Copertura del Calice di Toyo Ito. Pd: «si mortifica un'opera d'arte»

Alessandro Biancardi

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Copertura del Calice di Toyo Ito. Pd: «si mortifica un'opera d'arte»
PESCARA. La scelta di coprire il Wine Glass rotto di Toyo Ito con pannelli pubblicitari non piace al consigliere d'opposizione Enzo Del Vecchio.

L'iniziativa è stata presentata nei giorni scorsi dall'assessore Cazzaniga: 12 pannelli sul telaio di 12 lati saranno montati intorno alla fontana ingabbiata, così da renderla invisibile. Sui pannelli, invece, scorreranno le immagini delle opere pubbliche dell'era targata Mascia.  Ieri il Comune ha fatto un primo sopralluogo con la Attiva per verificare come svuotare di acqua in modo definitivo la vasca sottostante il ‘bicchiere’. Per il fine settimana, invece, si dovrebbe procedere con l'installazione e su ciascuno dei 12 lati compariranno le 12 opere dell'amministrazione di centrodestra. Tutti i lati saranno illuminati «consentendoci», ha spiegato l'assessore Cazzaniga, «di migliorare la pubblica illuminazione nella zona, solitamente buia al calar del sole, e darà l’immagine del dinamismo del nostro territorio e dell’amministrazione comunale stessa, una vetrina in continuo divenire che presenteremo alla città non appena avremo allestito tutti i pannelli».

Ma l'intera operazione, secondo l'esponente del Pd, Enzo Del Vecchio, «mortifica il valore culturale ed artistico di un’opera che seppur colpita da una implosione della sua struttura rimane, comunque e sempre, una straordinaria testimonianza della presenza nella Città di Pescara di un lavoro unico al mondo nel suo genere e unico nella ideazione dell’indiscusso artista giapponese Toyo Ito».

Insomma, dice l'opposizione, è vero che il calice si è rotto, ma l'operazione di Mascia non fa che peggiorare la situazione.

«Altro e diverso comportamento», insiste Del Vecchio, «avrebbe dovuto tenere il sindaco nei confronti della opera al fine di salvaguardarne la visibilità, nelle forme nei modi e nei luoghi più confacenti stante la situazione determinatasi nell’opera, ma senza che ciò si configurasse come azione punitiva che, inevitabilmente, si riverbererebbe anche nei confronti dell’idea alla base dell’opera e dell’immagine dello stesso artista».

Il consigliere pensava ad una collaborazione o magari all'intervento di personalità del campo artistico «che avrebbero potuto indirizzare e consigliare l’amministrazione comunale sulla migliore scelta da operare sulla conservazione e salvaguardia di un bene pubblico di proprietà della Città di Pescara, quantanche ferito nella sua struttura ma che certamente rimane una icona nel panorama della storia culturale cittadina».

«Non c’è veramente spazio in questa nostra Pescara», continua il consigliere, «per poter affermare valori di innovazione culturale ed artistica rispettando le inclinazioni, le sensibilità e le idealità di piccoli o grandi maestri che abbiamo avuto l’onore di accogliere nel nostro territorio. Per questa classe politica al governo delle istituzioni locali è meglio affidare ad altre prestigiose istituzioni culturali il nostro patrimonio artistico o pensare che l’immagine della Città di Pescara corrisponda meglio all’idea ed all’opera sin qui vista e cioè quella di rendere il suo “salotto buono” una casba da fiera paesana con giostrine e venditori di pannocchie».

05/05/2011 9.16