Associazione partigiani: «via le camicie nere da piazza I maggio»

Alessandro Biancardi

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PESCARA. “Fascismo e Libertà” «infangano simbolo lavoratori. No a equivoci su democrazia e fasci repubblicani».

Un gazebo con alcune persone vestite in camicia nera e una bandiera tricolore con la scritta “Fascismo e Libertà” che sormonta un fascio sono apparsi ieri pomeriggio a piazza Primo Maggio a Pescara.

L’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia trova «scandalosa» sia la presenza di «questi fantasmi della storia patria», sia l’accostamento tra fascismo e libertà, specie «in una piazza che ricorda le lotte secolari dei lavoratori per la democrazia e diritti, cioè esattamente di quei valori dei quali il regime fascista è stato acerrimo e violento nemico».

«L’esistenza di alcuni individui vestiti come gli squadristi del 1922, ignorati per fortuna dalla gran massa dei pescaresi al passeggio», denuncia ancora l'associazione, «è però meno grave delle responsabilità e delle ignoranze di chi ha creato un clima che ha permesso la presenza anticostituzionale e antidemocratica di coloro che si rifanno alla più grande tragedia italiana del ventesimo secolo».

Anpi Pescara intende richiamare all’attenzione di società civile, media, politica e forze dell’ordine l’equivoco di chi «si rifà ad un regime totalitario sconfitto dalla Resistenza, dalla democrazia, dalla Repubblica e dalla Costituzione e usurpa la parola ‘libertà’, per la quale hanno dato il loro sangue migliaia di italiani - stavolta sì – autenticamente liberi».

«Non ci può essere alcuna sentenza di alcun tribunale che possa sdoganare l’orrore del fascismo», continua l'associazione che ritiene che sarebbe bastata anche solo l’esposizione di un simbolo come il fascio – tetro labaro di morte – perché se ne impedisse l’esibizione.

«Basta camice nere a Pescara. Basta esposizione di simboli vietati dalla Costituzione», vanno avanti i partigiani. «Basta dileggio dei valori costituzionali e democratici come piu’ volte indicato anche dal presidente della Repubblica. Anpi Pescara non si tira indietro e resiste al disprezzo della storia contro ogni forma di subdolo revisionismo».

03/10/2011 10.22