D'Alfonso, la gioia per l'appalto Mare-Monti: «per fortuna se l'è ripreso Toto»

Alessandro Biancardi

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D'Alfonso, la gioia per l'appalto Mare-Monti: «per fortuna se l'è ripreso Toto»
I VERBALI. PESCARA. Probabilmente i due verbali del settembre 2009 non entreranno nel processo Housework: il testimone Giuseppe Cantagallo, geometra, attualmente ha gravi problemi di salute e non ha potuto recarsi in tribunale.

Il pm Gennaro Varone potrebbe decidere anche di rinunciarvi. Il processo per presunte tangenti al Comune di Pescara potrebbe non contare più dunque su una prova forte che proverebbe il legame tra D’Alfonso e Toto e di una presunta ''combine'' per aggiustare l’appalto della Mare-monti.

La difesa della famiglia Toto (avvocato Augusto La Morgia) ieri in sede di processo ha contestato al pm di non aver utilizzato i mezzi che la legge gli concede per cristallizzare la prova, in questo caso la testimonianza attraverso l’incidente probatorio (come è avvenuto per esempio con Vincenzo Angelini nel processo Sanitopoli). Dunque se la pubblica accusa non dovesse rinunciare a sentire il geometra Cantagallo il collegio giudicante si recherà a casa per ascoltarlo per inserire le dichiarazioni nel processo con una udienza “domiciliare”.

I due verbali tuttavia sono stati inseriti nell’altro procedimento giudiziario che sta per partire, quello a cui più si riferisce, l’inchiesta Mare-Monti, appunto, ma è anche nell’inchiesta su presunte tangenti nell’area Vestina (inchiesta Vestina).  Il problema della acquisizione della prova (affinchè possa valere nel processo) dunque è triplice e si riproporrà anche nei successivi due procedimenti.

L’importanza di questa testimonianza nel processo Housework è relativa, e in aggiunta, alle accuse specifiche che riguardano fatti precisi diversi, così come accade nella inchiesta Vestina. Più centrale, invece, è il contenuto dei verbali nell’inchiesta Mare-Monti.

COSA HA GIA' DETTO CANTAGALLO

Ma cosa ha riferito il geometra agli inquirenti? L'1 settembre del 2009 Cantagallo è stato ascoltato per quattro ore dagli uomini della Forestale di Pescara e dai carabinieri di Penne che stavano indagando sulla Mare-Monti. L'escussione è stata poi interrotta «per motivi personali» di Cantagallo per poi riprendere il giorno successivo, lì dove si era bloccata. E la situazione della strada mai realizzata, Cantagallo la conosce molto bene dal momento che vi ha lavorato già negli anni 80.

Così ha raccontato agli inquirenti: «nel 1986 la Comunità Montana propose una strada di collegamento tra Montesilvano e Penne». I progettisti dopo aver ricevuto l’incarico si misero in contatto con Cantagallo in quanto «ero una persona esperta e conosciuta in zona». L'ingegner Capone gli commissionò il lavoro e lui lo realizzò. Ci fu poi la consegna alla Comunità Montana. «Il tratto di strada», ha rivelato Cantagallo, «non è stato mai realizzato ma io sono stato liquidato dall’ingegner Capone con la somma di circa 5 milioni delle vecchie lire».

10 ANNI DOPO

Dopo circa 10 anni, nell’anno 1996, Cantagallo è stato contattato nuovamente dall’ingegner Capone perchè «c’era la volontà politica per la riattivazione del progetto preliminare e definitivo della Mare-Monti». L’allora presidente della Provincia di Pescara, Luciano D’Alfonso, «premeva per la redazione del progetto esecutivo e mi convocò in Provincia», ha raccontato l'uomo. «In quell’occasione, precisamente l'8 aprile del 1999, presenti io, Luciano D’Alfonso, Rocco Petrucci, il geometra Leombroni della Provincia e l’Ingegner Rossini, venne decisa la revoca dell’incarico ai professionisti precedentemente nominati dalla Comunità Montana e contestualmente l’incarico fu affidato all’Ing. Rossini che doveva effettuare solamente il calcolo delle strutture in cemento armato (muri, viadotti e ponti)». Al professionista», ha raccontato sempre Cantagallo, «fu stabilito di erogare un compenso di 30 milioni delle vecchie lire», mentre a lui fu affidato l’incarico “a parole” per la redazione dell’intero progetto esecutivo.

«TI AFFIDEREMO ALTRI INCARICHI DIRETTI»

Relativamente al compenso, quegli amministratori «decisero che io sarei stato pagato secondo la parcella professionale spezzettando il progetto esecutivo nelle varie fasi di progettazione (piano particellare degli espropri, computo metrico estimativo, piano di sicurezza, ecc.) che mi sarebbero state assegnate ciascuna con determina dirigenziale quale affidamento diretto. Inoltre, mi fu promesso l’affidamento di altri incarichi».

«NESSUN VERBALE SCRITTO»

«Voglio precisare», ha detto ancora Cantagallo ai carabinieri e agli uomini della forestale, «che durante la predetta riunione, che io sappia, fu stilato solamente un promemoria manoscritto controfirmato da tutti i partecipanti e non un verbale ufficiale. Ricordo bene che fu Luciano D’Alfonso a dirmi espressamente di occuparmi della progettazione, mentre fu Rocco Petrucci a dirmi che sarei stato ricompensato con gli affidamenti diretti sopra menzionati. Effettivamente, in seguito, nell’estate del 1999, il Rocco Petrucci mi affidò il piano particellare per quanto attiene la Mare-Monti, che mi venne poi retribuito con un bonifico di circa 11 mila euro direttamente sul mio conto. Poi nel 2001 ho ricevuto un altro affidamento, sempre da parte di Petrucci, presumo su disposizioni del Luciano D’Alfonso, come da accordi. In occasione di entrambi gli affidamenti, Petrucci mi ha sempre ribadito che loro i patti li mantenevano e quelle ne era la dimostrazione».

PROBLEMI? CI PENSA LA TOTO SPA

Nel periodo aprile-maggio 1999 Cantagallo era alle prese con la redazione dell’elenco prezzi necessario per la redazione del computo metrico ed aveva dei dubbi su alcuni prezzi (sul capitolato dell'appalto, ndr); «poiché il Luciano D’Alfonso mi aveva detto di procedere celermente», racconta il professionista agli inquirenti, «lo contattai rappresentando le mie difficoltà nella redazione di detto elenco; lui mi invitò, per risolvere il problema, a contattare un certo Rapposelli, comunicandomi il telefono dell’ufficio dello stesso. Preciso che il D’Alfonso si limitò a dirmi che era un geometra, senza specificare altro. Non so se ho ancora il numero di telefono, ma quando chiamai quel numero scoprii che era quello della Toto Spa di Pescara».

«PROMESSE DI ASSUNZIONI ALL'ANAS E AFFIDAMENTI DIRETTI»

Per i rilievi topografici a Cantagallo vennero dati in anticipo 30 milioni di vecchie lire con due diversi bonifici da 15 milioni ciascuno. Ma dopo qualche mese i soldi erano finiti e Cantagallo raccontò a D'Alfonso che non riusciva ad andare avanti e anticipare i soldi.

«Sono tornato a Pescara da D’Alfonso», ha raccontato durante l'escussione, «e gli ho chiesto un ulteriore acconto; questi mi rassicurò dicendo che mi avrebbe fatto prendere altri 30 milioni, ribadendo anche le promesse di una mia assunzione all’Anas e di lavori da parte dell’Anas stessa».

«Dopo quest’ultimo incontro avuto con D'Alfonso a Pescara», continua Cantagallo, «quest’ultimo ha sempre evitato di incontrarmi ed all’epoca non riuscivo a spiegarmene il motivo, mentre in seguito sono giunto alla conclusione che forse lui si aspettava di ricevere da me parte dei soldi erogatimi dalla Provincia. Ad essere sinceri, se lo avessi intuito prima, considerato il mio stato di bisogno dell’epoca, con una famiglia da sostenere con tre figli all’università, probabilmente avrei anche acconsentito».

«LA TOTO PER FORTUNA SI E' RIPRESA L'APPALTO»

Tra il 1999 e il 2000 Cantagallo ha avuto problemi di salute. Due ictus che lo hanno costretto al ricovero e al riposo forzato. Durante quel periodo sono state portate a termine tutte le incombenze burocratiche che portarono all’aggiudicazione della gara d’asta da parte della ditta Toto, alla quale sono stati consegnati i lavori il 6 aprile del 2001. E Cantagallo ha riferito alcuni discorsi con D'Alfonso nell’ufficio di Lucio Marcotullio presso la Brioni Roman Style di Penne: «D'Alfonso aveva con se una fotocopia della gazzetta ufficiale che pubblicava l’aggiudicazione della gara d’asta indetta per la realizzazione della Mare-Monti, che era stata definita come opera di interesse nazionale».

L'ex sindaco «disse che per fortuna Toto era riuscito a riprendersi l’appalto, spiegando che inizialmente l’asta se l’era aggiudicata una ditta del Nord Italia, se non ricordo male dell’Emilia Romagna, mentre in seguito Toto era riuscito a riprendersela pagando un miliardo delle vecchie lire alla ditta stessa affinché si ritirasse, in modo tale che la Toto potesse subentrare come secondo miglior offerente. Spiegando la cosa, D’Alfonso la commentava positivamente ed in maniera entusiasta dicendo testualmente, tra l’altro, “con Toto ci si può parlare! … è un’azienda vicina al nostro gruppo …”. Ricordo bene che l’incontro avvenne prima della consegna dei lavori alla ditta Toto».

Per l'accusa c'è proprio «la regia occulta di D'Alfonso» dietro la procedura amministrativa.  Secondo la procura, infatti, l’anomalo ribasso della ditta Toto nascondeva in realtà l’intenzione di non iniziare i lavori ma di sfruttare una perizia di variante vantaggiosa. La difesa dal canto suo mira a sentire il testimone per demolirlo e provare eventuali incongruenze ed inesattezze, ma questo può avvenire solo nel processo.  

ARRIVA L'IDEA DELLA VARIANTE

«Dopo la consegna dei lavori», ha continuato Cantagallo nei verbali, «non ricordo di preciso il periodo, comunque era l’inizio dell’estate del 2001, parlai telefonicamente con D’Alfonso che mi disse che un paio di giorni dopo ci sarebbe stata una riunione in Comune a Penne per discutere di una variante. Io avevo già capito che sarebbe sopraggiunta una variante dai discorsi dell’epoca di D’Alfonso che faceva spesso riferimento alla stessa. Dopo la telefonata con D’Alfonso, incontrando Fornarola questi mi chiese cosa riguardava la variante, evidentemente prospettatagli, ed io gli dissi che la variante serviva sicuramente per recuperare il ribasso d’asta; Fornarola replicò dicendo che la questione sarebbe stata approfondita».

«LA VARIANTE PER RECUPERARE IL RIBASSO D'ASTA»

E la riunione il giorno dopo ci fu. «C'erano il sindaco Paolo Fornarola», ha raccontato Cantagallo, «Lucio Marcotullio, Carlo Toto (Fornarola gli chiese di darmi del lavoro, ma questi disse che se ne sarebbe riparlato in seguito), Luciano D’Alfonso (questi mi salutò e se ne andò subito), e Rapposelli, dipendente della Toto Spa, che mi venne presentato in quell’occasione, ma con il quale io avevo già parlato telefonicamente per conoscere i prezzi da inserire nel capitolato, e due Ingegneri che mi vennero presentati come dipendenti della stessa Toto; entrando in ufficio notai aperta sulla scrivania una planimetria (scala 1:5.000) sulla quale era già stata tracciata una variante alla Mare Monti che sicuramente aveva portato Carlo Toto».

Stessa teoria sostenuta dall'accusa che nei pc sequestrati nel corso di indagine avrebbe trovato le prove.

E nella planimetria, ha raccontato Cantagallo, si prevedeva «una sostanziale modifica del tracciato con l’inserimento di un viadotto; io riconobbi la planimetria perché sulla stessa, che non recava più l’intestazione originale, c’era il mio progetto e sopra vi era stata tracciata a matita una variante (...) Terminata la riunione, andammo via tutti quanti insieme e gli elaborati tecnici con la bozza di variante li portarono via i tecnici della Toto Spa».

«NON SAPEVO DELLA RISERVA

«Voglio precisare», ha detto Cantagallo, «anche un altro particolare, in quella sede io non mi resi conto che la variante entrava nella riserva naturale, perché quando avevo realizzato il progetto mi era stato detto di seguire il Prg comunale ed io avevo ricalcato a grandi linee il percorso fognario del Comune per evitare di dover affrontare dislivelli eccessivi». Invece è stato proprio questo errore a scatenare le ire del Wwf che firmò un esposto dal quale è scaturita l’inchiesta Mare-monti…

 Alessandra Lotti  18/10/2011 10.14