Assunzioni all’Ato: 8 dipendenti non reintegrati, altri dubbi sul caso Ferrante

Alessandro Biancardi

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Assunzioni all’Ato: 8 dipendenti non reintegrati, altri dubbi sul caso Ferrante
PESCARA. Ancora dubbi sulle assunzioni all’interno dell’Ato. E’ di nuovo Codici a fare il punto sulle persone “sopravvissute” ai licenziamenti post inchiesta.

In una lettera indirizzata al commissario, Pierluigi Caputi, all’assessore regionale Angelo Di Paolo e al segretario generale dell’Ato pescarese (ente che controlla il gestore dell’acqua, cioè l’Aca), Codici solleva diversi dubbi sulle persone che sono state stabilizzate nell’ente. Alcuni dei dipendenti Ato, assunti sotto la presidenza D’Ambrosio, sono riusciti ad evitare la cacciata riuscendo ad ottenere la stabilizzazione nei termini oppure, in pochi, attraverso una selezione pubblica.

 Più che di licenziamento in questo caso, in virtù di una consulenza legale, l’ente d’ambito pescarese (Ato) ha dichiarato nulli i rapporti di lavoro perchè in assenza di selezione pubblica.

Dello stesso avviso anche il tribunale del Lavoro di Pescara che non ha reintegrato gli 8 dipendenti i cui contratti sono stati dichiarati nulli.

Cinque i dipendenti rimasti nell’organico dell’Ato ma su alcuni di questi si concentrano le perplessità dell’associazione per la difesa dei diritti dei cittadini, Codici.

«Ci risulta che dei cinque dipendenti ancora attivi solo due (Di Matteo Donato e Antoccia Eleonora) si troverebbero in una situazione lavorativa in qualche modo regolare», ha spiegato Codici, «in quanto avrebbero superato una prova concorsuale per un´assunzione a tempo determinato di tre mesi con un contratto pubblico».

«Altri due dipendenti avrebbero superato solo in un secondo momento una prova selettiva per un Co.Co.Co., sempre di tre mesi, come impiegati amministrativi», scrive Codici, «ma, pare, col contratto privatistico Federgasacqua. Lo stesso ritenuto unanimemente nullo, anche ai fini delle paventate stabilizzazioni, dai Ctu della Procura della Repubblica di Pescara e dell’Ato, nonché dai giudici del lavoro interessati».

Dal gruppo degli 8 cacciati, si era salvato Fabio Ferrante, assessore del Comune di Lettomanoppello e consulente informatico del Comune di Pianella.

«Lui è stato stabilizzato entro i termini», aveva chiarito tempo fa il segretario generale, Fabrizio Bernardini.  Ma Codici solleva alcune questioni.

«In un primo momento sarebbe risultato primo ed unico degli esclusi (tre concorrenti per due posti!) dalla prova selettiva come co.co.co. da impiegato amministrativo», ha ricostruito l’associazione Codici autrice di lettere, diffide ed esposti sul caso, «salvo poi essere arbitrariamente ripescato – senza titoli e senza apposita prova selettiva – come funzionario direttivo».

«La palese incongruenza di un dipendente bocciato alla prova da impiegato ma ripescato come funzionario, con un ulteriore premio di 250,00 euro mensili di retribuzione ad personam», si legge nella lettera di Codici, «deve essere tempestivamente chiarita. Soprattutto considerato che lo stesso Ferrante sotto la presidenza D´Ambrosio e con l´avallo del dirigente amministrativo Nino Pagano (lo stesso che ha recentemente certificato la piena regolarità delle cinque assunzioni ancora in essere), ha beneficiato – con un consistente e ingiustificato incremento delle spese di personale –  di un ulteriore avanzamento di livello (dal 7° all´8°)». 

Secondo Codici, questo avanzamento sarebbe palesemente illegittimo ai sensi dei pareri legali e delle recenti sentenze e quindi da ritenersi nullo, al pari dell´assunzione dello stesso Ferrante in quanto avvenuto senza selezione pubblica.

 LE DOMANDE IN SOSPESO

Infine l’associazione, nella lettera inviata il 31 maggio scorso, ha posto alcuni quesiti per i quali si richiede una pronta risposta in 5 giorni al commissario Caputi «prima di esporre la questione all’autorità giudiziaria».

Le domande di Codici: «quando i dipendenti ancora assunti sarebbero stati stabilizzati; con quale procedimento ad evidenza pubblica; se e quando gli stessi dipendenti hanno presentato domanda di stabilizzazione nel rispetto delle imperative previsioni normative; se siano da ritenersi valide delle stabilizzazioni maturate in un regime contrattuale irregolare; le ragioni per cui i suddetti dipendenti “stabilizzati” percepiscano stipendi di molto superiori – in virtù di emolumenti integrativi maturati con un contratto nullo – ai corrispettivi tabellari dei dipendenti pubblici ai quali sono stati equiparati nonostante il mancato superamento di uno specifico concorso».

Ora tocca all’Ato fare chiarezza su una questione che ha interessato la procura che ha disposto e effettuato il sequestro di molta documentazione nello scorso settembre.

 m.r.  05/06/2011 17.35