Fontanelle Bronx? Questura e prefettura:«non c’è emergenza o situazione speciale»

Alessandro Biancardi

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 Fontanelle Bronx? Questura e prefettura:«non c’è emergenza o situazione speciale»
PESCARA. Fontanelle? E’ un quartiere come tutti gli altri. Pericolo? Non più delle altre zone della città. Le forze dell’ordine presidiano? Esattamente come nelle altre zone della città.

Non c’è alcun problema specifico né una “emergenza Fontanelle” per i vertici delle istituzioni cittadine per l’ordine pubblico, questura e prefettura. E' quanto è emerso ormai con chiarezza dopo giorni in cui il quartiere periferico e degradato è al centro della cronaca per gli attentati e le minacce intimidatorie rivolte all’ex presidente della associazione ''Insieme per Fontanelle'', Nello Raspa che ha subìto l’incendio della sua autovettura e la porta di casa sfondata a martellate.

La sua colpa? Aver coagulato intorno alla sua associazione la voglia di cambiare e dare sicurezza dichiarando guerra alla criminalità locale. Sugli incendi e le minacce indaga la Digos di Pescara mentre a coordinare l’associazione è arrivato il segretario provinciale di Codici Abruzzo che da giorni chiede «una presenza tangibile e visibile dello Stato nel quartiere». Un segno chiaro potrebbe essere un presidio mobile della polizia che stazione h24 nel quartiere. Invece la questura non invierà alcun mezzo che stia fisso, baluardo, simbolo e monito. C’è invece la postazione mobile (praticamente fissa) dei vigili urbani inviata in poche ore dal Comun di Pescara che pare stia già dando i suoi frutti. Decine i controlli effettuati e poi c’è anche una pattuglia dell’esercito e delle forze dell’ordine che fanno la ronda.

«Mi hanno raccontato che anche se poco il quartiere è cambiato proprio per via della presenza costante durante il giorno dei vigili», spiega Pettinari, «mi hanno detto che non si sentono più sgommate delle auto né si vedono correre a gran velocità. Mi hanno detto che nemmeno lo spaccio alla luce del sole è facile vederlo, ora. Anzi pare che gli spacciatori nemmeno imboccano la via per paura appena vedono la postazione dei vigili. Possiamo dire che questa è una vittoria, parziale ma è una vittoria».

Vittoria amara e parziale perché durante la notte, invece, la presenza fissa dello Stato non si avverte anche se da questura e prefettura assicurano che c’è (ci sono pattuglie che circolano regolarmente e pattugliano). Ma di notte tutto sembra ritornare come sempre e la paura per molti residenti è che dopo che le luci dei riflettori della cronaca si saranno spenti i delinquenti locali torneranno a fare man bassa. Forse a vendicarsi di chi si è esposto e a viso aperto si è schierato con l’associazione Codici.

Tanta mobilitazione e calore sembra accogliere Pettinari ed i suoi, una mobilitazione che sa di speranza, unica speranza per un cambiamento. Forse però troppo poco. In programma c’è una fiaccolata che dovrebbe sfilare proprio sotto quei balconi dove tutti sanno che ci sono i “boss” del quartiere ma si attende don Max, il parroco, che da Nazareth non ha fatto mancare la sua solidarietà a Codici.

Oggi nella sede di via Caduti per servizio non c’è aria di felicità per i risultati raggiunti. La piccola delegazione di cittadini è stata ricevuta da questore e prefetto di Pescara e forse si attendevano qualcosa di diverso.

«Sono profondamente addolorato», ha detto Pettinari, «perché Fontanelle non otterrà nessuna postazione fissa notturna. Da quello che ho capito la ragione sarebbe molto semplice: Fontanelle non è un quartiere speciale e non c’è nessun problema. Non c’è nemmeno nessuna emergenza. Ci hanno invece detto che qualcuno sta allarmando le massaie e la popolazione. Mi domando chi sia e a chi ci si riferisca. Forse a noi? Non credo. La macchina di Nello Raspa è ancora lì incenerita. Codici ci sta mettendo la faccia e ci siamo esposti in prima persona e di più davvero non so cosa si possiamo fare. Non siamo soddisfatti. Ho l’impressione che dai giornali e dalla tv non emerga la realtà che c’è a Fontanelle e per questo chi deve decidere forse dovrebbe venire in prima persona qui come noi a vedere con i propri occhi e a sentire la gente come la sentiamo noi».

Rimane la domanda della ragazzina di 17 anni che ieri sera nell’assemblea pubblica si è chiesta ed ha chiesto:«perché dopo tutti questi anni vi siete ricordati solo ora di noi?».

Quella ragazza probabilmente crede di vivere in un quartiere un po’ diverso rispetto a piazza Salotto. Magari si sbaglia

28/10/2011 18.14