Discarica Bussi:«a quattro anni dalla scoperta non è cambiato niente»

Alessandro Biancardi

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BUSSI. A quattro anni dalla scoperta della discarica più grande d'Europa i rifiuti sono ancora lì ed il processo non è ancora partito.

Il comitato Bucci ci riguarda chiede certezze e tempi rapidi ma soprattutto torna a chiedere al commissario Adriano Goio di occuparsi della messa in sicurezza del sito. «C'è stata una assoluta immobilità del commissario», lamenta Edvige Ricci, «che, alla stampa, dichiarava di star procedendo contro Montedison per la messa in sicurezza, di fatto non ha dato seguito a nessuna azione, pur dopo ufficiali diffide»

A conclusione della fase preliminare del processo, secondo il comitato, ci si trova ancora un problema irrisolto «e non ritenuto urgente su alcun tavolo di lavoro programmatico istituzionale». Durante il corso delle udienze, Bussi ci riguarda, unico tra le altre Parti Civili, ha prodotto memorie

tecnico-scientifiche che accompagneranno quelle del Pubblico Ministero e dell’Avvocatura di Stato. Lo stesso Goio spesso si è lamentato e ha denunciato di avere le mani legate: «non mi è stata data la possibilità», ha spiegato a settembre scorso riferendosi alla messa in sicurezza, «perchè il sito è sotto sequestro. Posso entrare ma non posso fare nulla, perchè il terreno ha dei proprietari contro cui abbiamo agito tramite ricorso al Tar del Lazio, ben due volte, avendo sempre ragione, persino nel merito, passaggio che ha portato la Montedison a ragionare sull’intervento, ma che di fatto ha sbloccato la nostra azione solo dal 6 agosto scorso».

«Riteniamo di aver aggiunto argomenti utili al dibattimento», continua Ricci.

Il comitato si domanda ancora «dove sono i sindaci della Valpescara e i presidenti delle Province di Chieti e Pescara e perchè non impongono al commissario preposto di fare quanto di sua competenza, in ottemperanza della legge, piuttosto che provare a scaricare su di lui le responsabilità proprie».

Si chiede quindi l'intervento dell’Istituto di Sanità per la ricerca epidemiologica in una valle da anni sottoposta a inquinamento chimico: «si garantiscano controlli tecnico-scientifici ufficiali e tecnicamente indiscutibili per valutare l’evoluzione della situazione, oggi e durante le future fasi di risanamento, a difesa della salute delle popolazioni, compito prioritario di ogni primo cittadino; intervengano, con tutti i poteri e i mezzi a disposizione, per riforestare le sponde del fiume e la sicurezza della sua navigabilità… accertino le responsabilità degli scempi intollerabili lungo il suo corso…diano almeno segnali di essere non solo residenti, ma conoscitori e responsabili del paese in cui abitano».

30/04/2011 9.04