Roselli e la passione per l'Urbanistica: «ha curato il settore per 15 anni »

Alessandro Biancardi

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Roselli e la passione per l'Urbanistica: «ha curato il settore per 15 anni »
LE CARTE DELL'INCHIESTA. SPOLTORE. Il progetto delle “due torri” redatto da Marino Roselli. L'architetto Orlando conferma: «il 90% del lavoro fatto nel suo ufficio con lui e due collaboratori».

Quello delle “due torri” della ditta Villa Costruzioni è stato un progetto contrastato che più volte ha creato in città forti discussioni. La vicenda ha inizio nel 1997 quando la ditta di Alesio Carletti ha chiesto al Comune di Spoltore l'approvazione del progetto che prevedeva la realizzazione di circa 70 appartamenti e locali commerciali in due torri alte quasi 40 metri, all’incrocio tra via Italia e viale Europa a Villa Raspa e proprio a ridosso del fiume.

Il progetto ha avuto un lungo iter autorizzativo, vista la vicinanza dell'area alla sponda sinistra del Pescara, e dovendosi affrontare le questioni tecniche relative ai rischi di esondazione. Lo spunto investigativo viene fornito agli inquirenti della Procura pescarese (titolare dell'indagine il pm Gennaro Varone) dall'ex responsabile all'Urbanistica Giuseppe De Sanctis che parlò con gli inquirenti raccontando dettagli e circostanze. E il gip Sarandrea poi annota:  «Gli accertamenti condotti hanno consentito di appurare la fondatezza delle dichiarazioni rese».

Dal racconto emerge un ruolo ben preciso di Marino Roselli, già assessore all'urbanistica quando venne eletto il sindaco Appignani. De Sanctis confermò: «Roselli ha curato sempre il settore urbanistico di Spoltore sia direttamente che indirettamente per circa 15 anni fino ad un mese fa. E' una creatura politica di Luciano D'Alfonso con il quale ha collaborato fino a dicembre 2008, periodo in cui D'Alfonso è caduto in guai giudiziari. Da quella data Roselli ha cercato altri appoggi politici importanti, stringendo rapporti e conservando il rapporto privilegiato con il senatore Marini Franco e con l'onorevole Giorgio D'Ambrosio con il quale collabora tutt'ora». E la procura scopre che l'ex presidente del Consiglio regionale è molto vicino anche ad alcuni imprenditori tra i quali Luigi Zampacorta, titolare delle Edil Ci.Za sas, la Raspa s.a.s., la Villa Costruzioni ma anche la Franchi Edilizia di Gabriele Franchi. Una vicinanza che negli anni è stata dimostrata anche dai contributi elettorali, in chiaro. La sede elettorale permanente di Roselli, quella in via Italia a Villa Raspa (dove per anni campeggiava una foto di Roselli con la scritta ''a testa alta'') è di proprietà di Zampacorta e Roselli non avrebbe «mai corrisposto alcun canone d'affitto».

Nel 1994 viene approvato il primo piano regolatore che aveva previsto che si potesse intervenire lungo il fiume. Tre anni dopo arriva la proposta delle torri ma l'iter è farraginoso e arranca. Sia a causa dell’impatto ambientale delle due costruzioni, ma anche per i problemi legati alla distanza dal fiume.

«Il sindaco Renzetti», racconta il testimone durante l'audizione con la Procura, «rifiutò di approvare il piano così come redatto perchè carente da tutti i punti di vista tant'è che la giunta cadde proprio a seguito della non approvazione del progetto (97-2000). Nel 2001 arriva il commissario prefettizio Antonio Dandolo. Il piano Villa Costruzioni fu adottato con 12 prescrizioni che snaturavano il piano che sarebbe stato opportuno rimodulare». Sempre De Sanctis dice: «senza paura di rilasciare dichiarazioni infamanti Dandolo, commissario prefettizio, per strana combinazione fu chiamato poi da D'Alfonso per ricoprire l'incarico di direttore generale del Comune di Pescara».

Lo stesso Dandolo è stato rinviato a giudizio lo scorso febbraio insieme all'ex sindaco nell'ambito dell'inchiesta Housework.

«IL PROGETTO E' DI MARINO ROSELLI»

Il progetto delle due torri viene firmato dall'architetto Maria Giovanna Orlando ma di fatto redatto, suggerisce De Sanctis agli inquirenti, dallo studio di Roselli, «presumibilmente con il fratello Elvio».

La procura verifica la segnalazione della fonte e scrive nuovamente: «in seguito agli accertamenti è stata appurata la fondatezza delle dichiarazioni rese». «Risulta», scrive il gip Sarandrea, «che il progetto edilizio fosse stato in realtà realizzato da Roselli che non figurava come autore per evitare l'emersione di collegamenti diretti con Zampacorta e Alesio Carletti proprietari della Villa Costruzioni». A novembre del 2010 l'architetto Maria Giovanna Orlando, redattrice ufficiale del piano, conferma che è stato Roselli ad occuparsi del lavoro.

«Il progetto», racconta la professionista, «l'abbiamo elaborato in più persone presso lo studio dell'architetto Marino Roselli iniziando circa sette anni fa portandolo avanti per un paio d'anni. Mi chiamò l'architetto Roselli e mi disse se potevo fare il citato progetto, gli risposi che da sola non ero in grado di portarlo avanti e quindi se se lo si faceva insieme poteva essere svolto. Quindi si fece un gruppo formato da me, da Roselli e da due collaboratori di Roselli. Il progetto è stato eseguito al 90% presso lo studio di Roselli ed il restante presso il mio studio. Incontrai i titolari del progetto (Carletti) la prima volta presso lo studio di Marino Roselli per verificare l'andamento del lavoro di progettazione poi presso il Comune di Spoltore dove ero andata per presentare alcune copie del progetto. Da loro non ho mai avuto un incarico perchè è mia abitudine instaurare il rapporto di fiducia con il lavoro, essendo io insegnante presso il liceo artistico di Pescara».

Appunti manoscritti e tavole progettuali delle due torri vengono poi trovati a casa e nell'ufficio dell'ex presidente del Consiglio regionale del Pd, poi passato in Api, nel corso della perquisizione del 7 aprile 2010. Gli inquirenti hanno trovato anche un verbale dell' 11 settembre del 2003 della commissione edilizia del Comune tra i cui componenti vi era Elvio Roselli, il fratello. E nel verbale, al punto della discussione sulla costruzione delle due torri, si legge: «esce l'architetto Roselli in quanto interessato al progetto».  Nella riunione del 14 maggio 2003 «in presenza del firmatario architetto Orlando», annota la procura, «è Elvio Roselli che illustra la bozza di idea progettuale».

GLI ARGINI DEL FIUME

Durante le perquisizioni nello studio di Roselli viene sequestrato anche un appunto manoscritto in cui, scrive il gip Sarandrea, «Roselli tentava di trovare una soluzione al problema per evitare che si applicasse la distanza minima dei 25 metri dall’argine del fiume e non far ricadere dunque il fabbricato nella zona di divieto assoluto di edificabilità».  Quindi, aggiunge ancora il giudice, «nel manoscritto in esame la soluzione trovata da Roselli era quella di incidere sulla presenza degli argini». «All'epoca dei fatti», si legge ancora nell'ordinanza di custodia cautelare, «emerge che Marino Roselli, in veste di presidente del Consiglio regionale d'Abruzzo, convocasse il segretario dell'Autorità di Bacino, Angelo Mario D'Eramo, nel proprio ufficio di presidenza del Consiglio regionale per sollecitare soluzioni di pratiche a lui care come il progetto della Villa Costruzioni. E' altrettanto plausibile», annota sempre il giudice, «che la richiesta di compatibilità idraulica fosse ''sfuggita'' all'attenzione di D'Eramo per soddisfare la volontà del presidente Roselli, ben sapendo quest'ultimo che la compatibilità idraulica avrebbe posto una pregiudiziale insuperabile sulla realizzazione del consolidamento spondale e la modifica degli argini del fiume Pescara, con il conseguente aumento della fascia di protezione integrale da10 metri a 25 metri».

«Appare evidente», annota a pagina 100 il giudice, «che l'ingegner D'Eramo fosse condizionato da Roselli e dagli imprenditori ad esso collegati, Zampacorta e Carletti avendo, ad avviso di questo giudice, strumentalmente assimilato nel loro interesse una difesa spondale ad un argine al solo fine di consentire al progetto edilizio di ottenere la distanza minima di 10 metri dalla fascia di protezione integrale invero dei 25 metri»

Oggi D'Eramo risulta indagato per falso materiale in atto pubblico per aver «certificato falsamente correzione di un errore sulla profondità della fascia di pericolosità idraulica, entro cui insisteva vincolo di inedificabilità assoluta».

DI GREGORIO SVANTAGGIATO

Non avrebbe goduto dello stesso appoggio il progetto di piano di recupero di edilizia urbanistica a Villa Raspa presentato dall’impresa Di Gregorio. Il Comune infatti ha tergiversato per lungo tempo nonostante fosse in possesso di tutta la documentazione. Un’inerzia che andò avanti per più di 18 mesi poi la ditta Di Gregorio si rivolse al Tar che, valutato il silenzio dell’amministrazione come inadempimento, il 5 novembre del 2009 accolse il ricorso. Non un fatto a se stante, sostiene la procura, ma che si inserisce a pieno titolo in questa indagine perchè, scrive Sarandrea «lo stesso atteggiamento di particolare favore mostrato dagli indagati in relazione all’iter procedurale volto all’approvazione del piano di recupero Villa Costruzioni non è stato assunto con riguardo alla richiesta di approvazione di altro analogo progetto, quello detto piano di recupero Di Gregorio sebbene risultasse rispettoso delle norme del piano regolatore del Comune di Spoltore».

Più volte Di Gregorio incontrò il sindaco. Lo stesso Ranghelli spiegò che «si doveva attendere prima il completamento dell'iter di approvazione» delle due torri «non fornendo alcuna risposta alla richiesta di chiarimenti in ordine al nesso tra i due progetti».

«Deve rilevarsi», scrive il gip, «come lo stesso atteggiamento di particolare favore mostrato dagli indagati in relazione all'iter procedurale volto all'approvazione del piano di recupero Villa Costruzioni non è stato assunto con riguardo alla richiesta» del progetto Di Gregorio, «sebbene lo stesso risultasse rispettoso delle norme del Prg del Comune». La bocciatura e i rinvii continui, sostiene il gip, sarebbero avvenuti «sulla base di motivazioni assunte dal Consiglio ritenute pretestuose e strumentali».

Alessandra Lotti   29/07/2011 10.18

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