Quell’impianto s’ha da fare. Codici lancia l’allarme sulla Ecopetrol

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Nel territorio di Civitaquana i cittadini non lo volevano, così la Ecopetrol tenta ora di realizzare l’impianto di trattamento rifiuti speciali, pericolosi e non, nel comune di Cepagatti.

Dopo le polemiche sollevate dall’agguerrito- almeno alle prime battute- consigliere provinciale Attilio Di Mattia (Idv) sul caso  della Ecopetrol srl, società della moglie del consigliere provinciale di maggioranza Lucio Petrocco, la situazione sembrava essersi risolta con un nulla di fatto. Il consiglio comunale di Civitaquana aveva rifiutato l’insediamento.

Ma Petrocco l’aveva già detto in tempi non sospetti a PrimaDaNoi.it: «ci conosciamo tutti qui, se la gente non vuole andremo a farlo in un altro paese della provincia di Pescara». E tanto è stato, Petrocco ha rispettato la promessa. Questo impianto s’ha da fare, tanto che Petrocco non si era arreso nemmeno al primo “no” della Regione nel 2008.

Si tratta di un impianto di trattamento chimico e fisico e di stoccaggio di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi da realizzare  a Carlasacco, frazione di Villanova, nel comune di Cepagatti.

Un intervento che aveva fatto saltare dalla sedia i cittadini, poi scesi a manifestare, e alcuni politici come Di Mattia.

«E’ una bomba ecologica», ha tuonato il segretario provinciale dell’associazione per la difesa del cittadino, Codici, «il termine è un po’ forte ma io credo sia anche circoscrivibile in quanto a sinistra c’è un centro agroalimentare, a destra c’è un centro di coltivazione sperimentale dell’Arssa (agenzia regionale per i servizi di sviluppo agricolo), a pochi metri c’è il fiume Pescara».

Codici ha raccolto i primi documenti sul caso presentati ieri mattina dal segretario regionale, Giovanni D’Andrea, dal segretario provinciale Domenico Pettinari e da Francesco Stoppa, docente dell’università D’Annunzio.

«La società è in attesa dell’Aia (autorizzazione integrata ambientale) che viene rilasciata dalla Provincia», hanno spiegato i rappresentanti di Codici.

Chissà che ne penserà il presidente della commissione ambiente della Provincia, che è proprio Petrocco…

L’associazione Codici ha ribadito più volte, ieri mattina in conferenza stampa, un fermo “no” «senza se e senza ma» all’impianto. «Secondo la nostra analisi il progetto è anomalo», ha detto Pettinari, «perché le vasche di accumulo sono interrate, cosa che non si potrebbe fare perché è molto alto il rischio di contaminazione del suolo».

Altra anomalia, a detta di Codici, sarebbe la mancanza nel progetto del depuratore per le acque meteoriche.

«Il sito è vulnerabile», ha illustrato Stoppa, «è una zona ad utilizzo misto: centro abitato, agricolo, industriale, il che aumenta il rischio di un impianto del genere».

«Questa è un’ industria pericolosa», ha detto il docente della D’Annunzio, «il che è normato dalla legge. Può trattare fanghi di trivellazione che sono pericolosi e spesso tenuti segreti dalle aziende petrolifere».

La Ecopetrol è un fornitore qualificato dei gruppo Eni, Agip, Esso, Italiana Petroli ed altri.

 LE PRESCRIZIONI DELL’ARTA E DELLE REGIONE

Secondo l’Arta la vulnerabilità della falda acquifera è alta vista la modesta profondità della stessa. La Regione prescrive alla società di portare fuori dalla terra la vasca interrata di liquami da trattare perché «sembrerebbe che questa si trovi praticamente in falda».

Inoltre la Regione chiede che le tubazioni vengano realizzate fuori terra e protette con opportune trincee di contenimento, che i rifiuti vengano stoccati in idonei bacini di contenimento ed infine un monitoraggio almeno semestrale della qualità delle acque.

«Qui ci sarebbero due forme di inquinamento», ha detto Stoppa, «una cronica per il rilascio graduale ma continuo di sostanze pericolose anche nell’aria, e poi una diretta sulla falda, detta “non confinata” perché scambia acqua con altre matrici idriche e disperde le sostanze che si espanderebbero».

A detta del docente e ricercatore, sarebbe alto anche il rischio di incidenti in quanto l’impianto tratterebbe sostanze infiammabili ed esplosive. Il processo di lavorazione implicherebbe un rischio in una zona abitata e al contempo industriale. «Un incidente in zone come queste si chiama disastro», ha stigmatizzato Stoppa, «il prezzo è troppo alto». «L’area è valle di un Sir (siti di interesse regionale) e tra due Sin (sito d’interesse nazionale)», ha proseguito,  «questa è la goccia che fa traboccare il vaso, il vaso della diffusione delle malattie come il cancro e i disturbi metabolici».

 «FERMEREMO I LAVORI»

Codici è pronta ad una grande mobilitazione che potrebbe vedere la partecipazione dei cittadini.

«Siamo disponibili a scendere in piazza», ha detto con forza Pettinari, «a fianco dei cittadini per tutelare la salute pubblica dalle eventuali contaminazioni». «Non ci fermeremo alle proteste», ha continuato, «se ci sarà bisogno bloccheremo fisicamente i lavori». «Sono stati cacciati da Civitaquana», ha sostenuto Stoppa, «ora perché si vuole fare qui? Perché qui potrebbe passare in silenzio?».

 L’IMPIANTO CHE SPACCA L’IDV

Il Comune di Cepagatti non ha ancora espresso un parere sull’argomento né un voto. Tra i consiglieri di opposizione c’è Camillo Sborgia (Idv), che pur essendo compagno di partito di Di Mattia che sul tema aveva denunciato parecchie stranezze, per ora non sembra essersi opposto alla realizzazione dell’impianto. «Per quello che sappiamo noi», ha detto il segretario regionale Giovanni D’Andrea, «Sborgia sarebbe favorevole all’impianto, ma non tutto il partito visto che il consigliere regionale Camillo Sulpizio (Idv) è qui con noi a dire “no”». Solidale con la lotta di Codici anche  Marco Fars, segretario regionale di Rifondazione Comunista. «Non appena avremo modo guarderemo per bene le carte e poi ci esprimeremo», ha detto a distanza il consigliere provinciale Di Mattia a PrimaDaNoi.it.

 Manuela Rosa  04/06/2011 10.27