Il governo ombra di Spoltore: la cabina di regia per pilotare giunta e consiglio

Alessandro Biancardi

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Il governo ombra di Spoltore: la cabina di regia per pilotare giunta e consiglio
LE CARTE DELL'INCHIESTA. SPOLTORE. Avevano costituito una sorta di Consiglio comunale ombra o una giunta occulta. Una sottospecie di P4 di paese che riusciva però a determinare le decisione degli organi istituzionali “democratici”.

Emerge una realtà inquietante dalle carte dell'inchiesta su urbanistica, appalti e rifiuti a Spoltore. Nelle 100 pagine dell'ordinanza di custodia cautelare controfirmata dal giudice per le indagini preliminari, Gianluca Sarandrea, ci sono numerosi particolari che mettono in luce come alcuni personaggi politici e amministratori decidessero da soli, ed al bar, le sorti della cittadina in provincia di Pescara, delegando alla giunta comunale ed al consiglio (quelli veri) soltanto un mero potere di ratifica. Era meglio riunirsi davanti ad un caffè nel centro commerciale Arca per poter parlare indisturbati e magari tranquillamente lontano dalle cimici della procura. Anche per la giunta ombra valevano le convocazioni formali che avvenivano spesso attraverso Sms e se ne indicava orari, luogo ed eventuale ordine del giorno. Si discuteva di incarichi di progettisti, di urbanistica, di piano regolatore, di cambiamento di destinazione d’uso per agevolare questo o quel costruttore ma sempre dietro la regia dell’ex presidente del consiglio, ex vice presidente della provincia di Pescara, Marino Roselli, architetto impegnatissimo nella sua Spoltore.

Per questo il giudice ha ritenuto fondata la richiesta del pubblico ministero, Gennaro Varone, di contestare il reato di associazione a delinquere (il più grave) al sindaco Franco Ranghelli, Marino Roselli, Luciano Vernamonte, Ernesto Partenza, Alessandro D’Onofrio e Pino Luigioni.

Questi personaggi si sarebbero associati allo scopo di «commettere un numero indeterminato di delitti contro la pubblica amministrazione» e solo in parte contestate nell'ordinanza facendo parte di un organo decisionale denominato dagli stessi attori “cabina di regia”.

La cabina di regia era un modo per eterodirigere la vita amministrativa del Comune guidando la maggioranza secondo i voleri dei partecipanti storici all’assemblea “ombra”. Dietro le riunioni c’erano interessi personali, clientelismo, favori da fare e da ricevere, la “sponsorizzazione” del’azienda di turno, la pianificazione degli appalti e delle procedure da seguire…

DENTRO LA CABINA

RANGHELLI. Il ruolo del primo cittadino è complesso e secondo il giudice era questi che strumentalizzava i poteri connessi alle sue funzioni pubbliche per tradurre le decisioni prese nelle cabine di regia in atti aventi efficacia amministrativa, contrari ai suoi doveri d'ufficio in quanto avrebbe ripetutamente violato le norme basilari sul buon andamento, imparzialità della pubblica amministrazione. Il primo cittadino avrebbe più volte proposto delibere di natura clientelare adoperarsi attivamente per la loro approvazione e non avrebbe nemmeno esitato a compiere o delegare le attività illecite (tra queste alcune attività di concussione e falso) pur di ottenere i risultati auspicati.

ROSELLI. L'ex presidente del consiglio regionale e l'uomo più votato, dopo l’esperienza rgionale, era ritornato ad essere libero professonista non rivestendo alcun ruolo istituzionale (solo quello politico di referente del partito politico Api). Partecipava sempre alle riunioni della cabina di regia «in forza del sottostante accordo corruttivo con il sindaco», scrive il gip, «al quale assicurava il proprio appoggio politico in cambio della facoltà di gestire la cosa pubblica funzionalmente ai propri interessi, in particolare quelli inerenti la sua professione di architetto sulle cui esigenze poteva modellare le regolazioni del settore urbanistico-edilizio, previo accordo con gli imprenditori edili cointeressati». Roselli avrebbe dunque potuto spendere con gli imprenditori i sui legami strettissimi con il sindaco per poi poter garantire i risultati edilizi sperati.

Viene indicato nelle carte dell'inchiesta come «importante architetto» che aveva «il ruolo di collegamento tra l'amministrazione comunale e gli imprenditori che intendevano trarre un vantaggio di natura economica a discapito della legalità e della trasparenza amministrativa potendo intervenire in maniera rilevante in molti settori per condizionarne le scelte, potendo anche disporre di un seguito elettorale notevole».

Secondo la procura l'architetto avrebbe raggiunto un ruolo dominante nel mercato locale dei professionisti potendosi occupare non solo dei progetti che i privati commissionavano ma anche potendo assicurare «con ragionevole certezza in anticipo il contenuto di atti amministrativi dell'ente locale».

VERNAMONTE. Fino allo scorso anno ex vice presidente del consiglio di amministrazione della società Ambiente spa, poi diventato vertice della Ecologica (società privata che fa capo alla Deco e che partecipa ad Ambiente spa). Anche lui partecipava alle cabine di regia «in forza dell'accordo corruttivo con il sindaco Ranghelli al quale assicurava il proprio appoggio politico in cambio della facoltà di gestire la cosa pubblica». Insieme a Rosselli, Vernamonte, viene indicato come il reale controllore delle maggioranze necessarie al governo della città assumendo «un reale controllo sull'attività dell'attuale sindaco, di tutta l’amministrazone comunale riuscendo in gran parte ad asservire le scelte assembleari ai loro interessi di natura privata».

PARTENZA. Anche l'assessore Partenza partecipava alle giunte ombra proprio in qualità di assessore del Comune e secondo le indagini della Forestale vi partecipava «condividendone i fini e le modalità operative dell'associazione a delinquere esercitando il suo potere relativo alla carica pubblica». Alla giunta ombra partecipavano inoltre anche il consigliere Luigioni e l'imprenditore D’Onofrio che poteva incidere sulle scelte amministrative «potendo modellarle meglio sui suoi interessi economici».

GLI ESPOSTI ANONIMI NON CESTINATI

L'indagine viene definita «minuziosa e complessa» dallo stesso giudice per le indagini preliminari e nasce da una serie di esposti anonimi giunti al comando provinciale della Forestale su presunti abusi edilizi realizzati in occasione della costruzione del centro commerciale City Moda. Proprio gli esposti anonimi furono alla base dell’altra inchiesta sull’urbanistica a Montesilvano che nel 2006 portò all’arresto del sindaco Enzo Cantgallo.

Il filone che riguarda City Moda sarebbe uno di quelli non esauriti e possa riservare ulteriori sorprese. Altri esposti anonimi, invece, parlavano di presunte violazioni degli amministratori del Comune di Spoltore per l'approvazione della pratica inerente il cosiddetto Piano di recupero edilizio “La Villa Costruzioni srl”.

«L'indagine ha portato all'emersioine di una condizione strutturale di deviazione della formazione della volontà dell'ente locale», scrive il gip Sarandrea, «in quanto le deliberazioni formalmente assunte dagli organi assembleari sono state diverse volte programmate -spesso anche precostituite- nell'ambito di un consesso, del quale risultano del tutto estranei i caratteri della partecipazione democratica, della trasparenza e che ha preceduto e di fatto sostituito quelli dove tali decisioni avrebbero dovuto correttamente formarsi».

Era la cabina di regia che condizionava chiaramente l'attività del consiglio e della giunta piegando, dietro l'apparente schermo del perseguimento di interessi pubblici, «mere istanze di natura privata».

«Attraverso tale struttura - il cui carattere della stabilità e della illiceità dei presupposti lasciano chiaramente ipotizzare la sussistenza del delitto di associazione a delinquere si sia sinora verificato e- si ritiene che tuttora si verifichi un sistematico stravolgimento della funzione pubblica, costituendo la sede in cui vengono perseguiti gli interessi privati dei singoli partecipanti o di soggetti terzi a costoro comunque legati da rapporti di natura affaristica».

Il giudice esclude categoricamente anche l’assimilazione di queste riunioni segrete e riservate ai cosiddetti “pre-consigli” proprio perché vi sono una serie di finalità che spesso nulla hanno a che fare con l'interesse pubblico.

Alle famose riunioni si sono poi aggiunti anche altri politici imprenditori come Marcello Sborgia e Luigi Zampacorta interessati alle decisioni da assumere in prima persona. Il ruolo verticistico di questo organismo ombra è però assegnato dal giudice a Roselli e Vernamonte.

RANGHELLI: «UN TAVOLO POLITICO»

Il sindaco che aveva già subito perquisizioni ed era stato ascoltato dal pubblico ministero Varone lo scorso 2 dicembre 2010 aveva spiegato che la cabina di regia non era altro che un organismo politico nel quale Roselli e Vernamonte partecipavano.

Il giudice, però, sostiene di non credere alle spiegazioni del primo cittadino poiché tale struttura, pur presente nel programma elettorale, appare in concreto «stravolta nei fini ad essa assegnati istituzionalmente» in quanto rappresenta, non un organismo dove le esigenze di gruppi elettorali trovano la sede di naturale composizione in vista dell'interesse pubblico, quanto piuttosto «il luogo ove concordare con rappresentanti solo di una limitata parte di un gruppo sociale la realizzazione di interessi privati che nulla hanno a che vedere con la funzione di una azione tendente al raggiungimento di contrapposte esigenze nella prospettiva di un fine pubblico».

Proprio «la permanenza e la stabilità» delle cabine di regia avrebbe determinato il giudice a contestare il grave reato dell'associazione a delinquere, una «stabilità» che non sarebbe venuta meno nemmeno dopo gli interrogatori, le perquisizioni e che dopo un paio di settimane di stop sembra essere ripresa come se nulla fosse.

A proposito degli interessi privati e di fini occulti uno degli argomenti all'ordine del giorno della cabina di regia tenutasi il 30 dicembre 2009 era quello della gara d'appalto per l'affidamento dello smaltimento dei rifiuti a Spoltore.

Nel caso di specie il sindaco ha mostrato di essere interessato più che agli scopi istituzionali dell'ente, a favorire una ditta, la Maggioli spa, la quale vede tra i dipendenti il figlio Alexander Ranghelli al quale, proprio a ridosso della delibera assembleare, era stato rinnovato il contratto di lavoro.

Alessandro Biancardi 26/07/2011 17.58

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