Le difese: «consulenza sui conti di D'Alfonso è lacunosa». Altro teste denunciato per falsa testimonianza

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

4468

Le difese: «consulenza sui conti di D'Alfonso è lacunosa». Altro teste denunciato per falsa testimonianza
PROCESSO HOUSEWORK. PESCARA. Udienza “lampo” per il processo a D’Alfonso e altri, oggi in tribunale a Pescara. Solo tre ore e mezzo per il contro esame del consulente della procura e l’ascolto di due testimoni. Poi tutti “rimandati” a settembre per l’udienza del 19.

Udienza breve ed estiva che però comunque ha riservato qualche sorpresa come l’invio della deposizione del vigile Nicola Baiocchi alla procura che aprirà una inchiesta per falsa testimonianza.

Il vigile urbano, testimone della procura, ha dichiarato cose parzialmente differenti rispetto al verbale controfirmato in sede di indagine con particolari che però, secondo pm e giudice, sono “pesanti” ai fini della valutazione dell’accertamento della verità. Baiocchi ha ricordato di essere stato nel periodo della giunta D’Alfonso vigile urbano addetto ai sopralluoghi, alle verifiche della occupazione del suolo pubblico, degli attraversamenti e delle buche nonché responsabile del parco macchine istituzionale del Comune. Il Comune all’epoca possedeva tra le altre una Audi 6, una Croma, ed una Alfa Romeo 166.

E’ su quest’ultima autovettura che già nelle scorse udienza molto si è detto poiché era auto guidata da Fabrizio Paolini in qualità di autista per il sindaco D’Alfonso, auto e autista in realtà pagati anche dalla ditta Toto. Baiocchi ha esordito dicendo di aver visto «la 166 una sola volta a Palazzo di città dentro al garage».

Il pm Gennaro Varone allora gli ha contestato le dichiarazioni rese a verbale nel 2008 alla Squadra Mobile. «Lei a verbale ha dichiarato», ha detto Varone leggendo il testo di Baiocchi, «”la 166 era normalmente parcheggiata per strada ma a volte era nel garage. Vedendola nel garage mi accertai chi fosse il proprietario e accertai che era di proprietà di un autonoleggio o in leasing”. Si tratta di dichiarazioni diverse da quelle rese oggi».

Baiocchi allora ha detto che è probabile che si sia trattato di un fraintendimento o di una sua espressione non corretta («può darsi che mi sono espresso male o sono stato travisato») ed ha aggiunto: «tutto ciò che ho riportato nel verbale l'ho sentito dire». Altra contestazione sonora da parte del pm con controcanto del giudice Antonella Di Carlo, sempre molto attenta alle dichiarazioni dei testimoni. Di Carlo ha più volte denunciato la reticenza delle persone chiamate a rispondere alle domande ed anche oggi ha chiesto direttamente :«conosce forse in anticipo le domande che le farà il pm?»

«Le chiedo», ha aggiunto Varone, «che utilizzo faceva Paolini Fabrizio dell’autovettura? A verbale ha dichiarato: ''molte volte ho visto personalmente che con quella vettura accompagnava il sindaco sabato e domenica. Paolini veniva con una Panda''. Lei oggi ha detto che l'ha visto una sola volta. Nel verbale invece ha detto molte volte. Lo sa che ha firmato il verbale? Lo ha letto?».

«Non l’ho riletto…»

«Signor giudice», ha ribattuto il pm, «come è possibile che in questo processo tutti i testimoni firmano i verbali senza rileggere? Chiedo formalmente l’invio della deposizione di oggi alla procura».

In effetti più volte si sono registrate discrepanze tra le dichiarazioni a verbale e quelle rese poi in aula con contestazioni formali. In due occasioni è stata chiesta formalmente l’apertura di una indagine per “falsa testimonianza” (nel caso di oggi e per quello di Francesco Di Miero) mentre è facoltà del pm indicare altri testimoni reticenti fino alla fine del dibattimento.

Veloce l’esame anche della dipendente della tipografiaBrandolini, Ivana D’Angelo, che ha confermato gli ordini dei manifesti di Dezio e Presutti e una contabilità non sempre precisa che veniva annotata su fogli, una pratica che la tipografia riservava solo al Comune che dopo l’ordine comunicava la determina.

IL CONTROESAME DEL PERITO

Veloce e poco incisivo anche il contro esameee del consulente della procura Camillo De Stefanis da parte di alcuni difensordegligi imputati.

Il consulente aveva già illustrato il suo lavoro nella scorsa udienza. Oggi i legali della difesa hanno fatto presente che nelle sue analisi il consulente si è limitato a controllare la contabilità (conti correnti e dichiarazioni dei redditi), senza effettuare altre verifiche e riscontri, dando così «un'analisi parziale» dei fatti. All'avvocato Giuliano Milia, difensore dell'ex sindaco, De Stefanis ha detto di non aver accertato altri elementi se non quelli indicati da Pm e da polizia giudiziaria. Sempre rispondendo alle osservazioni dell'avvocato, ha dichiarato di non aver analizzato i conti di una zia materna di D'Alfonso detentrice di una pensione di reversibilità e una di accompagnamento con delega di riscossione all'ex sindaco, e di non aver controllato neppure la situazione finanziaria della famiglia della moglie di D'Alfonso, considerata "possidente".

Le domande erano volte a comprendere la portata della consulenza ed il suo valore e a provare che in realtà D’Alfonso aveva disponibilità economiche lecite e certe che spendeva per la sussistenza della sua famiglia e dunque i 9mila euro di spese registrate dal consulente per 5 anni sono da aggiungere a queste altre.

Nel contro esame è emerso anche che Di Stefano non avrebbe verificato se l'ex primo cittadino aveva dei buoni postali. Nel controinterrogatorio gli avvocati intervenuti hanno tutti chiesto conferma di verifiche specifiche e particolari su aspetti del problema.

In molti casi le verifiche non sono state effettuate («non interessavano all’oggetto della consulenza», ha risposto in un paio di occasioni il consulente) altre volte invece sono rimaste lettera morta nonostante lo stesso consulente indicava gli accertamenti da eseguire alla procura.

Il difensore di Massimo De Cesaris (De Monte) ha contestato alcune parti della consulenza inerenti il suo cliente ed il computo di alcune spese, come quelle inerenti ad Informabruzzo di Di Miero contestando le mancate verifiche su alcuni conti che erano emersi che avrebbero evidentemente chiarito la natura delle spese che la procura invece contesta come tangenti. La difesa Dezio invece ha fatto notare che la consulenza stessa non ha trovato riscontri alla dazione presunta a Di Properzio (50 “N”) e che la conclusione che “50” debba intendersi “50.000” è arbitraria. Il pm ha poi precisato che dai conti dell’imprenditore Di Properzio vi sono 3 versamenti i cui beneficiari non sono stati individuati. Uno di questi è di 50mila euro. Prossima udienza dunque il 19 settembre e via tutti i lunedì del mese (con protesta degli avvocati) e ritmo serrato fino al prossimo 19 dicembre 2011.

Alessandro Biancardi 11/07/2011 13.57

* TUTTO SUL PROCESSO A D'ALFONSO