Riab e Itrofer, ecco cosa non andava nelle due ditte oggetto di sequestro

Alessandro Biancardi

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RIAB MONTESILVANO

RIAB MONTESILVANO

MONTESILVANO. Gestione non autorizzata di rifiuti, stoccaggio illegale di rifiuti pericolosi, inquinamento delle acque.

Queste le «violazioni reiterate» da Domenico De Patre, proprietario di due impianti di riciclaggio(Riab e Itrofer), che non si sarebbe messo in regola nemmeno dopo diversi controlli. Gli accertamenti, le verifiche e diffide venivano effettuati periodicamente dalle istituzioni amministrative, ma le risultanze sembravano non interessare più di tanto il proprietario delle due aziende, situate a Montesilvano in Contrada Foreste, che riciclano e stoccano ferro (Riab) e rifiuti speciali tossico-nocivi (Itrofer).

L’«inottemperanza ai vari provvedimenti» e alle numerose diffide, «i tardivi, parziali e inutili» interventi migliorativi sono i motivi che hanno fatto scattare il sequestro degli impianti eseguito venerdì mattina dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Pescara e dalla Polizia Provinciale.

Contestualmente sono stati notificati gli avvisi di garanzia a Domenico De Patre, 60 anni di Montesilvano (proprietario Riab e Itrofer), Dino De Patre, 41 anni di Montesilvano, Tullio Cocciante, 39 anni di Pescara (entrambi legali rappresentanti della ditta Rigenera). Inquinamento delle acque, scarichi abusivi, immissioni rumorose, esalazioni gassose dannose, gestione di rifiuti pericolosi non autorizzata, deposito di rifiuti in zone non autorizzate e non pavimentate, capannoni pieni di rifiuti pericolosi, fusti dal contenuto sconosciuto per gli inquirenti e per il proprietario dell’azienda.

Questa è la situazione, «preoccupante per salute pubblica», che si sono trovati davanti negli anni gli organi amministrativi deputati al controllo entrando nelle ditte del signor De Patre. Anni di verifiche, sopralluoghi, relazioni, indagini, analisi sono serviti ad accertare le «modalità illegali» con cui venivano gestiti i rifiuti dalla Riab, Itrofer e Rigenera.

Un quadro sconcertante, tanto più perché si parla di  «un impianto in zona abitata», raccontato nel decreto di sequestro preventivo firmato dal gip Maria Michela Di Fine su richiesta del pm Giuseppe Bellelli. Ventitrè i capi di imputazione per i tre. Venti in capo al solo Domenico De Patre. Tutte ipotesi accusatorie che dovranno resistere agli eventuali vari ricorsi e riesami.

 «GESTIONE NON AUTORIZZATA DI RIFIUTI PERICOLOSI»

 De Patre avrebbe secondo gli inquirenti continuato a gestire e stoccare rifiuti senza le necessarie autorizzazioni. In particolare, dice l’accusa, la Riab depositava parte dei rifiuti in zone non autorizzate e non pavimentate, stoccava rifiuti in modo disordinato all’interno di capannoni in cui sono stati ritrovati anche 400 litri di un’emulsione oleosa di proprietà dell’altra ditta, Itrofer, sempre di proprietà di De Patre.

Le scoperte probabilmente più sorprendente per gli inquirenti sono stati quei fusti di rifiuti pericolosi quali oli minerale, acetato di cobalto di provenienza incerta, sostanze chimiche di scarti, composti di dimetossi e fenilacetofenone. Ma non solo. Anche fusti di cui il proprietario ha dichiarato di non conoscere la provenienza e il contenuto. Le analisi da parte dell’Arta delle sostanze contenute in quei misteriosi fusti sono ancora in corso.

La Riab però avrebbe trasportato anche altro. Dal controllo di un mezzo, condotto da un dipendente della ditta, le autorità sono giunte ad camion pieno di rifiuti urbani indifferenziati che stavano per essere scaricati senza autorizzazioni. Anzi con documenti accompagnatori che parlavano di “rifiuti ferrosi”.

 QUEI LAVORI ANCHE DI NOTTE…

«E’ impossibile vivere», dicevano gli abitanti, invece per l’azienda lì si poteva vivere benissimo.

I rilievi fonometrici (effettuati costantemente dal 2007 al 2010) hanno dato, per ora, ragione ai cittadini esasperati: rumori superiori ai limiti consentiti, anche notturni, provocati dalla pressa cesoia, dal gruppo elettrogeno e dal transito di mezzi pesanti per l’unica via di accesso. Dunque il proprietario deve rispondere del reato di disturbo della quiete pubblica e di averlo reiterato («in tempi diversi e con più azioni esecutive di un unico disegno»).

 CONTAMINAZIONE DELL’ACQUA

Non ci sono dubbi, secondo la procura, sulla sussistenza di una relazione tra l’attività svolta nello stabilimento Riab-Itrofer e l’inquinamento del terreno e delle acque della zona adiacente allo stabilimento. Proprio l’analisi dell’Arta effettuate sui campioni dell’acqua del pozzo della signora Ada Ciavattela (a cui noi avevamo dato voce quasi un anno fa) evidenziavano il superamento di numerosi ed importanti parametri (ferro, solfati, boro, diclorerano, cloruro di vinile). Altri controlli hanno portato l’analogo risultato: inquinamento dell’acqua.

Il tutto provocato dallo scarico, senza autorizzazione, dell’acque reflue industriali contenenti sostanze pericolose e dallo scarico sul terreno di acque provenienti dal dilavamento dei rifiuti ferrosi trattati. Le acque contenenti idrocarburi, di colore bianco latte, in alcuni casi hanno invaso anche il giardino e l’appartamento delle signore Maria Teresa Palusci e Manola Provveduto. Il titolare delle ditte dovrà rispondere anche del reato derivante dall’aver diffuso in luogo pubblico esalazioni gassose provenienti dalle acque di lavaggio degli impianti.

Si tratta esattamente di quell’episodio che ci raccontò la signora Ada Ciavattella che in un caldo giorno di luglio del 2008 dovette correre al pronto soccorso con tutta la famiglia perché un gas irritante aveva invaso la zona circostante. De Patre dovrà anche rispondere di lesioni personali colpose. I referti del pronto soccorso riportavano bruciori ed irritazioni delle mucose delle vie aeree superiori, degli occhi, nausea e malessere generale. Tra le tre persone colpite c’era anche una donna incinta.

 LE ORDINANZE IGNORATE

Ignorare un provvedimento amministrativo è un reato grave, dice il codice penale, per cui è previsto l’arresto fino a 3 mesi.

De Patre, secondo la procura, non avrebbe rispettato un’ordinanza del sindaco di Montesilvano del 2007 (con successiva proroga) che imponeva  interventi atti ad eliminare o ridurre il rumore immesso e gli interventi di bonifica dall’amianto presente. De Patre non ignorava solo i “consigli” del sindaco, ma anche quelli del dirigente del settore tutela Ambiente della Provincia di Pescara che chiedeva, tramite ordinanze, la messa in regola delle autorizzazioni necessarie (e mancanti). La procura ha contestato a De Patre anche la violenza privata (art.610 cod.penale) per aver posizionato con una gru due grossi blocchi di cemento a pochi metri di distanza dal muro di cinta dell’abitazione della signora Palusci impedendo a tutta la famiglia residente di utilizzare l’ingresso posteriore della propria abitazione.

Non solo blocchi di cemento, ma anche una parete di recinzione realizzata abusivamente sovrapponendo container arrugginiti. Anche di questo si parla nel decreto di sequestro. Le ditte di Domenico De Patre erano già state oggetto di indagini del Noe nel 2007. Il tutto era sfociato in un procedimento penale nell’ambito del quale fu posta sotto sequestro una parte dello stabilimento dove erano illegalmente depositati rifiuti e si era verificata una contaminazione del terreno.

Visto che questa era la situazione, accertata e messa nero su bianco più volte da almeno quattro anni, resta un mistero sul perché Domenico De Patre non abbia mai provveduto a mettersi in regola definitivamente.

 Manuela Rosa  04/10/2010 15.00

*LA NOTIZIA DEL SEQUESTRO