Ospedale Pescara. Consegnate a Chiodi le relazioni sui bambini morti

Alessandro Biancardi

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Ospedale Pescara. Consegnate a Chiodi le relazioni sui bambini morti
PESCARA. Un «evento imprevisto», nel senso che la morte dei bambini non ci dovrebbe stare in un reparto di Terapia intensiva neonatale creato per salvare i neonati.*BIMBO MORTO A L'AQUILA: ESEGUITA L'AUTOPSIA

Un «evento prevedibile», se si considera la debole resistenza di questi prematuri alle infezioni più o meno gravi e/o letali. Così hanno detto ieri il presidente della Regione Gianni Chiodi ed il manager Asl Claudio D’Amario, dopo la consegna delle relazioni ufficiali sulla morte dei tre bambini ricoverati nella Terapia intensiva neonatale dell’Ospedale di Pescara. Tra queste due spiegazioni il dramma di tre famiglie che hanno visto sfumare gioie e speranze dopo l’attesa e la nascita di tre bambini che ora non ci sono più.

«Abbiamo fatto tutto il possibile per bloccare il contagio e per curare l’infezione», ha spiegato il manager Claudio D’Amario che ha chiarito come due bambini siano morti sicuramente a causa della Serratia marcescens, un batterio «opportunista, più che killer», mentre un altro è deceduto per altre cause. La novità nella ricostruzione dell’evento è stata la scoperta che il batterio è stato portato nel reparto da un bambino prematuro ricoverato che si era infettato dalla madre portatrice sana. Questo bambino è guarito, gli altri no, pur con tutte le terapie antibiotiche messe in atto.

«D’altra parte proprio la presenza del batterio nel disinfettante del dispenser fa capire come questi batteri siano forti e tanto più forti con i bambini che sono molto deboli – ha continuato D’Amario – resta il dolore per il lutto delle famiglie, ma come Asl dobbiamo essere sicuri che abbiamo operato nel modo migliore possibile. Certamente alzeremo la guardia per evitare che in questo, come altri reparti a rischio – dall’ematologia alle rianimazioni – questi episodi possano ripetersi».

 Nelle relazioni, che il presidente Chiodi invierà alla Commissione Marino, sono ripercorse tutte le tappe dell’infezione e della rapidità della risposta sia della Microbiologia dell’ospedale, sia del comitato ospedaliero per le infezioni, sia del Reparto stesso. Dal canto loro i carabinieri del Nas stanno ultimando i rilievi ed i controlli nel reparto e sulla documentazione acquisita su ordine dell’autorità giudiziaria. Manca ancora il verbale conclusivo sulle procedure adottate durante l’emergenza e sui requisiti e le manutenzioni del reparto.

«E’ la prima volta che a Pescara si verifica un’infezione di questo tipo – ha commentato Chiodi – e la mia solidarietà va alle famiglie così gravemente colpite. Purtroppo sono eventi che si verificano anche altrove, da Ancona a Roma, da Napoli a Cagliari a Pavia e a Milano. Per questo dobbiamo migliorare ancora di più la risposta della sanità per evitare il ripetersi di queste epidemie. Il quadro sembra chiaro, ma se dovessero emergere altre eventuali responsabilità, ho chiesto al manager provvedimenti severissimi. Purtroppo i morti in Europa per infezioni ospedaliere sono più dei morti per incidenti stradali. E’ un problema che vogliamo affrontare al meglio».

Sebastiano Calella 17/05/2011 9.37

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BIMBO MORTO A L'AQUILA: ESEGUITA L'AUTOPSIA 

L'AQUILA. Problemi di respirazione e i genitori lo hanno portano in ospedale dove è morto poco dopo.

Francesco, 3 anni è mezzo, è deceduto nella notte tra sabato e domenica. Sotto shock i genitori che lo avevano portato di corsa al San Salvatore. Francesco non riusciva a respirare: mamma e papà hanno cercato di rianimarlo poi hanno capito che la cosa migliore era affidarsi alla cura dei medici: da lì la decisione di andare in ospedale. Una corsa folle dalla frazione di Ponte San Giovanni ma è stato tutto inutile.

Tra le ipotesi più accreditate quella di una crisi di epilessia associata ad un rigurgito ma sarà l'autopsia che dovrà fare luce su quanto accaduto.

Ieri ad Avezzano si è tenuto l'esame. Ci vorranno però una quindicina di giorni per avere le risultanze istologiche sui campioni di sangue e dei tessuti prelevati. Due settimane dunque per conoscere la verità e capire cosa ha strappato Francesco alla vita.

Per gli agenti della Squadra mobile della Questura non ci sono dubbi: si tratta di morte naturale. Anche ieri gli investigatori hanno ascoltato il racconto dei genitori.

17/05/2011 10.55