Bar Venezia, disposto il dissequestro dei beni della famiglia Granatiero

Alessandro Biancardi

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Bar Venezia, disposto il dissequestro dei beni della famiglia Granatiero
PESCARA. Il tribunale del riesame ha disposto il dissequestro di tutti i beni della famiglia pugliese dei Granatiero, titolari del bar Venezia e di altre attività in città.

La notizia arriva dal legale degli imprenditori, l’avvocato Giuseppe Canatagallo, che proprio questa mattina ha ricevuto la disposizione del Riesame ma non conosce ancora le motivazioni. Sta di fatto che il Collegio, presieduto dal giudice Antonella Di Carlo e dai giudici Colantonio e Di Geronimo ha disposto che tutti i beni sequestrati nei mesi scorsi dal Tribunale di Pescara (l'inchiesta è coordinata dal procuratore Gennaro Varone) tornino nelle disponibilità dei legittimi proprietari.

Questo vale dunque per le quote societarie della Caffè Venezia Srl e i rami di azienda da essa controllati. Come quel del pub Love Boat, l’Università della pizza, il Caffè Venezia, le quote societarie Ad Maiora Snc di Granatiero Sebastiano M & C di via Ravenna 7, il pub Piano Terra di Corso Manthonè, le  quote societarie Granatiero ristorazione srl, le quote societarie della Positano srl, i conti correnti societari e personali delle persone indagate.  

Sarà importante adesso leggere le motivazioni di Riesame ma la decisione arrivata è di sicuro una pesante batosta per l’accusa che aveva chiesto il sequetro per quei beni ritenuti provento del riciclaggio di denaro illecito. Per gli investigatori, infatti, vi sarebbero prove di collegamenti tra i Granatiero e la famiglia di Manfredonia dei Romito, cioè legami con Antonio Michele Romito e Mario Luciano Romito,  un clan mafioso e protagonista della faida del gargano che nel 2009 portò ad una serie di omicidi tra le montagne sopra Manfredonia. Il capostipite della famiglia Franco Romito venne accusato di associazione mafiosa in un maxiprocesso nel 2004 ma venne prosciolto perché “collaboratore di giustizia”. Luciano Romito ha invece precedenti per reati contro il patrimonio e armi, Michele per contrabbando, Franco per reati contro il patrimonio e armi. E' accertato, dicono gli inquirenti, il loro «inserimento nella malavita pugliese» e sono provate «gravi azioni delittuose anche ai loro danni» come il ferimento di Luciano in occasione di un agguato e l'uccisione di Franco Romito proprio durante questa indagine culminata con i sigilli oggi cancellati.

I Granatiero, dopo i sequestri, hanno sempre respinto tutte le accuse sostenendo di essere andati via dalla Puglia proprio per tagliare ogni tipo di contatto da quella famiglia dalla quale vanatavano ancora un credito di qualchemigliaio di euro. Nelle scorse settimane lo stesso avvocato Cantagallo aveva protestato per la eccessiva «spettacolarizzazione» del sequestro, operato di prima mattina con il supporto di decine di agenti di polizia e finanzieri.

Dopo i sequetri il bar di via Venezia ha riaperto le porte del locale ma l’amministrazione è stata affidata ad un amministratore giudiziario (per permettere di salvare i posti di lavoro) che adesso dovrà ‘’togliere le tende’’ e far entrare ai posti di comando nuovamente i proprietari.

«MUTUI PER COPRIRE LA DISPONIBILITÀ DI CONTANTE»

 17/10/2011 11.11