Processo Ciclone, il poliziotto Pavone parla di tangenti e fughe di notizie

Alessandro Biancardi

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Processo Ciclone, il poliziotto Pavone parla di tangenti e fughe di notizie
PESCARA. E’ ripreso oggi dopo la pausa estiva il processo Ciclone per presunte tangenti a Montesilvano nell’era del sindaco Enzo Cantagallo.

E’ stata la volta di una lunghissima deposizione fiume del sostituto commissario Giancarlo Pavone, vice dell’ex comandante della Squadra Mobile, Nicola Zupo, che ha di fatto coordinato le indagini più delicate, da quella del Ciclone a quelle sulle presunte tangenti a Pescara. Pavone, aiutato dai documenti stipati nel suo computer portatile, ha ripercorso la cronistoria della indagine che portò all’arresto dell’ex sindaco Cantagallo a novembre del 2006 e all’incriminazione anche di altri suoi assessori di giunta, nonché imprenditori e dirigenti comunali.

 Il poliziotto ha ricordato che le indagini sono partite da alcuni esposti anonimi che la polizia giudiziaria ha voluto verificare poiché gli scritti, seppur diversi, presentavano alcune informazioni simili. Dopo i primi sommari riscontri sono scattate anche le intercettazioni telefoniche e ambientali (alcune di queste anche nella sala giunta, in una sala adiacente e nella stanza dl sindaco) ed è da queste che sono scaturiti i maggiori riscontri.  Dai discorsi di Cantagallo e altri, gli investigatori hanno potuto avere conferme di scambi di volumetrie, di progetti aggiustati per favorire imprenditori e di percentuali da pagare ai politici.  Pavone ha anche confermato che già dalle prime intercettazioni si è avuto il sospetto che gli imputati sapessero non solo di essere indagati ma anche di avere il telefono sotto controllo. Una circostanza strana e allarmante poiché le indagini erano iniziate da molto poche settimane e che soltanto gli addetti ai lavori potevano sapere.  Su questo aspetto Pavone ha riferito di essere venuto a conoscenza, tramite l'ispettore Pastore, che Cantagallo sapeva di essere sottoposto ad indagine. A Pastore l'avrebbe detto –secondo quanto riferito da Pavone- l'ispettore Colangelo a sua volta informato da Cantagallo stesso.  Tra gli indagati, infatti, figura anche un ex componente della Squadra mobile, Salvatore Colangelo, per omessa denuncia di notizia di reato. Secondo il pm il poliziotto avrebbe dovuto denunciare ai suoi superiori che Cantagallo sapeva delle indagini e dunque il segreto era stato violato.

«Nel 2006 Colangelo si presentò nella sala intercettazioni della procura per sapere delle indagini in corso», ha spiegato Pavone raccontando di un interessamento eccessivo del poliziotto annotando anche che «nel 2005 la figlia dell’ispettore Colangelo era stata assunta dall’amministarzione Cantgallo»

Chi aveva allertato l'ex sindaco con tanta tempestività? E’ un aspetto che rimane avvolto dal mistero nonostante alcune intercettazioni per alcuni avrebbero potuto indicare l’identikit del presunto informatore. Di fatto, però, questo aspetto è rimasto sprovvisto di prove solide ed anche il poliziotto Colangelo non viene indicato come “l’informatore” che dunque deve essere una terza persona.  Vi sono poi state moltissimi scontri tra accusa e difesa in molti momenti del processo ed il giudice Carmelo De Sanctis ha richiamato con fatica all’ordine più volte le parti invitandole a rispettare i tempi, a non sovrapporsi e a rispettare la procedura.  Sull'interpretazione di una intercettazione telefonica tra l'ex sindaco e Lamberto Di Pentima, ex capo di gabinetto del Comune di Montesilvano, per esempio, c’è stato un duro scontro con il pm Varone.

 Nella telefonata Cantagallo racconta di un colloquio con una persona, che gli investigatori ritengono trattarsi del comandante dei vigili di Montesilvano, Antonella Marsiglia, moglie dell' ex capo della squadra mobile, Nicola Zupo. Nello specifico l'ex primo cittadino riferisce a Di Pentima di aver chiesto a quella persona se sapeva qualcosa sulle indagini e questa, secondo Pavone, avrebbe risposto di non sapere nulla. In una intercettazione Cantagallo sarebbe stato molto duro con Marsiglia intimandole di dire tutto quello che sapeva in merito alle indagini.

Dopo questa fase Pavone ha parlato della parte delle indagini relative ai lavori dei fossi di scolo realizzati a Montesilvano dalla ditta Ferretti, sostenendo l'esistenza di anomalie nelle concessioni degli interventi. Soo stati affrontati i rapporti ambigui con gli imprenditori Ferretti e poi nel pomeriggio si è passati ad analizzare le incongruenze degli affidamenti dei lavori all’impresa di Bruno Chiulli.

Pavone ha inoltre raccontato delle risultanze delle indagini che provano una serie di cifre utilizzate da Cantgallo in contanti che non trovano riscontro e giustificazioni come l’acquisto del pianoforte trovato in casa dell’ex sindaco o l’aquisto della Mercedes o «i soldi delle tangenti investiti in un conto intestato alla madre» inuna banca di Dublino.

 Sono state ripercorse analiticamente le fasi di creazione delle delibere di giunta che hanno autorizzato nel tempo gli interventi per milioni di euro e che avrebbero contenuto vizi ma sopratutto sarebbero state il frutto di accordi corruttivi.

Nella sua deposizione Pavone ha spiegato che ci sono prove che testimoniano i pagamenti a cantagallo fin dal 2001 quando era “soltanto” assessore ai lavori pubblici e che molti degli aspetti più “antichi” non sono stati approfonditi perché molti dei presunti reati erano già in via di prescrizione.

L’udienza è proseguita per tutto il pomeriggio.

 a.b.  28/09/2011 15.59

* TUTTO SULL'INCHIESTA CICLONE