Processo D’Alfonso: gli «strani versamenti» della pro loco e l’assunzione Dezio

Alessandro Biancardi

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Processo D’Alfonso: gli «strani versamenti» della pro loco e l’assunzione Dezio
L’UDIENZA DI OGGI. PESCARA. I bonifici della pro loco alla società di navigazione croata Jadrolinija e le anomalie sul concorso Dezio sono stati i punti fondamentali dell'udienza del lunedì del processo D’Alfonso.

Prosegue la sfilata dei testimoni (siamo all’udienza numero 11) nell’ambito del processo scaturito dall'inchiesta Housework su presunte tangenti al palazzo di città che vede 24 indagati, oltre all'ex primo cittadino, il suo braccio destro Guido Dezio, l'ex dirigente comunale Giampiero Leombroni, una serie di imprenditori tra cui Carlo Toto.

Tra le testimonianze più lunghe -e per certi versi- sofferta, difficoltosa, farraginosa e a tratti poco chiara e contraddittoria si deve segnalare quella di Gaetano Ranalli, ex responsabile della pro loco di Pescara che ha dovuto spiegare per quale ragione il Comune abbia girato una somma pari a 10.000 euro all'associazione la quale poi ha dovuto girare gli stessi soldi alla società armatrice croata che a quel tempo curava il collegamento tra Pescara e Spalato.

La domanda è semplice e viene posta immediatamente dal pubblico ministero Gennaro Varone: «perché la pro loco ha girato i 10.000 euro alla Jadrolinea, soldi in precedenza bonificati dal Comune? Il Comune non poteva pagare direttamente? La Jadrolinija vi ha mai chiesto servizi? Avete mai lavorato per questa società?»

La risposta è stata piuttosto difficoltosa ed ha richiesto molto tempo perdendosi in mille rivoli e ripercorrendo i fatti che sono avvenuti tra maggio 2006 e gennaio 2007.

Il testimone Ranalli ha raccontato di aver ricevuto una telefonata di 10 minuti con il capo della segreteria del sindaco, Marco Molisani. Quest'ultimo lo avrebbe informato, ma senza troppi dettagli, su una non meglio specificata pubblicità istituzionale per lanciare il collegamento con la sponda della Croazia. In un'altra telefonata con lo staff del sindaco si chiarirono i dettagli di questa operazione che venne calata in una determina che è stata più volte tirata in ballo durante l'audizione e che a maggio venne inviata via fax alla pro loco.

La determina prevedeva diverse zone nelle quali affiggere manifesti pubblicitari -compito demandato in un primo momento alla pro loco insieme alla società Amatori che curava i rapporti con la Jadroljnia. A fronte di questa determina, che tuttavia il vertice della pro loco ha più volte detto di non aver mai visto nè letto, sono state emesse ad ottobre 2006 fatture nei confronti del Comune relative al medesimo elenco di lavori riportato nella determina.

Il relativo pagamento dei lavori di sponsorizzazione sarebbe poi avvenuto con bonifico del Comune il 5 gennaio 2007.

Fin qui la cosa potrebbe risultare anche normale (il pm ritiene che i lavori non si siano mai svolti e che la determina fosse solo il pretesto per far arrivare soldi alla società). La situazione è sembrata però complicarsi quando il pubblico ministero ha chiesto il motivo del bonifico della pro loco alla Jadrolinija.

TESTIMONE DISCONOSCE IL VERBALE

Ranalli ha contestato e disconosciuto chiaramente il verbale di deposizione davanti alla polizia postale chiedendosi anche chi avesse apposto la dicitura «letto, approvato, il sottoscritto» poiché lui non aveva riletto il verbale. Il testimone ha parlato di «esperienza scioccante» riferendosi al lungo interrogatorio subìto e ha aggiunto di aver voluto parlare direttamente con Varone per chiarire ulteriormente la questione. Sta di fatto che sono emerse parecchie contraddizioni tra i due verbali e la deposizione in aula. E’ stato difficile per la sovrapposizione di voci, di domande, di risposte con lunghi preamboli per il pubblico capire le spiegazioni sul perché Ranalli avesse deciso di prestare la sua opera per il Comune per quello che lui stesso ha definito «uno strano versamento» e perché invece ad una seconda richiesta si sia rifiutato. E’ stato difficile anche comprendere se effettivamente i lavori fatturati al Comune siano stati poi regolarmente svolti (si è parlato solo di sfuggita di «manifesti» e «di materiale pubblicitario» che sarebbe stato anche distribuito sullo stesso traghetto dalla Pro loco).

IL CONCORSO DEZIO

È stata poi la volta del luogotenente Pasquale Mattetti, carabiniere in servizio alla polizia giudiziaria della procura di Pescara, che nel 2007 ha svolto due indagini relative al cosiddetto concorso Dezio. La gara pubblica servì per coprire due posti da dirigente al Comune, uno dei quali fu occupato da Dezio che da uomo di staff divenne dirigente comunale a tempo indeterminato. Sulla questione gli avvocati degli imputati hanno sollevato una serie di eccezioni e proteste a raffica poiché Mattetti aveva già testimoniato nei due procedimenti che hanno portato alla condanna di Guido Dezio (sei mesi con sentenza del gup), e alla condanna a quattro mesi di D’Alfonso, nonché alla condanna a dieci mesi del dirigente regionale Giuseppe D’Urbano che avrebbe attestato il falso circa i titoli vantati da Dezio, consentendone così la vittoria nel concorso.

Il giudice Antonella Di Carlo ha tuttavia ammesso le domande del pubblico ministero poiché l'argomento è connesso al procedimento e perché agli imputati è contestata anche l'associazione a delinquere e dunque ai fini del processo è utile conoscere alcuni aspetti dei fatti già giudicati in primo grado da altri giudici.

LA REGIONE RISPONDE A DEZIO IN 14 MINUTI

Mattetti ha così riferito per sommi capi la storia delle due inchieste, dei documenti sequestrati fino alle recenti sentenze. Uno dei punti toccati è stato l'inquadramento nella categoria D3 di Guido Dezio già nel 2003 in qualità di funzionario del Comune, prima all'interno di una struttura denominata “l'ufficio del sindaco” e poi all'interno del “gabinetto del sindaco” con un contratto a tempo determinato. L'ufficiale di Pg ha detto in questo caso che per la copertura di quel posto «sarebbe stato necessario almeno un avviso pubblico, cosa che invece non è avvenuta». Fu poi bandito il concorso dal quale scaturirono le denunce degli allora consigliere di opposizione di centro destra e dalle indagini è emerso che il curriculum di Dezio non era agli atti, infatti non fu consegnato agli investigatori il giorno dei sequestri ma il giorno dopo, dal segretario del Comune Dandolo. Una indagine accurata sul protocollo informatico della Regione ha poi potuto provare come tra la richiesta di Dezio di un certificato che attestasse i suoi titoli alla Regione seguì una risposta in poco meno di 14 minuti.

Infatti gli investigatori hanno ritrovato il protocollo informatico di ingresso della richiesta di Dezio per avere un certificato che attestasse l'equiparazione delle mansioni svolte presso il gruppo della Margherita alla Regione a quelle dirigenziali. Poi hanno trovato il protocollo di uscita 14 minuti dopo con il certificato firmato da D’Urbano (il documento cardine che ha avvalorato i titoli di Dezio).

«Dalle indagini è poi emerso come la dipendente della regione. Marilena Angelozzi, che ha operato materialmente sul protocollo lo ha fatto in totale solo tre volte (due per il caso Dezio) ed abbiamo potuto appurare come di fianco a questa dipendente ci fosse anche il dirigente D’Urbano».

Nell'ambito del controesame la sempre attenta e preparata presidente del collegio giudicante ha invitato l'avvocato Spagnuolo, difensore di Dezio, a leggere il bigliettino inviato da D’Alfonso seduto qualche fila più dietro. Dopo un primo momento di imbarazzo e tentativi di negare, lo stesso D’Alfonso ha invitato a leggere la domanda scritta che doveva servire per il controesame. La domanda tecnica e strettamente legata a conoscenze normative specifiche sulle assunzioni di personale si è poi persa non essendo ritenuta ammissibile dal giudice.

In mattinata è stata rinviata la testimonianza di Gianfranco Giancaterino, all'epoca dei fatti cerimoniere personale dell'ex sindaco Luciano D'Alfonso. Il teste e' all'estero.

LA DIRIGENTE DEL COMUNE

Ha testimoniato anche la dirigente del Comune Emilia Fino. La donna ha riferito dei programmi complessi e della gara d'appalto per la riqualificazione dell'area di risulta. Tra le testimonianze anche quelle di due dipendenti dell'amministrazione comunale su una circolare interna in cui si stabiliva la necessita' del visto del sindaco per l'autorizzazione del suolo pubblico, in particolare per i provvedimenti riguardanti le aree di pregio. Uno dei testimoni ha detto che tale pratica e' utilizzata anche attualmente.

Intanto per la prossima udienza fissata per lunedì prossimo è previsto l'esaurimento dei testimoni dell'accusa. Sfileranno per l'intera giornata l'ex capo della squadra mobile Nicola Zupo, l'ex vice capo della polizia postale Roberto Di Benedetto, l'imprenditore Luigi Pierangeli, Antonio Di Matteo, Manuela Di Lullo, segretaria di Toto.

Si passerà poi ai testimoni indicati dalle difese che sono oltre una cinquantina per poi passare anche all'escussione degli imputati tra cui D’Alfonso, Dezio, Presutti, Leombroni, Cardinale.

Infine il giudice Di Carlo ha annunciato che per motivi tecnici salteranno tre udienze già calendarizzato tra ottobre e novembre per la gioia degli avvocati difensori.

Alessandro Biancardi  03/10/2011 18.03