Truffa da 100 mila euro al mercato ittico: 7 arresti. Dipendente comunale «capo incontrastato»

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Un dipendente comunale e sei commercianti del settore ittico di Pescara sono stati arrestati questa mattina.

PESCARA. Un dipendente comunale e sei commercianti del settore ittico di Pescara sono stati arrestati questa mattina.

E’ il risultato di una inchiesta congiunta dei carabinieri e della squadra mobile di Pescara.

L’accusa è quella di truffa messa a segno al mercato ittico all'ingrosso del capoluogo adriatico sulla quale le forze dell'ordine indagavano da alcuni mesi.

L'importo della truffa per le cassette di pesce che sono misteriosamente sparite durante le vendite all'asta all'interno del mercato è di 97mila euro e solo per gli anni relativi al 2010 e al 2011, ai danni dei pescatori che mettevano in vendita il prodotto ittico, del Comune e dello Stato.

Il dipendente di Palazzo di città avrebbe favorito alcuni commercianti, durante le operazioni di vendita all'asta del pesce, assicurando prezzi di favore.

L'uomo, indagato da tempo, è finito in carcere, gli altri agli arresti domiciliari. L'accusa è di associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata. Il dipendente pubblico dovrà rispondere anche di peculato e falsità ideologica. Maggiori dettagli in tarda mattinata.

09/06/2011 9.44

IL RAS DEL MERCATO ITTICO: DA 20 ANNI DELEGATO DEL COMUNE

Il più delle volte si preferiva manipolare la somma; qualche altra volta si interveniva sul peso delle cassette di pesce; altre volte, invece, per agevolare gli amici degli amici si mischiavano qualità pregiate con quelle scadente. Sono queste le ipotesi degli inquirenti.

Il tutto aveva come conseguenza il guadagno indebito di almeno sei commercianti di pesce che così potevano lucrare molto di più dalla vendita del pesce ottenuto a buon mercato.

In questo modo però la presunta associazione a delinquere contestata dalla procura di Pescara avrebbe danneggiato una moltitudine di pescatori che ultimamente non se la passa di certo bene e che oggi viene a scoprire che il pesce da loro pescato veniva pagato molto meno del suo reale valore.

Il capo incontrastato dell'associazione delinquere, secondo i carabinieri, sarebbe il dipendente comunale, Antonio Ciriaco, dal 1991 delegato del Comune a sovrintendere le aste del mercato ittico.

Era lui che operava sul computer e registrava il pesce venduto e battuto alle aste, numeri che poi servivano per redigere la contabilità dei fogli d'asta da consegnare ai pescatori per le verifiche.

Ciriaco è stato descritto come un «capo incontrastato», «un ras e come tale operava» che ormai era di casa, conosceva tutti, deboli e forti, gli scaltri con i quali allearsi e magari quelli che si fidavano sui quali si poteva guadagnare…

Agli inizi di quest'anno, però, qualcuno si è accorto che i conti non tornavano e si è passati dunque alle denunce.

Prima quella del Comune poi a ruota quella di alcuni commercianti che hanno voluto verificare meticolosamente i conti delle loro ricevute.

Poi le voci si sono rincorse e la valanga ha travolto il settore.

GLI ARRESTATI 

Nella rete della procura, però, questa volta sono finiti oltre a Ciriaco, anche Angelo Bonetti, ristoratore di 55 anni, Gabriele Romano, commerciante, 50 anni di Pescara, Stefano Troiano, 36 anni di Pescara anche lui commerciante insieme a Giovanni Memmo, 50 anni di Silvi Marina. Agli arresti domiciliari sono finiti anche Giancarlo Ciroli, 49 anni di Francavilla al mare e Gabriele Di Sante 58 anni di Silvi Marina.

Chi ha potuto beneficiare di guadagni non dovuti è finito agli arresti domiciliari, in carcere invece c'è solo il dipendente comunale con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata ma anche di peculato e falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale quale lui è.

 COMPUTER DECISIVI 

Dunque le indagini lampo -questa volta durate appena un paio di mesi- hanno avuto come obiettivo principale i due computer che gestiscono l'asta del mercato ittico: sono stati sequestrati e studiati a fondo ed è stato subito una sorpresa.

Non è stato difficile trovare la prova della manomissione di alcuni dati.Da una parte, c'erano quelli del computer che veniva aggiornato in tempo reale e che seguiva minuto dopo minuto l'asta del pesce, la tipologia battuta e il prezzo aggiudicato.Alla fine dell'asta poi i dati venivano inviati ad un altro computer-server che era utilizzato per la contabilità. E proprio la differenza di dati sarebbe la prova regina che per ora ha incastrato la sette persone.

Perché questa diversità di dati? si sono domandati gli inquirenti. Inizialmente era circolata la voce di un errore del software ma la coincidenza che questo errore favorisse sempre solo determinate persone ha insospettito gli inquirenti che hanno approfondito.

In realtà è stato provato -anche attraverso intercettazioni telefoniche e contatti forse giudicati troppo assidui- che la differenza di dati era dovuto ad una manomissione volontaria e ad una cancellazione nei fogli d'asta.

Il tutto avveniva proprio nei documenti contabili dove vengono indicati per ciascuna imbarcazione il numero delle cassette di pesce messi all'asta, la tipologia del pescato, il prezzo di vendita di ogni cassetta, il prezzo dovuto all'armatore e gli importi dovuti al Comune.

SCAMPI A 4 EURO 

Una delle tecniche utilizzate per favorire i commercianti amici era quella di permettergli sostanzialmente di comprare del pesce pregiato a prezzi bassissimi come per esempio gli scampi il cui prezzo può variare tra i 20 euro ed i 40 al chilo.

Si cancellavano sulla carta cassette di pesce pregiato e si aumentavano quelle di pesce scadente. Il totale delle cassette (tenuto a mente dall’armatore) rimaneva inalterato. A cambiare era la somma totale versata ai pescatori che poi ritrovavano regolarmente sul loro conto in banca.

Così gli scampi finivano venduti a 4 euro all’insaputa di chi aveva lavorato. Più facile era manipolare i dati direttamente sul computer e relativi al peso di ogni cassetta di pesce.

Carabinieri e polizia hanno potuto stabilire che il peso di ogni cassetta battuta era sempre inferiore al peso reale: si andava da pochi etti fino anche ad un chilo. In questo modo era più facile far pagare meno chi faceva parte del giro. Infine si interveniva sul totale fatturato alterando il software che gestisce le aste e curato dalla società Resal. 

12 MESI, 100 MILA EURO DI DANNI 

Sono quattro i giorni alla settimana in cui si tengono le aste che si svolgono anche due volte al giorno, per cui i piccoli numeri se presi isolatamente lievitano velocemente verso cifre truffate elevate che la procura ha stimato in almeno € 100.000 di danno, cioè la cifra complessiva che non è finita nelle tasche dei pescatori, del Comune che gestisce il mercato e della società addetta al trasporto. Inoltre viene registrato anche un danno erariale di Iva non versata pari al 10%.

Un importo considerevole se si pensa che fino ad ora le indagini hanno scandagliato soltanto l'attività del 2010 per cui è facile ipotizzare che il danno complessivo è di gran lunga più ingente.

Il comandante provinciale dei carabinieri Marcello Galanzi si è detto praticamente certo che la truffa andasse avanti da molti anni ed ha assicurato che si faranno tutte le verifiche del caso possibili su eventuali ammanchi ulteriori. Sarà però difficile risalire oltre i 4-5 anni: la contabilità registrata dai computer infatti arriva fino al 2006. In totale gli indagati sono 10 e comprendono esponenti della ditta che si occupa della gestione del software.

L’indagine è stata coordinata dal pm Silvia Santoro e gli arresti concessi dal gip Guido Campli.

Alessandro Biancardi 09/06/2011 12.50