Dragaggio. Le analisi dell’Arta: «non c’è inquinamento,si può riprendere il lavoro»

Alessandro Biancardi

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Dragaggio. Le analisi dell’Arta: «non c’è inquinamento,si può riprendere il lavoro»
PESCARA. Le nuove analisi dell’Arta sui limi dragati ribaltano teoria e pratica del dragaggio fin qui effettuato dalla ditta Nicolaj. «Non c’è inquinamento da idrocarburi, si poteva buttare a mare».

 

E’ quanto ha annunciato questa mattina il direttore dell’agenzia regionale per la tutela ambientale, Mario Amicone, con la collaborazione di Luciana Di Croce, direttore dell'Area Tecnica, di Angela Del Vecchio, direttore del distretto provinciale di Pescara, e di Emanuela Scamosci, chimica del distretto.

L’ esame, richiesto dal Provveditorato alle Opere marittime, cosiddetto “puntuale” dei fanghi dragati, prelevati prima di entrare nel “mulino” che li separa, ha rilevato che la quantità di idrocarburi è molto più bassa di quella riportata nelle analisi del laboratorio privato, Geotecnica Ricci, cui il provveditorato aveva affidato il monitoraggio.

Il tasso di idrocarburi riscontrato dall’Arta è di 53 mg/Kg, contro i 200 mg/kg rilevato dal laboratorio privato. Esami, quelli privati, che avevano di fatto decretato il fermo delle operazioni di dragaggio perché «peggiorativi rispetto a quelli del 2009».

Invece l’Arta ha sottolineato, questa mattina, che i valori sono «del tutto comparabili a quelli del 2009», ovvero le ultime analisi prese in considerazione per le varie autorizzazioni rilasciate dalla Regione per il dragaggio.

«Per offrire un termine di paragone», ha detto direttrice dell’area tecnica, «la legge (decreto legislativo) 152/2006 ammette concentrazioni di idrocarburi nei suoli: 50 mg/kg per le aree a verde pubblico, 700 mg/kg per le aree industriali».

«La colpa del fermo dragaggio», ha spiegato il direttore, Mario Amicone, «non è dell’Arta come tutti i politici vogliono far credere, ma dell’impresa che non ha cominciato i lavori facendosi scudo con delle analisi “peggiorative” che obbligavano a fermarsi. Ma il vero motivo dell’interruzione potrebbe essere un altro: la società, dopo il sequestro della discarica a Moscufo, non ha più un sito dove scaricare i fanghi. In questo modo, anche se stanno in ritardo, la società Nicolaj si potrebbe salvare dal pagamento della penale».

La ditta starebbe individuando altri siti dove stoccare i rifiuti restando in Abruzzo (si è pensato al cementificio di via Raiale) oppure arrivando fino a Brescia.

«Il 19 maggio la ditta Nicolaj ci ha presentato il cronoprogramma per il dragaggio degli ulteriori 10 mila metri cubi e il giorno dopo abbiamo fatto le analisi», hanno aggiunto i tecnici dell’Arta, «quindi non abbiamo alcuna colpa sui ritardi».

PERCHE’ CHIEDERE PIU’ ANALISI?

Il monitoraggio viene svolto gratuitamente dall’Arta e i risultati diventano vincolanti per la Regione che li aveva richiesti, già il 30 marzo scorso, per rilasciare la valutazione di impatto ambientale per gli ulteriori 10 mila metri cubi da dragare. Non è ben chiaro il motivo per cui il provveditorato alle opere marittime avrebbe chiesto il monitoraggio anche all’azienda privata, affidato alla Geotecnica Ricci.

«Siamo stati chiamati perché l’Arta », aveva detto l’amministratore unico, Renato Ricci a PrimaDaNoi.it, «alla richiesta urgente del provveditorato aveva risposto che non avrebbe fatto in tempo a fare gli esami».

«Se ci avessero detto che “urgente” per loro (provveditorato, ndr) significava 20 giorni», ha detto il direttore dell’Arta, «avremmo proceduto a farlo. Ci avevano chiesto un preventivo per 83 campioni, alla ditta hanno invece fatto prelevare ed analizzare solo 8 campioni».

Alla base di questa sovrapposizione di analisi completamente opposte, che di fatto hanno rallentato il proseguimento dei lavori, ci sarebbe, quindi, un semplice fraintendimento tra provveditorato e Arta.

Le analisi hanno un costo per ogni campione di 1700 euro, più o meno lo stesso di quello dei privati. «Non so se questo si può dire, ma seguire una procedura ordinaria con questa emergenza sarà difficile», ha fotografato la direttrice Luciana Del Vecchio.

 «NESSUN MOTIVO PER NON BUTTARE A MARE»

Tutto questo ambaradan, che alla fine ha portato alla chiusura effettiva (ma non ancora dichiarata) del porto commerciale, originava da un presunto divieto, sventolato da tutti, di buttare i limi in mare. Ancora una volta, l’Arta ha confutato una tesi ormai data per certa.

«Non c’è alcun divieto di buttare i fanghi a mare», ha spiegato da direttrice Del Vecchio, «ma purtroppo non abbiamo più un sito in Abruzzo».

Lo avevamo fino a qualche anno fa, mentre ora sarebbe scaduta l’autorizzazione.

«In tutti i casi, se si volesse ci sono siti nelle Marche e nel Molise, non sono mica di proprietà delle Regioni, possiamo andare anche lì», ha chiarito Amicone.

«Non si sa perché», a detta dell’Arta, ma «nel novembre 2010 le amministrazioni competenti hanno stabilito che la gestione dei fanghi deve essere quella del trattamento come rifiuto mediante un impianto mobile di trattamento». «Per gettarli in mare», ha spiegato l’Arta, «occorre solo che i sedimenti e il sito destinato ad accoglierli siano compatibili: questo si sa con delle caratterizzazioni di entrambi»

Nel 2011 sono cominciate le operazioni di dragaggio e trattamento. Ad oggi sono stati dragati 9.000 metri cubi di fanghi, stando a quanto riferito dall’Arta, con la procedura del trattamento attraverso il macchinario installato sulla banchina di levante dalla Dec, subappaltante di Nicolaj. Perché nessuno ha valutato con attenzione la possibilità di buttare i fanghi a mare- laddove le analisi lo consentivano- con un grande risparmio di denaro pubblico?

IN CORSO ANALISI NEL PORTO CANALE

 Sono in corso, invece, prelievi ed analisi dei materiali del porto per una nuova caratterizzazione richiesta dal Ministero delle Infrastrutture e Trasporti.

La richiesta per approfondire il fondale di circa un metro è pervenuta all’agenzia regionale il 10 maggio scorso, mentre i prelievi iniziati 3 giorni dopo, sono stati sospesi a causa di avverse condizioni meteo e sono ripresi il 18 maggio scorso. Gli esiti saranno resi noti alle autorità competenti entro fine mese.

Manuela Rosa 27/05/2011 14.10