Il "miracolo" pescarese: i pescatori attraversano il porto-canale a piedi

Alessandro Biancardi

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Il "miracolo" pescarese: i pescatori attraversano il porto-canale a piedi
PESCARA. Mentre i pescatori camminano sulle acque, gli amministratori invocano altri tipi di miracoli.

Mercoledì mattina l’armatore Francesco Scordella in compagnia di un collega ha attraversato il fiume da una sponda senza dover nuotare. Si tocca dovunque. Più che un miracolo, è “merito” dell’insabbiamento del fiume derivante in parte da complicazioni strutturali in parte dal mancato dragaggio per anni. Un dragaggio che dal suo inizio, già in ritardo di due anni, è andato avanti a singhiozzo. E’ ripreso ieri dopo la pausa di qualche giorno per il maltempo e per un guasto al macchinario che tratta i fanghi.

I pescatori si sono fatti una passeggiata dal molo sud a quello nord, con l’acqua sempre al bacino, a dimostrazione che non c’è più tempo per tavoli di lavoro permanenti o occasionali, finanziamenti e fondi, intese e progetti.

Eppure solo di quelli si parla nelle riunioni che si tengono alla presenza delle istituzioni e dei rappresentanti della marineria ogni giorno più sfiduciati. Ieri i pescatori sono arrivati a chiedere, addirittura per iscritto, la chiusura del porto «ormai ad un punto di non ritorno» (dicono) nell’ennesimo tavolo tecnico in prefettura.

Una «situazione drammatica» che non intendono più tollerare. Una vera e propria denuncia formale, quella dell’Associazione armatori,  «per una gestione superficiale e grossolana della problematica questione legata all’insabbiamento del porto canale e dell’avamporto dello scalo cittadino».

«Non è più il momento delle parole, degli attendismi e delle promesse», hanno incalzato, «anche a soluzioni strutturali che nulla aggiungono alla gravità del momento, ma è questo il momento di richiamare tutti alle proprie responsabilità senza più equivoci e/o inviti che sin qui hanno solo avuto, per noi, il sapore della beffa».

Il dragaggio lo chiamano così: «beffa», «farsa», ma non dragaggio. Poi hanno chiesto direttamente alle istituzioni: «a quali soggetti e/o situazioni ha portato effettivo beneficio questa operazione considerato che le poche migliaia di metri cubi dragati sono stati abbondantemente ricostituite dal normale defluire dell’acqua fluviale o dalle correnti marine?».

«Stiamo aspettando che accada una sciagura», ha detto l’armatore Scordella presente oggi al tavolo tecnico, «dobbiamo morire per farglielo capire?».

«Non siamo più disponibili», hanno aggiunto, «a continuare a sostenere sulle nostre sole spalle la esposizione economica ed il rischio fisico di una attività che diventa sempre più temeraria per l’evidente impraticabilità del porto di Pescara». Intanto anche oggi la “Tigullio”, la nave cisterna, è dovuta uscire dalla banchina commerciale in marcia indietro perchè le manovre sono state rese difficoltose dall’errato posizionamento di una boa di pericolo.

Inoltre, la denuncia dei pescatori si focalizza sulla «mancanza di una vera assunzione di responsabilità delle istituzioni ognuna per le proprie competenze».  

Pronti, quindi, a denunciare le istituzioni e a chiedere il risarcimento per eventuali danni subiti anche in presenza delle numerose ordinanze della direzione marittima. «Ora ci vogliono altri milioni di euro», ha sostenuto Scordella, «per 10 carriole di fanghi».

«Sono otto mesi che vado alle riunioni e non hanno la soluzioni, questa di oggi è l’ultima», ha detto Scordella a PrimaDaNoi.it.


 TAVOLI, INTESE, SOLDI, CABINE DI CONTROLLO

Ed invece il Comune continua a calendarizzare incontri, riunioni, intese ed analisi.

«Comprendiamo il disagio della nostra marineria»,  ha detto il sindaco Albore Mascia, «ma gli incontri odierni, che ai pescatori possono sembrare pura burocrazia, hanno l’unico fine di raggiungere un risultato». Ora la preoccupazione del Comune è monitorare il dragaggio, limitando le pause garantendo la continuità del lavoro (che finora non si è vista).

Altro recente assillo per l’amministrazione sono diventate le analisi dei fanghi, visto che gli ultimi campionamenti risalgono a due anni fa.

«Entro venerdì prossimo, 13 maggio», fanno sapere da Palazzo di Città, «la società Geotecnica Ricci, incaricata dal Provveditorato interregionale alle Opere pubbliche di eseguire le nuove caratterizzazioni del materiale depositato sui fondali del porto canale di Pescara, consegnerà allo stesso Provveditorato i risultati dei campionamenti, risultati che verranno subito trasmessi all’Arta e alla Regione Abruzzo per il rilascio delle Via (valutazione impatto ambientale) per il successivo quantitativo di 10mila metri cubi di sabbia da dragare, per completare l’appalto finanziato dal Ministero per 1milione 900mila euro».

 Secondo quanto ufficializzato dal Provveditorato, la prossima settimana sarà concluso il dragaggio dei 7mila metri cubi di materiale autorizzati dalla Regione Abruzzo. Dopo la prima tranche del dragaggio (500 mila euro per 2 mila metri cubi ), la seconda (1,9 mln per 17 mila metri cubi), sarà la volta della terza tranche, quella da 2 milioni di euro di fondi regionali già stanziati. Il tutto a fronte dei 100 mila metri cubi che gli operatori hanno più volte chiesto di rimuovere per ripristinare le condizioni di sicurezza dello scalo.

Insomma la politica discute ed i pescatori “camminano” sulle acque

 Manuela Rosa  12/05/2011 8.31