La segretaria di Carlo Toto si smentisce: indagata per falsa testimonianza

Alessandro Biancardi

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La segretaria di Carlo Toto si smentisce: indagata per falsa testimonianza
PROCESSO HOUSEWORK. PESCARA. Ancora i viaggi all'estero in compagnia della famiglia Toto, il calice di Toyo Ito in piazza Salotto, ancora il rapporto di collaborazione dell'autista Paolini e la vicenda Brandolini.

Forse nelle aspettative quella di oggi doveva essere un'udienza del processo Housework più scoppiettante del solito, invece è stata una audizione dei teste quasi di “routine”, finita addirittura prima della pausa pranzo.

Nell'aula 1 del tribunale di Pescara, ormai di casa, c'era il solito assembramento dei media locali e i maggiori imputati, tra cui l'ex sindaco di Pescara, Luciano D’Alfonso, Guido Dezio, Paolini, Giampiero Leombroni che hanno seguito con attenzione l'evolversi dell'escussione delle persone chiamate dal pubblico ministero Gennaro Varone a confermare ed arricchire quanto già detto agli investigatori nel corso delle indagini. Ad aprire la sfilata dei testimoni è stata la segretaria di Carlo Toto, Emanuela Di Lullo, che è stata interrogata sui viaggi dell'ex sindaco di Pescara in compagnia dell’imprenditore Carlo Toto, compare d’anello, titolare di AirOne e Toto spa che si è accollato le spese. La segretaria ha spiegato di aver prenotato personalmente anche gli alberghi nei diversi viaggi all'estero, spesso per vacanza, delle due famiglie che si conoscono da molti decenni. La segretaria ha però detto di non sapere se al seguito vi fossero bambini o nello specifico chi fossero le persone che partecipavano al viaggio così come ulteriori particolari che, invece, sono emersi dal suo interrogatorio durante le indagini.

Risposte giudicate insoddisfacenti, lacunose, reticenti e false a parere del pubblico ministero che, infatti, alla fine ha chiesto la trasmissione degli atti al suo ufficio per l'incriminazione per falsa testimonianza della Di Lello. Si sono opposti i difensori degli imputati tra cui l’avvocato La Morgia (difensore del gruppo Toto) che ha precisato che per modalità e risposte la signora «ha fornito tutti i chiarimenti» e che non ci sarebbe stata alcuna violazione delle norme. Anche la circostanza adombrata da Varone circa un rapporto di lavoro subordinato «è destituito di ogni fondamento».

Il pm ha infatti contestato il fatto che l'ex segretaria avesse ancora in corso un rapporto di lavoro subordinato, anche se attualmente sia di fatto in cassa integrazione e che il suo rapporto di lavoro sia oggi formalmente con la nuova società Alitalia, dopo la fusione con AirOne e non con quest’ultima.

Dopo pochi minuti di ritiro la corte, presieduta dal giudice Antonella di Carlo, è rientrata in aula accettando la richiesta del pm di trasmissione degli atti alla procura ma rigettando le ulteriori richieste dell'accusa sull'ascolto nuovamente del testimone Davide Zaccone (agente di polizia) che avrebbe dovuto raccontare le circostanze delle perquisizioni presso la segreteria di Carlo Toto e in che modo si siano scoperti nuovi viaggi di Toto e D’Alfonso.

IL CALICE… PIANGENTE

L'ispettore della Squadra mobile di Pescara, Angelo D’Onofrio, è stato invece chiamato per illustrare il filone delle indagini che hanno riguardato la vicenda dello sfortunato calice di Toyo Ito. La vicenda -ha ricostruito il poliziotto- è nata il 29 novembre 2004 quando l'allora giunta D'Alfonso decise di investire l'università D’Annunzio per la riqualificazione di piazza Salotto. L'intera vicenda è stata ricostruita documentalmente grazie alle carte ottenute dai sequestri e dalle perquisizioni. Tra queste c'è anche la lettera del 1 luglio 2005 nella quale D’Alfonso chiede all'architetto giapponese se non sia interessato a una collaborazione per la riqualificazione della piazza. Giunge così un primo incarico diretto, sempre nel 2005, di 100mila euro che vengono però giustificate nella determina con l'oggetto “spese tecniche viarie per opere stradali”. In realtà la cifra avrebbe coperto le spese di sola progettazione del futuro calice. Il 14 ottobre 2005 l'architetto giapponese è a Pescara per ricevere una laurea honoris causae. Il 16 novembre 2005 il dirigente del comune Cirone firma un'ulteriore determina di affidamento di incarico per la realizzazione di un modellino in scala da affidare sempre a Toyo Ito: ammontare della spesa poco più di € 10.000. L'investigatore ha fatto notare che per ben due volte la segreteria dell'architetto giapponese aveva inviato le fatture relative che vennero liquidate con estrema celerità.

E’ stato poi raccontato della vicenda del preventivo richiesto dall'amministrazione comunale per la progettazione dell'opera: in un primo caso il prezzo concordato è stato di € 100.000 ma in un secondo momento, in un'e-mail inviata dal Giappone all'assessore Mancini, il preventivo toccava la quota di € 240.000 comprensivo di spese di viaggio (40mila euro).

Nella complessa operazione di rinnovamento della piazza si inserisce anche un vicenda poco chiara che riguarda la comunicazione istituzionale ed un nuovo incarico diretto a Toyo Ito per l'organizzazione di convegni e pubblicità dell'opera, per avvicinare la città alla cultura dell’arte. Impegno di spesa € 70.000. Non c'è traccia, tuttavia, delle iniziative commissionate. Anche in questo caso la fattura fu liquidata molto velocemente anche in mancanza del disciplinare di affidamento del servizio nel quale si sarebbe dovuto specificare nei particolari in che cosa dovesse consistere la «comunicazione istituzionale» affidata dal Comune.

Concluso l'esame e la fase preliminare della creazione dell'opera si è passati ad analizzare la procedura amministrativa relativa alla costruzione dell’opera e all’appalto espletato dal Comune. «Gara proforma» dice l’accusa, per l'affidamento dei lavori di realizzazione dell'opera con una ricerca di mercato alla quale risponde una sola ditta, la Clax Italia, che vien citata come l'unica ditta in grado di poter realizzare in Italia un'opera del genere. Il costo totale è di 1.600.000 euro, mentre la Cassa di Risparmio di Pescara si impegna a versare al massimo 250.000 eurp. La rimanente cifra, veniva stabilito, sarebbe stata pagata dalla stessa ditta realizzatrice. Per i lavori non fu nominato nemmeno un direttore dei lavori, ha riferito D’Onofrio, mentre di fatto Toyo Ito ha ricevuto in totale 178.314 euro.

L’APPALTO PER GLI IMPIANTI DI CALORE

L'ex dipendente del Comune Antonio Roberto Di Matteo, ex componente della commissione aggiudicatrice dell'appalto per la gestione degli impianti di calore del Comune di Pescara, ha raccontato invece delle pressioni subite da parte di Guido Dezio affinché potesse in qualche modo essere favorita la ditta Manutecoop. Il legale dell'ex braccio destro D’Alfonso, avvocato Spagnuolo, però ho fatto notare che la stessa ditta fosse in realtà stata delegata a livello centrale per la gestione dei servizi inerenti i palazzi di giustizia. L'appalto fu vinto poi dalla ditta Siram.

L'imprenditore della sanità e presidente dell'associazione delle cliniche private, Aiop, Luigi Pierangeli, ha invece confermato di aver conferito un versamento di € 5.000 al partito della Margherita, in chiaro, e di conoscere l'ex sindaco da molti anni per averlo incontrato moltissime volte ed aver discusso con lui di moltissimi argomenti differenti, alcune volte in Comune, altre volte al vicino hotel Duca D’Aosta, dove spesso D’Alfonso riceveva personalità di un certo calibro.

«Non chiese per quale ragione il sindaco la riceveva in un hotel e non nel suo ufficio in Comune?», ha chiesto il pubblico ministero. «Mi è stato risposto che lì c'era sempre molta gente in attesa, e in hotel sarebbe stato più semplice e veloce incontrarci», ha risposto Pierangeli. Il teste è stato licenziato dopo poco più di 5 minuti. L'ex vicecomandante della polizia postale di Pescara, Roberto Di Benedetto, che ha coordinato le indagini insieme all'ex capo della Squadra mobile, Nicola Zupo, ha invece riferito sulle indagini che hanno riguardato l'autista del sindaco, Fabrizio Paolini, e dei suoi rapporti contemporanei con la Toto spa ed il Comune di Pescara in qualità di borsista.

Si è tornati a parlare nuovamente dell'incrocio dei dati riguardanti il telepass della vettura in uso a Paolini e pagata dalla Toto con i dati del bancomat; in questo modo gli inquirenti hanno potuto stabilire con certezza che auto e Paolini erano in date precise in determinati luoghi, molto spesso Verona. Il difensore dei Toto ha poi tenuto a precisare che proprio in quella città ha sede un'altra ditta dello stesso gruppo che si occupa di trasporti su rotaia.

Di Benedetto ha poi ripercorso nuovamente le fasi delle perquisizioni alla tipografia Brandolini e della telefonata anonima che avvisava della distruzione di alcuni documenti importanti sottratti alla prima visita degli investigatori.

Poco dopo le 13 l'udienza era già terminata mentre per lunedì prossimo dovrebbero essere ascoltati l'ingegner Giuseppe Cantagallo, testimone oculare di una riunione tra esponenti della provincia di Pescara tra cui D’Alfonso ed i Toto sul progetto della Maremonti. La sua dovrebbe essere una testimonianza importante perchè l'accusa basa l'ipotesi di un appalto redatto a tavolino con la ditta vincitrice. Cantagallo però sarebbe gravemente malato e forse impossibilitato a deporre.

Dovrebbe essere ascoltato anche l'ex cerimoniere del sindaco Giancaterino che però al momento si troverebbe all'estero e risulterebbe irreperibile. Sempre la prossima settimana si darà il via alla escussione dei testimoni a discarico, cioè quelli chiamati dalle difese. Il pm Varone, dal canto suo, ha rinunciato a tutti gli altri testimoni (compreso lo stesso Zupo atteso per oggi) mentre i principali imputati saranno ascoltati solo alla fine dei testimoni della difesa.

a.b. 10/10/2011 16.33

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