Stabilizzazioni alla Provincia di Pescara, Tar respinge ricorso dei precari

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Il Tar di Pescara, il 7 luglio scorso, ha respinto il ricorso presentato dagli ex precari della Provincia contro l’Ente.

PESCARA. Il Tar di Pescara, il 7 luglio scorso, ha respinto il ricorso presentato dagli ex precari della Provincia contro l’Ente.

La vicenda dei 66 ex lavoratori rimasti a piedi dopo che la Provincia non aveva disposto la stabilizzazione è stata trascinata nelle aule giudiziarie.

Dopo il ricorso al giudice ordinario per far valere il diritto all’assunzione, i lavoratori si sono rivolti al tribunale amministrativo di Pescara (sezione prima) e proprio da questo hanno incassato il duro colpo.

I precari contestavano la rielaborazione del piano triennale del personale che avrebbe «annullato gli impegni precedenti, violando immotivatamente ogni disposizione in materia, con eccesso di potere, nonché in spregio dei canoni di buona amministrazione». I ricorrenti hanno insistito sulla «validità del precedente piano di stabilizzazione e sulla illegittimità degli atti impugnati».

La Provincia ha eccepito il difetto di giurisdizione e la carenza di interesse e ha sottolineato la «mutata situazione fattuale e giuridica». Insomma, meno soldi a disposizione e impossibilità a procedere con le stabilizzazioni.

Per il Tar, così si legge nel testo della sentenza firmata da Umberto Zuballi (presidente), Michele Eliantonio (consigliere), Dino Nazzaro (consigliere, estensore) l’accordo di stabilizzazione non è vincolante sia perché nel caso in questione non è previsto alcun contratto sindacale, sia perché accordi del genere sono flessibili e tengono conto delle possibilità finanziarie, della dotazione organica e della programmazione triennale dell’Ente.

A mettere poi in discussione la situazione contrattuale dei 66 precari, sarebbero stati i problemi economici della Provincia. La situazione debitoria dell’Ente, si legge ancora nella sentenza, «che al 31/12/ 2009 aveva debiti pari a 107.686.239, 93 e che ha dovuto sopprimere 145 unità lavorative, lo ha spinto a ridurre le assunzioni e ad attuare gradualmente il piano triennale».

Inoltre «alla data del 13.7.2010», scrivono sempre i giudici, «nessuno dei ricorrenti ha ancora maturato il requisito triennale e, quindi, potrebbe loro essere riconosciuto solo un eventuale interesse strumentale all'annullamento del provvedimento, che, però, è immune dalle censure dedotte, essendo frutto di un'elaborata e complessa analisi amministrativo-contabile che ha dovuto conformarsi a principi e regole normative». Infine, potrebbe suonare come una “rassicurazione” il passaggio della sentenza in cui si sottolinea che l’atto della Provincia «non rappresenta affatto un diniego diretto ed immotivato alle stabilizzazioni “de futuro” bensì un bilancio di previsione di spesa per il personale nell'anno 2010 che, avendo un totale di 412 dipendenti, superiori ai parametri prestabiliti di 394 unità, non prevede, stante il limite di spesa del 40%, la possibilità di procedere ad ulteriori assunzioni».

Anche sullo scorrimento della graduatoria il Tar si esprime a favore della Provincia che si sarebbe comportata in linea con la «facoltà amministrativa attribuita dalla legge alle amministrazioni, una volta andato a vuoto la procedura di mobilità esterna del personale, ed è stata legittimamente esercitata anche perchè vi è già un concorso pubblico espletato ed una graduatoria ancora valida». Le spese di giudizio sono state compensate.

 03/09/2011 11.23