I presunti autovelox blu funzionano? Misteri e dubbi

Alessandro Biancardi

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I presunti autovelox blu funzionano? Misteri e dubbi
PESCARA. Sono 10 in totale i box blu, il cui nome ufficiale è ''dissuasori di velocità'', che l'amministrazione pescarese ha predisposto su tutto il territorio cittadino.

Lo si scopre dalla ordinnza 331 dell'8 agosto scorso firmata dal primo cittadino Albore Mascia. Se quelle maxi scatole blu funzionino realmente o vengano utilizzate così, vuote, resta un mistero, ma di sicuro incentivano l'automobilista a togliere il piede dall'acceleratore (solo in quei pochi metri che lo separano dal temutissimo presunto autovelox?).

I box sono della società Cross Control di Acquviva Picena che si è proposta al Comune di Pescara per la fornitura e la posa in opera, in noleggio, dei box ''Speed control''. Nel citato documento peraltro salta all'occhio come gli scatoloni non vengano mai chiamati “autovelox”. Come si legge nel documento dell'amministrazione comunale il marchingegno è «abbinabile al servizio di rilevazione automatica delle infrazioni al codice della strada da posizionare nei tratti stradali più pericolosi della città». Se poi siano stati abbinati realmente o montati così, solo a mò di spauracchio, non è specificato nella ordinanza. Così come non si chiarisce il costo dell'operazione. Quanto sono costati? Mistero.

Quanto producono in termini di multe erogate? Sta di fatto che la determina citata in quest'unico documento di cui siamo riusciti a venire in possesso non esiste sull'albo pretorio (che è confusionario, difficile da consultare, deficitario e senza un archivio), così come nell'albo pretorio non vi è traccia di altri documenti che fanno riferimento a questa vicenda.  

 Ma da una rapida ricerca in internet, la stessa società, per il noleggio di 4 speed control per un periodo di 3 mesi, ha chiesto ad un Comune in provincia di Roma poco più di 2.300 euro. Ma quanto durerà il noleggio pescarese? Anche questo dato non trova risposta nel documento che chiarisce, invece, che il test di prova è durato 4 mesi.

DOVE SONO POSIZIONATI

A segnalare le strade a rischio è stata la Polizia Municipale che a luglio scorso ha indicati i 10 tratti dove sono stati rilevati sinistri causati principalmente dall'eccesso di velocità. E così i dissuasori, che sembrano in realtà una evoluzione del ''vecchio'' dosso piuttosto che un vero e proprio autovelox, sono stati piazzati sul lungomare Papa Giovanni XXIII (ex mercato ortofrutticolo), lato mare, lungomare Cristoforo Colombo, fronte civico 80, lato mare, viale Riviera Nord (altezza Naiadi), lato mare, viale Riviera Nord (altezza corpo Forestale), lato monti. Altri due sulla Nazionale, il primo all'altezza del civico 468 e un secondo all'altezza del centro commerciale Delfino, lato monti, via Caravaggio, altezza parco, lato mare, via di Sotto al civico 165, lato monti, via Colli innamorati al civico 32, lato mare, via della Bonifica, spartitraffico prossimità rotatoria via Tirino, lato monti.

FUNZIONANO?

In alcuni comuni italiani questi dissuasori non sempre sono abbinati realmente ad un rilevatore di velocità in grado di sanzionare l'automobilista che supera il limite imposto. L'autovelox viene dunque inserito ''a rotazione'' nelle scatole in modo che chi si trova al volante non sappia se rischia una multa. Nel dubbio, però, rallenta. Questi apparati per funzionare in modo regolare richiedono la presenza di un agente di polizia locale, che però non necessariamente deve essere visibile dall'automobilista. Nei Comuni del Nord Italia, dove il sistema è in funzione da tempo, si calcola che in sei mesi gli incidenti siano diminuiti dal 30 al 40%. Secondo l'associazione ''Noi Sicuri'' alla vista di un posto di blocco solo il 4 per cento degli automobilisti infrange le regole. Il 71 per cento degli automobilisti torna tuttavia ad accelerare subito dopo aver visto un autovelox, superando anche di molto i limiti consentiti.

A Pescara, invece, i box blu sono comparsi all'improvviso e da settimane sull'argomento l'amminstrazione tace, ci sono dubbi sulla loro regolarità, proteste per pericoli di tamponamenti e sui limiti di velocità che sarebbero troppo bassi.

20/10/2011 9.13