Soldi buttati per la Stu pescarese: abbandonata senza un perchè

Alessandro Biancardi

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Soldi buttati per la Stu pescarese: abbandonata senza un perchè
PESCARA. Paese che vai Stu che non trovi. Tra le varie inspiegabili incongruenze abruzzesi a pieno titolo si deve inserire anche la gestione e l’utilizzo delle Stu.

Le Stu: società di trasformazione urbana sono società che gli enti pubblici (di solito Comuni) costituiscono per gestire e valorizzare per esempio una parte di territorio.

E’ uno strumento neutro (né buono né cattivo) che può avere lati positivi e lati negativi e che può contribuire a raggiungere gli scopi (pubblici) voluti.

Lo scorso 30 aprile a Silvi si è tenuto un convegno con la partecipazione del sindaco, dell’assessore regionale al turismo Di Dalmazio, del segretario generale della presidenza del Consiglio della Regione Enrico Mazzarelli e il presidente della Provincia di Teramo Catarra. Il convegno era aperto da una relazione su “Le Società di Trasformazione Urbana, un moderno strumento di riqualificazione urbana” tenuta dall’avvocato Renato Perticari, presidente Astur e collaboratore del quotidiano di Confindustria, Il Sole 24 Ore.

Dov’è l’incongruenza? Mentre a Silvi il centrodestra si spertica nell’illustrare questo strumento come soluzione ottimale per la trasformazione del territorio, a Pescara lo stesso centrodestra si trova ad abbandonare lo strumento già abbondantemente finanziato (con ingenti spese già effettuate ma inutilmente) magari solo perché elaborato dalla scorsa amministrazione di centrosinistra.

A far emergere l’anomalia della scelta operata dalla giunta Mascia – senza peraltro fornire spiegazioni- è il consigliere comunale Maurizio Acerbo (Rc) che ha più volte denunciato in Consiglio Comunale la cosa ritenendo «vergognoso che una procedura avviata con l’amministrazione di centrodestra del sindaco Pace e completata da quella di centrosinistra sia stata accantonata e dimenticata per ricominciare da zero».

«Mentre l’assessore Antonelli propone di regalare ai costruttori un bel cambio di destinazione di volumi residenziali e la Regione cerca di cedere a Becci (presidente Camera di Commercio di Pescara, ndr) senza gara le aree dell’ex-Cofa, sono stati accantonati sia la Stu che i progetti già pronti per il PP2. La cosa grave è che si tratta di una procedura, quella della Stu, e di progetti urbani realizzati proseguendo indirizzi risalenti alla giunta Pace – Sospiri. Deve essere chiaro che è davvero fuori luogo una rappresentazione per cui ci sarebbe un’amministrazione che vuole fare e il solito Acerbo che rompe le scatole bloccando lo sviluppo della città».

La Stu -ricorda oggi Acerbo- non è un qualcosa di sinistra o ecologista, ma una procedura calorosamente sostenuta da Confindustria e costituisce uno strumento che il legislatore ha previsto per facilitare l’intervento di quei comuni che intendano realizzare significative trasformazioni all’interno della città esistente, attraverso il cofinanziamento di soggetti privati.

«Sembra proprio quello di cui c’è bisogno per un’area strategica come il PP2 eppure è finita (insieme a centinaia di migliaia di euro spesi) in qualche scantinato», conclude Acerbo, «allora perché l’assessore Antonelli e il sindaco Mascia fanno finta che la Stu non sia mai esistita? E perché i costruttori che prima l’avevano invocata poi si sono disamorati?»

Già perché? Molto difficile dirlo ma si avvertono movimenti e alleanze che emergono dalla tara fatta alle dichiarazioni politiche sull’argomento.

Negli ultimi mesi hanno tenuto banco tematiche sull’urbanistica come la perimetrazione della riserva dannunziana e lo sviluppo futuro delle aree portuali ed ex Cofa. Gli occhi dei costruttori sono sempre puntati su quelle aree che fanno gola e che dovranno per forza essere valorizzate. Ma l’amministrazione comunale al momento non sembra decisa e non sono ancora chiari quali interessi pubblici si vogliano perseguire concretamente.

Secondo Acerbo, però, l’improvviso abbandono della Stu sarebbe dettato da una precisa norma che regola il funzionamento delle società di trasformazione urbana: cioè l’obbligatorietà di gare ad evidenza pubblica per scegliere gli azionisti privati delle società per azioni.

Che sia questo allora il motivo per cui questo strumento non va più bene? Difficile capirlo si attendono le spiegazioni del sindaco che in qualche modo dovrà giustificare il motivo di centinaia di migliaia di euro già spesi per gli atti prodromici della Stu pescarese poi abbandonata.

«Ho la sensazione», incalza ancora Acerbo, «che quando i costruttori si sono accorti che i meccanismi di mercato su cui si fonda la Stu non garantivano le rendite di posizione hanno preferito tornare ai più tradizionali riti pescaresi. Ritengo grave che l’amministrazione comunale non abbia ritenuto di venire in commissione e in Consiglio ad esporre le sue criticità rispetto alla Stu e al progetto del PP2 e a chiedere il mandato per procedere su altre vie. Naturalmente una maggioranza che ha vinto le elezioni può decidere di cambiare precedenti scelte urbanistiche e amministrative ma dovrebbe spiegare alla cittadinanza e in Consiglio Comunale le ragioni e non semplicemente far finta che non siano mai esistite».

10/05/2011 9.18