Società pubbliche e partner privati, Rc: «rispettare esito referendum»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Rifondazione Comunista chiede di rispettare la volontà popolare: «con l’abrogazione dell’articolo 23 bis si è detto un chiaro no ai privati nei servizi pubblici locali».

E' passata solo qualche settimana sul referendum e i risultati potrebbero riflettersi non solo sulla gestione del servizio idrico ma anche su altro

Rifondazione Comunista, ad esempio, ritiene «scandaloso» che nelle linee guida del Piano Industriale di Ambiente Spa, per la gestione dei rifiuti, illustrato martedì scorso alla Provincia di Pescara, si preveda l’introduzione nella società stessa di un partner privato.

«E' una presa in giro ai danni dei cittadini che hanno sostenuto il referendum», sostengono  Corrado Di Sante, segretario della Federazione di Pescara e Riccardo Di Gregorio, segretario Federazione di Chieti.

Per questo Rc chiede a tutti i sindaci di rispettare l'orientamento espresso dai cittadini «intervenendo nell’Assemblea dei soci per bloccare quest’ulteriore passo verso la  privatizzazione».

Sebbene il referendum si occupasse di acqua e qui si parla di rifiuti, infatti, secondo l'estrema sinistra gli italiani avrebbero espresso chiaramente la loro opinione sulla commistione di poteri pubblico-privato.

E sempre Rifondazione si dice «sconcertata» per il tentativo del presidente della Provincia di Chieti Di Giuseppantonio  di dare seguito alla legge regionale sul servizio idrico, improntata proprio sul 23bis (abrogato) ed impugnata dallo stesso governo di centrodestra.

«Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire», tuonano Di Sante e Di Gregorio.

«Lo scandalo delle assunzioni facili e clientelari all’Aca S.p.A. conferma il quadro già denunciato da Rifondazione Comunista a cominciare dal 2002 anno della trasformazione dell’Azienda Consortile Acquedottistica in società per azioni. È il chiaro segnale che occorre superare le gestioni di tipo privatistico che assommano il peggio della politica ed il peggio del privato».

«L'acqua è una risorsa troppo preziosa per essere lasciata nelle mani di questa oligarchia di insaziabili occupatori di poltrone milionarie», si legge in un comunicato del 2002 firmato da Maurizio Acerbo e ritirato fuori oggi. «Ci sarebbe molto da dire sui comportamenti di questi amministratori, ma il dato politico di fondo è che costoro gestiscono l'azienda come se fosse cosa loro», si sottolineava 9 anni fa.

E la situazione oggi, a tanti anni di distanza, appare ben più chiara e non tanto diversa da come veniva ipotizzata.
25/06/2011 15.28