufficio legale Aca, Nicolina Pietromartire, scrisse ai direttori generale, a quello tecnico e amministrativo, Bartolomeo Di Giovanni, Domenico Gelsumini e Lorenzo Livello, per sollecitare un intervento, magari anche per le vie legali e richiedere il pagamento della somma. Passano i mesi e solo il 24 gennaio 2011 l’avvocato Pietromartire, non avendo avuto risposta e constatando lo stato di «perpetua morosità» dell’utenza, ha ordinato al direttore tecnico Livello e al tecnico Di Giovanni la sospensione del servizio dell’acqua all’hotel Rigopiano.

Nove mesi dopo il nulla: forze interne all’Aca e oscure motivazioni, pressioni parapolitiche pare abbiano impedito e fermato i tecnici che materialmente avrebbero dovuto “tagliare l’acqua” all’hotel moroso.

A settembre 2011 Domenico Pettinari, segretario provinciale di Codici, venuto a conoscenza del caso, ha denunciato verbalmente al presidente Ezio Di Cristoforo la situazione. Lo stesso Di Cristoforo ne ha parlato con Pietromartire che solo allora si sarebbe accorto che nulla era stato fatto e che i suoi ordini non erano stati eseguiti.

Sotto la minaccia della associazione Codici, che ha illustrato le gravissime inadempienze ed i reati che potevano essere commessi con la perseveranza dell’omissione, l’Aca ha staccato il contatore il 19 settembre all’hotel. Ma il caso pare si sia accanito sulla struttura perché gli operaio dell’Aca mentre hanno staccato un contatore si sono accorti che c’era un altro allaccio abusivo che in realtà garantiva la fornitura. Dunque secondo le indagini di Codici i gestori dell’hotel erano non solo morosi ma «usufruivano illecitamente di una fornitura clandestina». Secondo Codici, però, ancora una volta non era partita dagli uffici dell'Aca nessuna denuncia di furto d’acqua. L’ennesima omissione?

In realtà la posizione dell’Aca è chiara ed ha sempre giustificato la sua inerzia con il fatto che nel frattempo la società Del Rosso srl è fallita e soltanto nell’ultimo periodo i creditori si sono inseriti nel fallimento. Forse troppo poco visto che la morosità andava avanti dal 2006 e se ognuno avesse fatto il proprio dovere un simile debito non sarebbe pesato sui conti pubblici. Anche perché nel frattempo l’hotel ha cambiato gestione e la nuova società, la Gran Sasso Resort, ha chiesto qualche mese fa un nuovo allaccio del contatore. Allaccio accordato dall’Aca pochi giorni fa. Pagherà la nuova società?

C’è anche da dire che sempre l’ufficio legale dell'Aca ha ricostruito bene il movimento di società e persone dietro la gestione dell’hotel.

La Gran Sasso Resort, infatti, ha come amministratore il signor Bruno Di Tommaso, la sua società è quella che ha ricevuto in cessione un ramo di azienda della Montain Park srl (amministrata da Emira De Acetis, moglie di Del Rosso, della Del Rosso srl debitore dell’Aca). Dunque se è vero che l’hotel ha cambiato gestione e le società sono diverse è anche vero che tutto è rimasto in famiglia: Di Tommaso, infatti, risulta nipote della signora De Acetis e parente di terzo grado e dunque «in grado di conoscere quali fossero le reali condizioni economiche dell’azienda di cui andava ad acquisire le attività», sostiene Codici.

«A questo punto», ha detto Pettinari questa mattina in conferenza stampa per denunciare ancora una volta l’incredibile gestione dell’Aca, «è chiaro che i direttori Bartolomeo Di Giovanni, Domenico Gelsumini e Lorenzo Livello non hanno fatto nulla in 5 anni per recuperare il credito di 438mila euro nei confronti della società Del Rosso evitando persino la sospensione della fornitura che non è mai stata interrotta nemmeno dopo l’ordine dell’ufficio legale. Questo modo di agire per noi configura gravissime responsabilità erariali e penali anche in presenza di azioni distrattive messe in atto dalla Del Rosso srl. L’Aca inoltre avrebbe dovuto sollecitare il curatore fallimentare per impedire e annullare le cessioni di rami di azienda che sono avvenute entro l’anno precedente la dichiarazione di fallimento».

Qualche giorno fa l’Aca ha attivato un nuovo contatore in capo alla Gran Sasso Resort che in qualche modo ha a che fare con la vecchia società che non ha pagato 438mila euro.

Ora però il rischio di finire nei guai è concreto.

Un caso incredibile ma non molto più di quelli venuti a galla nell’ambito della inchiesta sugli storni selvaggi che per molte contestazioni finirà archiviata per mancanza di riscontri solidi ma che ha certificato lo storno di centinaia di migliaia di euro di acqua da pagare all’Aca da parte di importanti e famose aziende e sempre per sospette «rotture di contatori». Mancati introiti per qualche milione di euro evaporati come l’acqua e come certe inchieste.

03/11/2011 8.12

IL COMUNE HA GIA’ RECUPERATO PARTE DELLE SOMME

«Il Comune di Farindola con Delibera di G.M. del 23.06.2009  ha incaricato l’avvocato Francesco De Pamphilis ad avviare l'iter per il recupero del credito relativo ai canoni per l'affidamento delle strutture gestite dalla società site in località Rigopiano» lo precisa lo stesso procuratore De Pamphilis che spiega anche che una parte del credito è stata parzialmente recuperata, mentre per la restante il Comune è stato ammesso in via privilegiata alla procedura esecutiva in atto. L’incarico  è stato deliberato nei primi giorni di insediamento dell'attuale Amministrazione.

04/11/2011 15.50