Primarie Montesilvano. Rc: «al Pd manca il coraggio di voltare pagina»

Alessandro Biancardi

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MONTESILVANO. Il centrosinistra continua a parlare di primarie ma di fatto l'accordo sembra allontanarsi ogni giorno di più.

Domani Pd, Sel, Idv e Psi dovrebbero trovare un punto d'incontro (e magari anche stabilire una data), dopo l'appuntamento sfumato dei giorni scorsi. Ma le distanze sembrano aumentare ogni giorno di più.

Ormai fuori dai giochi si pone Rifondazione Comunista le cui esigenze non corrispondono con quelle degli altri partiti oggi all'opposizione. «Discontinuità negli uomini e nei contenuti», avverte il segretario provinciale Corrado Di Sante, «liste pulite, selezione dei possibili candidati a sindaco solo tra coloro che non portino responsabilità politiche di questo passato sono un prerequisito eccezionale, ma doveroso per la storia di Montesilvano. Senza questo prerequisito è semplicemente ridicolo continuare a parlare di primarie».

Per Rifondazione «per riconquistare la fiducia dei cittadini occorre alla politica il coraggio di compiere scelte chiare e nette», un coraggio che mancherebbe al Pd «incapace di scegliere con nettezza la discontinuità rispetto al metodo ed ai contenuti di un governo cittadino basato sulla crescita del mattone».

Ma in queste ore Sel, che tiene sulla corda Pd, Idv e Psi, si pone delle domande circa l'esclusione dei candidati indagati e respinge con fermezza l'immagine di «fustigatore della classe politica» che qualcuno gli ha appiccicato addosso. E il coordinatore Giuseppe Nardinocchi,  chiede che «trattative così delicate ed importanti per la città» non vengano «condotte a forza di comunicati stampa». «La battaglia che dobbiamo sostenere», continua, «è contro il centrodestra e l'impressione che stiamo dando è quella ormai nota  che la sinistra è specializzata a farsi male da sola. Certo non sarà facile porre rimedio ai guasti che hanno combinato le ultime Amministrazioni, sopratutto l'ultima. Guasti economici, di immagine, di credibilità di questa città. Toccherà quindi alla “buona politica” resistere alla tentazione giustizialista e populista».

Ma per Nardinocchi «non basta “ringiovanire” per “rinnovare”. La Giunta Cordoma è fatta di giovani, quindi non  una questione di età. Quello che non aveva e non ha è il senso dello stato, del servizio alla Comunità, della fedeltà alle Istituzioni».

29/09/2011 8.58