Trafficanti di droga incastrati da un pentito: tre arresti

Alessandro Biancardi

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Trafficanti di droga incastrati da un pentito: tre arresti
PESCARA. Gli arresti sono scattati stamattina. I trafficanti incastrati da uno spacciatore pentito.

«Un clan», «una tribù», «una famiglia che ha applicato a Pescara metodi delinquenziali propri di altre zone». Così il capo della Squadra mobile, Pierfrancesco Muriana, ha sintetizzato gli esiti di una indagine che ha scardinato un gruppo familiare di trafficanti di droga.

Questa mattina, infatti, la polizia ha dato esecuzione a tre ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal gip, Luca De Ninis, su richiesta del pm Barbara Del Bono.  I provvedimenti restrittivi traggono origine da un indagine della Squadra Mobile, avviata lo scorso 9 luglio sulle dichiarazioni di un giovane pescarese di 30 anni che ha confessato di essere uno spacciatore di lungo corso («almeno 10 anni») e che dal 2007 si riforniva in maniera continuativa da una famiglia di napoletani che ha un distributore di carburante a Porta Nuova.

Il pusher -che ha dato la stura all’indagine con una collaborazione che gli stessi inquirenti hanno definito «piena»- è attualmente in carcere, comunque un luogo molto sicuro per lui che era stato minacciato anche con armi da fuoco dai componenti del clan affinchè restituisse una somma di 16mila euro, il prezzo di 4 chili di marijuana che aveva acquistato e doveva piazzare e rivendere.

Ai poliziotti il giovane aveva confessato lo scorso luglio di rifornirsi abitualmente di consistenti quantitativi anche di cocaina. Le cose erano, per così dire, andate lisce fino al giugno scorso, quando si era di fatto trovato nell’impossibilità di rivendere l’intrera partita di 4 chilogrammi di marijuana. Secondo gli accordi la somma dei 16mila euro doveva essere restituita entro 15 giorni ma il pusher non era stato in grado di vendere tutto il quantitativo e non poteva pagare.

Da allora il giovane era stato ripetutamente e gravemente intimorito dai suoi fornitori per estinguere il debito. Non contenti del pagamento parziale di 3mila euro ricevuto.

La situazione era diventata di fatto insostenibile ed il giovane, che aveva tra l’altro indotto il proprio genitore, del tutto inconsapevole, ad elargirgli consistenti somme di denaro, si era deciso di affidarsi, nel giorno fissato a mò di ultimatum per il pagamento, alla polizia per uscire dall’impasse.

Il caso ha voluto che proprio mentre il giovane era in questura era arrivata l’ennesima minaccia al telefono, minaccia che i poliziotti sono riusciti a registrare.

In quella occasione le due parti sono accordate per un incontro al quale lo spacciatore è andato -assistito dalla discreta presenza della polizia. Il posto prescelto era stato stabilito in  un rimessaggio nautico lungo il fiume Pescara e al momento della consegna della somma i poliziotti della Mobile, appostati nei paraggi in modo da osservare ogni  movimento, hanno fatto scattare gli arresti in flagranza.

Era il 9 luglio e agli arresti finì per il reato di estorsione, uno dei trafficanti, identificato in  Arturo Santillo, nato nel ‘77 a Mugnano di Napoli, residente in provincia di Pescara, trovato con indosso i soldi, segnati dalla polizia, estorti alla sua vittima.

Nell’immediato prosieguo dell’attività, ad ulteriore riscontro della genuinità del racconto fatto alla polizia, si è riusciti a recuperare, su indicazione del giovane, due chili di marijuana, parte residua dei quattro chilogrammi.  Anche la vittima dell’estorsione è stata poi arrestata per spaccio e si trova tutt’ora in carcere.

Gli ulteriori sviluppi si sono avuti oggi a conclusione dell’ulteriore trance di indagine.

Sono così scattati gli arresti per Santillo con un nuovo ordine di custaodia cautelare notificato in carcere, per Vincenzo  Scognamiglio, nato a Napoli nel ‘78, residente in provincia di Pescara e Ciro Granieri, nato a Napoli nel ‘87, residente in provincia di Pescara per i reati di spaccio di sostanze stupefacenti e di estorsione continuata.

Scogliamiglio e Granieri sono cognati e imparentati con Santillo, e la polizia avrebbe accertato che almeno dal 2007 la famiglia si sarebbe occupata in via parallela anche dello spaccio di droga.

«Le indagini non sono concluse», ha spiegato il capo della Mobile, Muriana, «stiamo verificando molte altre informazioni emerse e procederemo per gradi, certo è che è probabile che vi siano contatti con altri territori e organizzazioni malavitose per il rifornimento della droga».

Gli indagati sarebbero più di 5 tra cui anche altri componenti del nucleo familiare.

Hanno diretto l’indagine anceh il vice di Muriana, Dante Cosentino e l'ispettore capo, Costanzo Pastore.

10/09/2011 12.44