Ospedale di Pescara, filtri taroccati sostituiti in 150 punti acqua

Alessandro Biancardi

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Ospedale di Pescara, filtri taroccati sostituiti in 150 punti acqua
PESCARA. Il manager ed il direttore sanitario di presidio tirano un sospiro di sollievo: i 150 filtri sostituiti, la cui certificazione di qualità si presume fosse  taroccata, sono a disposizione della Procura che dovrà accertare la loro funzionalità.

Nei giorni scorsi la notizia di una inchiesta partita da Pescara e aprodata in molti nosocomi italiani  per una sospetta truffa tutta da verificare

«La sostituzione dei filtri sospetti è stata completata in 12 ore – spiega Claudio D’Amario, manager Asl di Pescara – ora questi dispositivi sono conservati in un bidone sigillato dalla GdF in attesa delle ulteriori indagini. C’è stata massima collaborazione e sinergia con la Procura, abbiamo contattato un’altra ditta accreditata ed ora è tutto a norma».

 Quello che è apparso finora è la difformità tra i valori dichiarati per l’acqua filtrata e quelli riscontrati dalle analisi. In pratica questi filtri – che sono attivi sui punti acqua dei reparti più a rischio, come le rianimazioni e le varie terapie intensive - debbono assicurare che nell’acqua erogata non ci siano cariche batteriche nocive, che sarebbero devastanti per la salute di questi pazienti già a rischio e quindi con le difese immunitarie depresse.

«L’appalto per la fornitura era scaduto ed in proroga – continua D’Amario - mentre stavamo preparando la nuova documentazione ci siamo accorti che qualcosa non andava ed abbiamo segnalato il tutto alla Procura. In realtà i pazienti non hanno corso nessun pericolo, perché la Asl ha un sistema interno di monitoraggio continuo che controlla l’assenza di contaminazioni batteriche. Quindi la direzione generale e quella sanitaria avevano il polso sanitario della situazione».

 E così tra venerdì e sabato, gli uffici tecnici della Asl, alla presenza dei Finanzieri della Tributaria di Pescara, hanno messo a norma tutti i rubinetti dei punti acqua ai quali era stato applicato il meccanismo sotto inchiesta. Tutto il materiale sostituito è stato sottoposto a sequestro preventivo d’urgenza secondo l’articolo 321 del Codice penale. Il che non è avvenuto solo a Pescara ma il titolare dell’inchiesta, il pm Silvia Santoro, ha esteso l’ordine di sequestro in tutta Italia (in particolare Lombardia ed Emilia, oltre che in Abruzzo e Puglia) nelle zone interessate dalle forniture della ditta pugliese che aveva vinto l’appalto alla Asl di Pescara. I reati ipotizzati al momento sono frode nelle pubbliche forniture e falsità nelle certificazioni. Tre le persone indagate.

Sebastiano Calella  19/04/2011 8.48