La chiesa della Trasfigurazione chiude per inagibilità

Alessandro Biancardi

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La chiesa della Trasfigurazione chiude per inagibilità
PESCARA. L’Arcidiocesi non si assume responsabilità e chiede verifiche al Comune.

«Si sospendono le attività pastorali e liturgiche della parrocchia». Questa la decisione della Arcidiocesi di Pescara-Penne, maturata dall’incontro che, giovedì scorso, l’arcivescovo di Pescara-Penne, monsignor Tommaso Valentinetti, ha avuto nella parrocchia della Trasfigurazione del Signore di Pescara, in via Colle Marino 127.

La piccola realtà dei colli pescaresi, che vive l’itinerario spirituale, da diversi anni, in una struttura comunale, un ex edificio scolastico, «concesso – specifica il parroco don Tommaso Fallica che ieri sera ha celebrato l’ultima messa, attenendosi alle disposizioni istituzionali alle 19.30 – per un periodo provvisorio. Eppure i fedeli utilizzano la sede dal 1996, nonostante la vicinanza di chiese come Cristo Re dell’Universo, la Madonna dei Sette Dolori e la nuova San Giovanni e San Benedetto, nonché la parrocchia di Gesù Bambino».

Il presule era stato invitato dal giovane parroco per un momento di preghiera e per verificare, a conclusione dell’anno di attività catechetiche, le documentazioni - presentate già da tempo al Comune di Pescara, senza riscontro, e all’ufficio tecnico dell’Arcidiocesi - sui rischi connessi alla fatiscente struttura.

«In seguito ad un sopralluogo richiesto dal sottoscritto – scrive don Tommaso al Comune - ed effettuato da parrocchiani tecnici qualificati, venivano riscontrate varie anomalie impiantistiche e strutturali del suddetto edificio che potrebbero compromettere il pieno svolgimento delle attività inerenti la parrocchia».

Dall’impianto elettrico non a norma, a quello termico non funzionante in tutti i vani; dagli infissi deteriorati, ai vetri mantenuti con pellicole adesive; dalle infiltrazioni sul solaio che hanno compromesso la stabilità delle putrelle, ai cedimenti del pavimento e alle lesioni dei paramenti murari esterni, tutto sembra dar ragione alla gerarchia ecclesiale e alla paura dello stesso arcivescovo che non vuole assumersi una responsabilità così grande, memore anche della situazione vissuta nella vicina diocesi di Termoli, per il crollo della struttura, non ecclesiastica, di San Giuliano. Non sono mancate le lamentele di alcuni parrocchiani, «condizionati più dal campanilismo che dalla necessità pastorale di un edificio di culto in zona», sostiene la Diocesi.

«Ho già specificato quali siano le chiese vicine – conclude il parroco – e non capisco tanta preoccupazione quando difatti in parrocchia si celebrano pochissimi sacramenti e rilascio continuamente nulla osta ai fedeli per recarsi altrove».

Anche lo stesso Consiglio parrocchiale per gli affari economici si era espresso, come risulta dal verbale del Cpae: «approviamo unanimemente l’operato del Parroco – affermavano i componenti del consiglio - e dopo aver constatato lo stato degli ambienti descritti, suggeriamo di porre in essere e in tempo breve tutti gli accorgimenti necessari ed opportuni per la sicurezza, salvo restando le responsabilità di ciascuna parte nei propri ambiti».

04/07/2011 8.48