Scarcerato il pescarese arrestato in Albania

Alessandro Biancardi

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PESCARA. E' stato scarcerato ed è tornato a casa Michele Cusanno, 47 anni, di Cepagatti, arrestato all'inizio del mese a Durazzo.

 

Per lui l'odissea è durata a lungo, da quando, appena sbarcato in Albania per trascorrere una vacanza con la sua famiglia, è stato arrestato.

Sull'uomo, infatti, pendeva una condannato a cinque anni di reclusione per traffico di auto rubate. Una condanna, emessa da un tribunale marocchino, non gli sarebbe -secondo quanto reso noto all'Ansa dal suo avvocato, Emanuele Ferretti- mai stata notificata. Ed è vero che in questura a Pescara non risulta nulla a suo carico: l'uomo qualche mese fa aveva inoltrato una richiesta della certificazione occorrente ad aprire la sua attività di ristorazione a Cepagatti e gli è stata rilasciata senza batter ciglio. Nessun carico pendente, tutto perfetto. Il legale spiega che in base al diritto marocchino il reato sarebbe già prescritto, anche se continuava a permanere il mandato di cattura di Rabat. E per questo la vacanza si è trasformata ben presto in incubo e l'uomo per un mese è stato costretto a vivere nel carcere di massima sicurezza di Durazzo

Il legale ha anche spiegato che «Cusanno dichiara di non aver mai avuto notifica, prima dell'arresto, da parte dello stato del Marocco dell'esistenza di un procedimento penale a proprio carico e di non aver mai avuto quindi la possibilità di difendersi da un'accusa che egli, fra l'altro, contesta».

I fatti contestati risalgono a cinque anni fa quando due conoscenti di Cusanno vennero fermati in Marocco in un'auto con i documenti irregolari: loro vennero processati e condannati, ma il pescarese non entrò mai dall'inchiesta. Sul caso si sono attivati anche i canali diplomatici italiani, l'ambasciata d'Italia a Tirana in particolar modo, ed anche quella a Rabat in Marocco. Cusanno ed il suo difensore hanno voluto evidenziare anche «la professionalità e l'efficacia con la quale le autorità albanesi hanno gestito il caso».

Sulla vicenda il senatore del Pdl, Andrea Pastore, aveva interrogato anche i ministri degli Esteri e della Giustizia, Frattini e Alfano.

L'uomo nel periodo di detenzione ha diviso la sua cella con due albanesi e ha sempre raccontato ai suoi parenti che andavano a trovarlo di essere stato trattato bene.

 

21/09/2010 9.29