D'Alfonso conferma in aula: «fatti diversi viaggi con i Toto pagati da loro»

Alessandro Biancardi

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D'Alfonso conferma in aula: «fatti diversi viaggi con i Toto pagati da loro»
PESCARA . D’Alfonso conferma (come peraltro aveva già sempre fatto in passato) viaggi e vacanze con la famiglia Toto a spese degli stessi imprenditori.

L'udienza di questa mattina del processo per tangenti al Comune di Pescara ha visto per la prima volta -anche se per pochissimi secondi - seduto nella postazione che finora è stata dei testimoni, l'ex sindaco di Pescara, Luciano D’Alfonso. Per la prima volta ha voluto precisare e rendere spontanee dichiarazioni riguardo ad una circostanza precisa: il suo viaggio in Spagna a Santiago De Compostela insieme ai Toto. D’Alfonso ha parlato per poco più di un minuto e mezzo precisando di non voler «turbare la geometria del processo» e sottolineando così la sua discreta e costante presenza al fianco dei suoi legali.

«Ho partecipato ripetute volte a viaggi con la famiglia Toto. Sto riordinando la memoria, dettaglierò quanti viaggi ho effettuato in 20 anni di amichevoli rapporti con la famiglia Toto. In merito al viaggio a Santiago de Compostela posso dire che gli aspetti organizzativi non sono stati a carico della mia famiglia. Anche nel 2008 sono stato…». A questo punto l'avvocato Giuliano Milia ha interrotto il suo assistito spiegandogli che bastava per ora rimanere sulla circostanza specifica di quel viaggio, così l'imputato numero uno è ritornato alle spalle dei suoi difensori.

D'Alfonso ha voluto rendere dichiarazioni spontanee in particolare dopo che il pm Gennaro Varone aveva chiesto al Collegio di accertare, tramite rogatoria internazionale presso l'autorità giudiziaria spagnola, le modalità di soggiorno e quindi di pagamento di un viaggio a Santiago de Compostela, effettuato tra il 15 e il 17 settembre 2006, dalle famiglie Toto e D'Alfonso. Alla richiesta non si era opposta la difesa «trattandosi di circostanza già ammessa da D'Alfonso nel corso delle indagini», dunque si sarebbe trattato di un accertamento «superfluo». Il presidente del collegio, Antonella Di Carlo, ha poi riferito che si deciderà all’esito dell’istruttoria, cioè alla fine.

D’Alfonso sarà chiamato poi nelle prossime udienze a rispondere alle domande delle difese e dell’accusa essendo stato citato da entrambe le parti.

L'udienza è proseguita poi con le audizioni, come testimoni, di alcuni dipendenti ed ex dipendenti del Comune di Pescara, Giuliano Rossi e Dante Farchione, i quali hanno parlato degli affidamenti diretti alle ditte di lavori sotto i 100 mila euro. I dipendenti hanno spiegato che gli interventi venivano affidati a rotazione a ditte che avevano sempre lavorato per l'amministrazione. C’era una sorta di lista non ufficiale dalla quale si pescavano un certo numero di ditte che venivano poi ripetutamente chiamate dall'amministrazione comunale.

Il presidente del collegio ha più volte cercato di sapere dai testimoni in che modo venivano affidati i piccoli lavori di manutenzione, alcuni dei quali sotto i € 40.000, e se per caso con il cambio della amministrazione e del colore politico cambiassero anche le ditte. Al riguardo però non sono stati forniti elementi precisi.

Sempre a proposito di affidamenti diretti, ci si è soffermati sui rapporti tra la ditta Eredi Cardinale, che ha realizzato i lavori nella villa di D'Alfonso a Lettomanoppello, e il Comune di Pescara da cui la stessa ditta avrebbe ricevuto affidamenti diretti per interventi in città. I dipendenti hanno sottolineato di non aver mai saputo che l'impresa Eredi Cardinale aveva effettuato lavori nella villa dell'ex sindaco.

Con oggi è iniziata la sfilata dei testimoni indicati dalle difese e nella prossima udienza, il 14 novembre, ce ne saranno ben 15. Molti sono sembrati precisi e puntuali, altre volte meno su particolari indicati dall'accusa che peraltro non ha quasi mai contro interrogato.

D’altra parte i testimoni di oggi hanno parlato del tipo di lavoro di alcuni dipendenti (l’ingegnere Cirone del Comune di Pescara imputato), sul tipo di incarico e di mansioni del capo di gabinetto Marco Molisani, sul numero dei faldoni contenuti all'interno della segreteria del sindaco, sulla «aspra lotta tra alle buche» del sindaco D'Alfonso appena insediato, sulle modalità «traumatiche» di una perquisizione a carico dell'imputato e imprenditore Giacomo Costantini.

Tra i primi testimoni anche l'attuale dirigente della provincia di Pescara, Antonio Forese, all'epoca dei fatti (nel 2003) funzionario dell'ufficio retribuzioni dello stesso ente, che è stato chiamato dalla difesa di Marco Molisani per spiegare le modalità della chiamata in «comando» di quest’ultimo presso il Comune non appena insediata la prima giunta D’Alfonso.

Forese, preciso alle domande dell'avvocato Di Girolamo, è stato invece più incerto alle incalzanti domande del giudice Di Carlo che non ha mancato di sottolineare il cambio di registro e che pretendeva dettagli sulla modalità del trasferimento di Molisani, chi l'aveva richiesta, se la richiesta fosse stata nominativa, se la chiamata in comando è una procedura frequente oppure no ecc…

Secondo l'accusa anche Marco Molisani avrebbe fatto parte di quella «squadra d'azione del sindaco D’Alfonso» che si sarebbe attorniato di dirigenti di fiducia pronti ad assecondarlo in ogni caso.

IL TESTIMONE INFORTUNATO

Da diverse udienze si discute, invece, dell'acquisizione di una testimonianza che appare allo stato molto difficile. Il geometra Giuseppe Cantagallo, che alla procura in due verbali differenti ha raccontato di una riunione con diverse persone alle quali aveva partecipato anche Carlo Toto e che riguardava la Mare-Monti. Cantagallo avrebbe gravi problemi di salute poiché colpito un paio d'anni fa da un ictus ed in seguito rimasto ferito per un incidente stradale.

Il pm, Gennaro Varone, già nelle scorse udienze aveva chiesto la semplice acquisizione dei verbali chiarendo che le condizioni di salute non permettevano a Cantagallo di presentarsi in aula. L'uomo, però, era stato comunque convocato per questa mattina ma un fax ha confermato che non sarebbe in grado di recarsi in tribunale per testimoniare. Chiara e diametralmente opposta la volontà delle difese che, invece, hanno tutto l'interesse di smontare le deflagranti dichiarazioni di Cantagallo e di poterlo contro interrogare. È per questo che hanno chiesto di poter acquisire la testimonianza facendo spostare l'intero collegio giudicante a casa dell'infermo. I giudici, dopo una brevissima consultazione, hanno deciso di accettare la richiesta delle difese e di rigettare quella del pubblico ministero sottolineando che Cantagallo non avrebbe problemi di natura neurologica o psichiche ma solo difficoltà deambulatorie.

Dunque nei prossimi giorni i giudici, accompagnati da un tecnico, da due difensori (Milia e La Morgia), dal pm, proveranno ad acquisire la testimonianza alla quale però non potranno partecipare né pubblico né giornalisti.

A questo punto il pm Varone ha chiesto nuovamente la parola e dopo una breve premessa volta a sottolineare «l'umanità del processo» e «l'inopportunità» di scomodare un malato ha preannunciato la possibilità di rinunciare al suo teste dopo aver però controllato e valutato meglio le carte a sua disposizione. Dunque potrebbe esservi la possibilità dell'accusa di rinunciare ad una prova di sicuro molto pesante che illustra le modalità di nascita di una delle opere pubbliche più importanti, la Mare-Monti- e che dimostrerebbe la forte “sinergia” tra D’Alfonso e Toto già negli anni prima del 2000. Proprio sulla Mare-Monti, però, c’è un altro processo che sta per partire.

a.b. 17/10/2011 16.15