Inchiesta su 83 assunzioni illegittime all'Aca: nessuna reazione. Codici: «scandaloso»

Alessandro Biancardi

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Inchiesta su 83 assunzioni illegittime all'Aca: nessuna reazione. Codici: «scandaloso»
ABRUZZO. Come nelle migliori (peggiori) tradizioni nostrane alle notizie più delicate e se vogliamo deflagranti di solito segue un silenzio angosciante.

Siamo costretti dunque a registrare il fatto che dopo la pubblicazione della notizia dell’inchiesta della procura su presunte assunzioni illegittime alla Aca spa che gestisce il servizio idrico integrato non si sia levata una sola voce. La notizia non è finita sui giornali, ad eccezione di Rifondazione Comunista non vi è stato un solo amministratore politico che abbia commentato né di destra né di sinistra, ovviamente i diretti interessati tacciono, così come il presidente dell’Aca ed i vertici della società controllata dall’Ato4 anche questo accusato più volte di non essere stato sufficientemente vigile.

Gli indagati sono due: l’ingegnere e direttore generale Di Giovanni e l’ex presidente Bruno Catena.

Naturalmente non sono arrivate dimissione. Insomma tutto normale sotto il sole. Ma il silenzio generalizzato non fa che confermare interessi bipartisan sulla gestione dell’acqua e della società pubblica. Perché altrimenti il centrodestra sempre così pronto a scagliarsi contro il Pd ha preferito soprassedere?

Certo è ancora tutto da verificare e non ci sono sentenze ma comunque si tratta di assunzioni (alcune part time, alcune a progetto, alcune a tempo determinato e altre a tempo indeterminato) a chiamata diretta e senza concorso. Se poi a questo ci si aggiunge che molti dei chiamati sono in qualche modo vicini alla politica il quadro è completo.

Ora però tra quegli 83 dipendenti che si trovano ancora assunti c’è paura e panico perché il rischio concreto si chiama licenziamento.

Da una parte, infatti, i dipendenti rischiano grosso perché c’è un precedente analogo che riguarda proprio l’Ato4 (il controllore dell’Aca) dove una analoga inchiesta della Procura ha contestato anche lì alcune assunzioni irregolari che dopo una serie di pareri prezzolati e consulti posteriori alle assunzioni hanno generato i licenziamenti pure confermati dalla magistratura.

Dunque è probabile che si possa arrivare anche nel caso dell’Aca a licenziamenti.

Altro punto dolente è la segnalazione alla Corte dei Conti per il danno erariale creato alle casse pubbliche visto che il bilancio dell’Aca è sempre stato di profondo rosso con l’incredibile miracolo di passare da un anno all’altro da meno 10mln di debiti a più 500mila euro di attivo

Ora gli indagati potrebbero rifondere anche l’eventuale danno arrecato alle casse pubbliche con una condanna che potrebbe ammontare a diverse centinaia di migliaia di euro oltre al danno arrecato alle future parti civili nel processo se mai ci sarà.

«E’ sconcertante», dice oggi Domenico Pettinari, segretario provinciale di Codici, «non aver registrato nessuna presa di posizione dei sindaci soci dell’azienda manifestare la loro preoccupazione per quanto emerso dall’indagine giudiziaria. E’ sconcertante dover vedere l’ingegner Di Giovanni Bartolomeo Direttore Generale dell’Azienda e quindi colui che ha firmato i contratti ritenuti illegittimi dagli inquirenti ancora al suo posto a percepire ancora lauti compensi.

In un paese serio», continua Pettinari, «avremmo costretto i responsabili di questo scandalo a dimettersi ma qui evidentemente queste cose non preoccupano più, il mio pensiero corre a quei tanti ragazzi meritevoli che si sono visti precludere l’accesso a questa azienda pubblica solo perché loro “il santo in paradiso” non lo avevano e questo non può essere ammesso».

29/06/2011 11.47

ANDREA SANITA’:«HO AVUTO UN CONTRATTO CO.CO.PRO»

«Vorrei chiarire che io ebbi un contratto co.co.pro. di sei mesi, poi prorogato di altri 6, quindi un anno complessivo», spiega Andrea Sanità, uno degli assunti illegittimamente  secondo la procura di Pescara, «per essere assegnato al settore amministrativo-gestionale della depurazione, che in quel periodo era sotto organico e aveva carenze di personale con competenze.  Dato che ero in possesso di una laurea attinente al settore ho avuto la possibilità di collaborare dando un contributo alla risoluzione di alcune carenze specifiche.  Una volta esaurito il mio compito e scaduto il secondo contratto di collaborazione a progetto, fini la mia esperienza nell’ente».

«E’ bene sottolineare quindi», sostiene Sanità, «la differenza tra un contratto di collaborazione a progetto ed uno a tempo determinato o indeterminato e sarebbe opportuno fare una distinzione più precisa nell’elenco, tra chi ha avuto l’uno e chi gli altri,  ai fini di una corretta e trasparente informazione mediatica. Quindi concludo che risulta errata l’informazione …”assunto a tempo determinato” perlomeno per quanto riguarda il mio caso. Le tipologie contrattuali sono molto diverse».

29/06/2011 18.17