Al via processo Ciclone: scontri tra pm e difese ma le intercettazioni resistono

Alessandro Biancardi

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PESCARA. E’ ufficialmente iniziato mercoledì mattina il dibattimento del processo Ciclone sulle presunte tangenti al Comune di Montesilvano.

E’ stato dichiarato formalmente aperto dal presidente del collegio, Carmelo De Santis, alle 16.30, dopo una lunga mattinata nella quale sono state discusse le eccezioni preliminari e non sono mancati anche questa volta scontri duri.

Erano presenti Lamberto Di Pentima, ex capo di gabinetto del primo cittadino, Marco Savini ex vice sindaco, Rolando Canale, dipendente comunale, e i due imprenditori Ferretti. Assente Enzo Cantagallo.

Tra le più importanti eccezioni quelle che miravano a contestare la utilizzabilità di alcune intercettazioni, eccezione rigettata dai giudici che però ne hanno accolto altre.

Sono state poi ammesse tutte le prove richieste dal pm Gennaro Varone e della difesa ed è stato fissato il calendario delle udienze.

La prossima si terrà il 15 giugno (ore 9,30), le successive il 29 giugno, il 13 luglio, il 28 settembre, il 12 ed il 26 ottobre, il 16 e 30 novembre, il 7 dicembre.

Il processo si preannuncia lungo e difficile con una lista infinita di testimoni da escutere e solo i più arditi si spingono a pronosticare una sentenza di primo grado entro un anno.

 ATTACCO ALLE INTERCETTAZIONI 

Le prime due ore (inizio ore 9.30) del processo sono scivolate tra le eccezioni preliminare di quasi tutti gli avvocati. Sono state chieste le esclusioni di alcune ditte nei confronti delle quali il Comune di Montesilvano si è costituito parte civile e ne chiederebbe i danni.

Altri difensori hanno, invece, contestato le notifiche ad alcuni dei loro assistiti (Bitondo), mentre altri hanno contestato la genericità di alcuni capi di imputazione come per Gianni Ferretti che sarebbe stato accomunato al padre, legale rappresentante della ditta di famiglia, senza però circostanziare le accuse per il primo.

Lo scontro è entrato nel vivo, poi, quando ha preso la parola l'avvocato Guglielmo Marconi, difensore dell'ex vicesindaco Marco Savini. Le eccezioni mosse dal difensore -dettagliate e documentate- miravano a contestare le intercettazioni e renderle inutilizzabili per il processo, almeno quelle relative al suo assistito e per un periodo ben preciso.

Secondo Marconi, infatti, l'iscrizione nel registro degli indagati di Savini risalirebbe a dicembre 2006 ma sarebbe stato intercettato più volte già ad aprile: ne consegue che non era formalmente indagato mentre veniva ascoltato dalla squadra mobile, cosa che avrebbe violato le procedure.

Dopo Marconi si sono associati alle medesime eccezioni anche gli altri difensori ma la cosa non è piaciuta al pm Gennaro Varone che ha contestato il metodo dei difensori e sostenuto che in realtà sarebbero i difensori ad essere chiamati a provare l'eventuale violazione della procedura.

«Contesto la genericità delle eccezioni dei difensori», ha detto Varone, «risponderò nel merito alla eccezione dell'avvocato Marconi ma non a quelle degli altri difensori: cosa dovrei fare? Mettermi a cercare tra i 50 faldoni tutte le iscrizioni di tutti gli indagati?».

Poi il processo è stato interrotto per 30 minuti per dar modo al pm di studiare la contestazione e controreplicare.

LA REPLICA DEL PM 

Così al rientro, in circa 15 minuti, la pubblica accusa ha fornito la documentazione di appoggio che invece proverebbe il rispetto pieno della procedura.

Il documento (il primissimo rapporto di polizia giudiziaria) è stato consegnato al collegio dei giudici insieme alla prima iscrizione nel registro degli indagati della notizia di reato che sancisce l’apertura ufficiale dell’inchiesta Ciclone (27 aprile 2006). Ora conosciamo anche la data di nascita.

Altra contestazione dei difensori erano incongruenze e irregolarità nelle proroghe delle indagini che sarebbero avvenute fuori tempo massimo. Ma anche in questo caso il pm Varone ha tirato fuori dal faldone “proroghe delle indagini” i documenti che hanno annientato le eccezioni difensive.

L'avvocato Marconi ha comunque contestato la documentazione e la versione fornita dal pm e rinnovato la presunta irregolarità procedurale. 

LA CAMERA DI CONSIGLIO 

Alle ore 13 è iniziata la lunga camera di consiglio del collegio che si è ritirato per decidere. Alle 16.20 il ritorno in aula con il verdetto.

Sulle notifiche il presidente De Sanctis ha rigettato le eccezioni, così come sulla genericità del capo di imputazione che dunque non viola alcun diritto di difesa.

I giudici hanno invece rilevato la carenza di legittimazione attiva alla costituzione di parte civile nei confronti di tutti gli imputati avanzata dal Comune di Montesilvano ed hanno ordinato la esclusione di tutti i responsabili civili. Sembrerebbe di capire che dunque il Comune non potendosi costituire parte civile non potrà chiedere i danni in caso di condanna.

Rigettate anche le eccezioni contro le intercettazioni (che dunque saranno tutte utilizzabili perché effettuate secondo la procedura prevista dal codice) ed anche in questo caso i giudici non hanno ravvisato alcuna violazione del diritto di difesa poiché gli atti, tutti gli atti, erano già a disposizione delle parti alla fine della inchiesta, ormai due anni fa.

Dunque il dibattimento è stato dichiarato aperto e rinviato al 15 giugno. 

Alessandro Biancardi 25/05/2011 19.41

* TUTTO SULL'INCHIESTA CICLONE