Concussione: a giudizio ex assessore Provincia Pescara

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Arrestati nel 2003 ma dopo 8 anni la giustizia non ha fatto ancora il proprio corso.

L'ex assessore ai lavori pubblici della Provincia di Pescara, Rocco Petrucci e l'ex dirigente Giuseppe Melilla vennero arrestati nel giugno del 2003 per concussione per una presunta tangenti di 70 milioni di vecchie lire.

Lunedì scorso sono stati rinviati a giudizio dal gup, Maria Michela Di Fine, del Tribunale di Pescara. . Secondo le accuse formulate negli anni scorsi i due imputati avrebbero ottenuto la promessa di 70 milioni di lire, mai incassati, da rappresentanti della società Irti lavori Spa per i lavori di completamento e sistemazione della strada Lungofino di Città Sant’Angelo. Tutto questo «abusando dei loro poteri e della loro qualità» e «avendo subordinato l’adozione degli stati di avanzamento dei lavori o dei mandati di pagamento, che erano in grado di accelerare o ritardare, all’impegno di corrispondere somme di denaro». Il processo a loro carico inizierà il prossimo 10 febbraio 2012 quando saranno passati 8 anni e 8 mesi dagli arresti. Una vicenda processuale che non ha fine. I due imputati erano già stati sottoposti a dibattimento ma a maggio del 2009 il tribunale collegiale di Pescara aveva ritenuto con ordinanza che i fatti erano diversi da quelli originariamente contestati e quindi aveva rimesso gli atti al pm Gennaro Varone.

La concussione ci sarebbe stata ma con modi e tempi diversi da quelli indicati dal pm. Tra le altre cose il presunto reato risalirebbe al 2001 e non al 2003. Diversa, ha sostenuto ancora il tribunale collegiale, la persona offesa.

Ma in questi anni di attesa Petrucci, arrestato a poche ore dalla formazione della giunta targata Luciano D'Alfonso (il giorno prima dell'arresto lasciò l'assessorato forse sperando di evitare le manette), è rimasto coinvolto in altre inchieste giudiziarie. Come quella (coordinata dal pm Gennaro Varone) sull'area Vestina che portò agli arresti domiciliari oltre allo stesso Petrucci anche al sindaco di Farindola, Antonello De Vico, gli ex consiglieri comunali di Penne Alberto Giancaterino e Femio Di Norscia.

D'ONOFRIO: «SAPEVANO CHE C'ERANO PERICOLI»

Le presunte tangenti, ricorda Paolo D'Onofrio che sul quel tratto di strada ha visto morire il proprio figlio nel 2000 «si riferiscono al rifacimento e messa in sicurezza proprio di 'quel' tratto della provinciale assassina» http://www.primadanoi.it/notizie/10941-Incidente-Lungofino-Provincia-condannata-a-risarcire-genitori-della-vittima .

«A seguito di ordinanza dell'allora sindaco Bruno Catena», ricorda D'Onofrio, «previa riunione prefettizia, si consentì l'apertura del cavalcavia e immissione sulla provinciale Lungofino. Tale opera era sprovvista dei requisiti di legge e di sicurezza, senza collaudo e carente sotto svariati profili».

L'allora assessore provinciale e l'ingegnere capo, adesso rinviati a giudizio per una presunta tangente, «erano consci dei pericoli insistenti, della mancanza di corsia di immissione, ad imbuto e con banchina laterale brecciata, con dislivello», continua il padre del giovane Marco. «il 5 agosto 2000, mio figlio, allora quindicenne, perse la vita proprio a causa delle predette carenze. «Nonostante la sentenza di condanna in primo grado in data 14/7/07 e in appello in data 4/6/10, l'Ente Provincia si ostina ad opporsi, con ricorso in Cassazione, sostenendo addirittura che la strada in questione non fosse di propria competenza. Definire tale atteggiamento "mala gestio" è riduttivo se si pensa che, nel contempo, ha posto in cassa integrazione la mia persona, seppure sia subentrata altra amministrazione. E' inconcepibile che a distanza di undici anni non si intraveda la fine di un calvario inflitto gratuitamente, anzi, si ravvisano atteggiamenti persecutori ad opera di un 'sistema collaudato' che minaccia, ritarda e blandisce, la persona e l'intera famiglia superstite».

 

12/10/2011 8.48