Cinghiali, la Provincia di Pescara lancia un sos ai prefetti

Alessandro Biancardi

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PESCARA. L'assessore provinciale alla Caccia di Pescara, Mario Lattanzio, lancia l'allarme sulle problematiche legate ai cinghiali la cui presenza sul territorio.

 

Lo ha fatto con una lettera inviata ai quattro prefetti abruzzesi, alla Regione, alle quattro Province, ai sindaci della Provincia di Pescara e all'Ambito territoriale di caccia “Pescara” sottolineando che il fenomeno è «imponente e ormai incontrollabile, con danni alle colture per 2 milioni di euro l'anno».

Lattanzio non nasconde la sua preoccupazione per i problemi che vengono segnalati quotidianamente dagli agricoltori e per il rischio costante a cui sono esposti cose e persone e nel documento fa riferimento anche alla recente aggressione da cinghiale avvenuta in provincia di Chieti. L'assessore ricorda che nel 2005 un gruppo di lavoro istituito dal “Tavolo Tecnico regionale sul Problema Cinghiali” aveva elaborato le “Linee di indirizzo per la gestione coordinata delle popolazioni di cinghiale finalizzata a limitare i danni provocati alle colture agricole nella regione Abruzzo” nel quale erano state analizzate le varie tecniche utilizzabili per fronteggiare il problema dei cinghiali ma i Parchi hanno ritenuto di dover procedere autonomamente alla predisposizione di piani d’intervento per contrastare il fenomeno e in questo modo, sostiene Lattanzio, hanno vanificato l’impegno e la volontà di collaborazione delle Province.

Hanno deciso, cioè, di far ricorso alla cattura dei cinghiali con recinti ma questa tecnica genera solo dei benefici temporanei, per l’assessore, perché le aree liberate dopo la cattura diventano polo d’attrazione per gli altri cinghiali che, trovandole libere, le occupano velocemente.

E così, dice Lattanzio, «si instaura un circolo vizioso: gli animali catturati vengono sostituiti in breve con altri e l’eliminazione produce solamente una migrazione senza alcuna ricaduta significativa nelle aree d’intervento».

In questo modo c'è uno scarso impatto sull'ammontare dei danni e si rischia un conflitto con il mondo venatorio, perché si ha uno spostamento dei cinghiali dalle aree aperte alla caccia verso le aree per il controllo delle popolazioni di cinghiali, che sono in linea d’aria poco distanti.

Lattanzio suggerisce di cambiare metodo e sottolinea, nella lettera, che «l'abbattimento selettivo da postazione fissa sarebbe stata l’opzione più efficace, meno conflittuale ed anche economicamente meno onerosa».

E comunque, fa notare, «gli abbattimenti selettivi all’interno di parchi e riserve sono previsti dalla normativa vigente».

Seguendo questa tecnica «sarebbe stata garantita l’eliminazione immediata dei cinghiali vicini ai centri abitati e che frequentano le aree coltivate, e ne sarebbe derivato un effetto di deterrenza sugli altri animali».

Oppure si potrebbe prendere in considerazione il metodo «della girata, che si presenta efficace, meno stressante per la specie e meno impattante sull’ecosistema».

Alla luce di questa situazione Lattanzio «ribadisce la necessità che tutti gli enti preposti, e in particolare quelli che hanno competenze in materia di gestione faunistica, operino in maniera congiunta, non essendo pensabile di ottenere risultati soddisfacenti se non intervenendo in maniera coordinata».

Fino ad oggi, però questo coordinamento non è stato possibile – fa notare Lattanzio - e «persino le richieste d’incontro con i responsabili dei Parchi per discutere delle possibili soluzioni ai problemi non sono state prese in considerazione». L'assessore provinciale chiede quindi ai Prefetti di promuovere «iniziative concrete che determinino un’azione sinergica di tutte le parti coinvolte».

 04/10/2010 16.32