Porto Pescara sempre peggio, la politica si mobilita ma le soluzioni non ci sono

Alessandro Biancardi

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Porto Pescara sempre peggio, la politica si mobilita ma le soluzioni non ci sono
PESCARA. E’ un mare in tempesta che si agita sempre più e fa perdere il sonno a molti amministratori che non sanno più come arginare una situazione che ormai è ingovernabile.

Il porto affossato, insabbiato e arenato fa urlare e disperare gli operatori portuali ed i pescatori. Non va meglio al Marina dove i diportisti sono costretti a gimcane per uscire in mare aperto. Intanto da oltre un anno il dragaggio, per una sfilza enorme di imprevisti, non riesce a partire. Da ultimo un sequestro di una discarica ha rallentato le operazioni di smaltimento dei fanghi mentre si attende lunedì l’arrivo dei tecnici. Intanto la ditta Nicolaj è stata autorizzata anche al ripascimento degli scogli tra Montesilvano e città Sant’Angelo.

In mancanza di soluzioni e tra le dichiarazioni di fuoco del sindaco («mi incateno») e quelle di Lorenzo Sospiri (Pdl) («c’è qualcosa sotto, vado in procura») la politica non può che interrogarsi, anzi interrogare il ministro.

Il deputato abruzzese Vittoria D’Incecco (Pd) ha presentato un'interrogazione a risposta scritta al Ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, sull’emergenza dragaggio al porto di Pescara, per sapere come si sta muovendo il Governo. «L’intervento necessario – dice il deputato - appare complesso e costoso. Secondo i tecnici, non basterebbe una piccola draga ma un intervento di almeno 10 milioni di euro per portare a compimento, in due anni, la prima fase più urgente con il dragaggio, la deviazione del fiume a nord attraverso la costruzione di un molo che raggiunga l'attuale diga foranea a est, e che accompagni l'acqua del Pescara verso il largo’».

D’Incecco chiede al ministro di sapere «se è a conoscenza della estrema gravità della situazione’ e ‘se e come intende attivarsi, per quanto di sua competenza, per garantire, in tempi rapidi, la soluzione di quella che appare come una vera e propria emergenza che riguarda Pescara e la sua marineria».

Intanto è fissato l’ennesimo incontro con il Governo per sbrogliare la matassa.

L’assessore regionale Carlo Masci invece deve «ricordare che aveva ragione l’onorevole Nino Sospiri quando decise di avviare la predisposizione di un nuovo progetto che evitasse di convogliare i fanghi nel porto canale. Ecco, è a quel progetto che bisogna guardare; è su quel progetto che bisogna lavorare se davvero si vuole eliminare in maniera definitiva il problema del dragaggio. Superata l’emergenza odierna, ogni sforzo dovrà essere compiuto in tale direzione».

Anche il senatore Pastore interroga i ministri della sua coalizione.

«Bisogna assolutamente trovare una soluzione non soltanto tamponando l'emergenza, ma garantendo soprattutto interventi strutturali che possano risolvere alla radice questo increscioso problema che tanti disagi sta causando. Da parte mia posso assicurare tutto l'impegno e le energie per aiutare le amministrazioni locali che non possono essere abbandonate in un momento così difficile».

Il problema visto così però è solo parziale poiché deriva come ormai sono costretti ad ammettere proprio tutti (dopo 20 anni) da errori di progettazione che hanno peggiorato un progetto difficilmente peggiorabile. A conti fatti la diga foranea è stata nefasta ed ha accentuato di molto gli effetti dell’insabbiamento. A questo si aggiunge l’imperizia degli amministratori locali che da 20 anni non sono stati in grado di “prevedere” quello che era naturale prevedere e dunque adoperarsi per dragare regolarmente il fiume ed il porto.

Una voce un tantino fuori dal coro è quella dell’Idv che pare andare in controtendenza.

«Occorre applicare la regola elementare del “chi sbaglia paga”. Infatti il via libera all’opera fu dato da tecnici ben identificabili e da Ministeri precisi», dice Carlo Costantini capogruppo regionale Idv, «i medesimi Ministeri, ovvero il governo, si faccia carico non solo dei fondi necessari per superare l’emergenza, ma anche di quelli necessari per rimuovere o per ridurre l’impatto negativo della diga foranea, con i necessari interventi strutturali».

«Bisogna considerare da questo momento in poi», spiega Carlo Costantini, «il dragaggio non più un evento eccezionale ed imprevedibile, da gestire con le logiche dell’emergenza, ma una attività di ordinaria manutenzione di un bene pubblico per eccellenza, che deve trovare nei bilanci annuali e pluriennali degli enti pubblici le necessarie coperture, senza le quali si continuerà con le improvvisazioni che hanno determinato l’attuale situazione. Così come i bilanci prevedono la copertura del costo del personale, allo stesso modo devono prevedere il costo per il dragaggio del porto; una attività che dovrà assicurarsi anche in futuro, qualsiasi soluzione si trovi»

20/04/2011 16.02