D’Ambrosio, Bernardini, Ferrante e Di Giamberardino indagati per peculato, falso e abuso

Alessandro Biancardi

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GIORGIO D'AMBROSIO

GIORGIO D'AMBROSIO

PESCARA. Le perquisizioni all’Ato arrivano in un momento già particolarmente delicato. E a preoccupare non sono tanto i poliziotti che rovistano quanto la notizia di una nuova inchiesta sulla gestione Ato targata D’Ambrosio.

Gli agenti della Digos di Pescara e uomini della polizia giudiziaria della procura di Pescara, coordinati dal pm Valentina D’Agostino, hanno formalmente indagato Giorgio D’Ambrosio, Vincenzo Di Giamberardino, Fabio Ferrante e Fabrizio Bernardini per peculato, falso in atto pubblico ed abuso d’ufficio.

Le perquisizioni nella sede dell’Ato4 pescarese ed in alcune abitazioni sono durate tutta la mattinata.

Alle 8 una quindicina di agenti della Digos di Pescara hanno bloccato l’ingresso ai tredici dipendenti dell’ente che dovrebbe controllare il servizio idrico integrato gestito dall’Aca. Ente già commissariato ed ora diretto dal dirigente regionale Pierluigi Caputi. Sono durate quattro ore le operazioni della Digos che hanno tra l’altro notificato gli avvisi di garanzia agli indagati Giorgio D’Ambrosio (presidente Ato fino al 2007), Vincenzo Di Giamberardino (dipendente Ato, istruttore amministrativo), Fabio Ferrante (istruttivo direttivo amministrativo), Fabrizio Bernardini (segretario generale).

Alle 11 i dipendenti erano già nelle proprie postazioni nonostante fossero ancora in corso le operazioni di sequestro.

Abbastanza tesi gli impiegati sorpresi ed imbarazzati, mentre più rilassato era il segretario generale Fabrizio Bernardini che ha approfittato della pausa per un caffè e una PERQUISIZIONI ATOmerendina al distributore automatico. Mentre gli agenti sequestravano tantissimi faldoni blu e copiavano gli hard disk, il segretario generale dell’Ato, nonché segretario generale della Provincia di Pescara, Fabrizio Bernardini, si poneva alcune domande ad alta voce sull’indagine. «Mi dicono che sono stato “cattivo”», ha detto serenamente, «ma non capisco su cosa, magari lo leggerò dai vostri articoli».

Si parla di assunzioni e stanno sequestrando delibere…

«Qui le assunzioni in questi anni non sono state nemmeno fatte ma solo quelle a tempo determinato», ha replicato, « e poi secondo voi un eventuale magagna passa per atti pubblici?».

Intanto due agenti hanno messo sotto sequestro una stanza all’interno della sede dell’Ato dove è stato chiuso del materiale che la polizia giudiziaria dovrà venire a prendere.

Domani un perito contabile si recherà di nuovo negli uffici per analizzare le carte relative alla amministrazione. Tra oggi e domani saranno interrogati anche tutti i dipendenti. A scandagliare ogni angolo degli uffici dell’Ato sono poi rimasti in quattro.

In mattinata sono state perquisite anche le abitazioni di Giorgio D’Ambrosio e di Vincenzo Di Giamberardino, istruttore amministrativo dell’Ato e assessore nel Comune di Pianella. Le indagini, partite sei mesi fa da un esposto, si concentrano su fatti accaduti dall’anno 2006 in poi, quando D’Ambrosio era presidente.

Secondo la Procura, gli indagati avrebbero utilizzato indebitamente risorse economiche per finalità diverse da quelle istituzionali.

Gli inquirenti hanno sequestrato una sfilza di delibere del Consiglio d’Amministrazione nelle quali si andrà a cercare l’eventuale falsificazione di atti pubblici di cui si accusano gli indagati. In particolare sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti sono finite le assunzioni all’interno dell’Ato, nonchè l’utilizzo delle auto di servizio, l’uso della sede e delle risorse dell’Ato distolte per la campagna elettorale personale dell’allora presidente, nonché parlamentare, Giorgio D’Ambrosio.

Insomma ancora una volta sotto accusa sarebbero le assunzioni, magari dirette, e di persone non proprio estranee alla politica.

Non mancano, appena sotto il poster della Madonna di Medjugorie, i vecchi “santini” elettorali e una grande foto dell’ex presidente D’Ambrosio ancora appesi alle pareti di una stanza dell’amministrazione.

Quasi una venerazione per quel presidente che poteva contare sempre sull’aiuto dei suoi collaboratori che si portava dietro dovunque andasse.

Nel suo peregrinare l’ha seguito anche Fabio Ferrante, uomo di fiducia di D’Ambrosio, suo portaborse ai tempi dell’esperienza parlamentare ed ora dipendente Ato.

Stessa storia per Vincenzo Di Giamberardino, oggi assessore al Comune di Pianella nella giunta D’Ambrosio, indagato per una presunta spintarella ad una vigilessa da stabilizzare, dipendente dell’Ato da alcuni anni forse in seguito ad una selezione pubblica o ad un concorso brillantemente superato.

Sull’incompatibilità e sul conflitto d’interessi di queste due nomine (entrambi i dipendenti ricoprono cariche pubbliche all’interno di amministrazioni nel pescarese), si era espressa l’associazione Codici che aveva inviato formale diffida ad adempiere all’Ato «affinchè desse una risposta e si attivasse per rilevare e sanzionare questa che pare a tutti gli effetti una palese violazione dello statuto». Alle 12 l’incubo per i dipendenti è terminato e si è tornati a parlare intorno al desk all’ingresso. Intanto gli inquirenti sembrano aver preso di mira le spese per il carburante, per l’autostrada e per il noleggio delle auto, spese che saranno scandagliate e studiate.

Sembrerebbe che particolare attenzione sia stata riservata alle delibere (quelle mai inserite sul sito dell’Ato) dal 2006 al 2010 e alle fatture pagate con carta di credito dell’ente.

Misteri che saranno chiariti da questa ennesima inchiesta sulla pubblica amministrazione.

D’AMBROSIO:«SEMPRE CORRETTO E TRASPARENTE»

D’Ambrosio si dice tranquillo per sé e per i suoi collaboratori. «Nel merito, per ora», ha detto, «mi preme solo ricordare che, in qualità di presidente dell’Ato 4, ho sempre operato nella massima correttezza e trasparenza, e sono fermamente convinto della buona fede dei miei collaboratori di allora. Chiariremo ruoli e competenze, ancora una volta, dinanzi agli Organi inquirenti, ma siamo tranquilli in quanto consapevoli di aver svolto sempre con scrupolosità il nostro lavoro all’interno dell’Ente d’Ambito Pescarese».

Si dice tranquillo anche l'assessore Di Giamberardino. «Ribadisco la piena fiducia nell’operato della magistratura. Sono sereno e tengo a precisare che non sono indagato per alcuna presunta ‘spintarella’. Saranno gli Organi inquirenti a fare presto luce sulla vicenda. Nel frattempo continuerò a lavorare correttamente, come ho sempre fatto».

RIFONDAZIONE: «INDECENTE AUMENTARE LE TARIFFE» 

«L'ennesima inchiesta sull'ATO dovrebbe far riflettere gli amministratori dell'ACA e quei sindaci, componenti l'assemblea dell'ente d'ambito, che hanno sostenuto gli aumenti delle tariffe, sulla impossibilità e persino sull'indecenza, in questo contesto, di tale proposta», commenta il segretario provinciale di Prc, Corrado Di Sante. «I capi di imputazione di quest'ultima indagine confermano quanto da sempre denunciato da Rifondazione Comunista sui metodi del “partito dell'acqua”. Recentemente D'Ambrosio aveva pronosticato la scomparsa di Rifondazione Comunista “per il suo assoluto integralismo”. Al di là delle conseguenze giudiziarie per gli indagati», chiude Di Sante, «è evidente che a scomparire è la credibilità di certi personaggi nella gestione degli enti preposti al ciclo idrico integrato, sotto il cumulo delle inchieste».

 Manuela Rosa  28/09/2010 16.24