Dragaggio porto Pescara: Goio rifiuta incarico, Chiodi vuole incontrare Matteoli e Tremonti

Alessandro Biancardi

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Dragaggio porto Pescara: Goio rifiuta incarico, Chiodi vuole incontrare Matteoli e Tremonti
PESCARA. Nelle scorse settimana sembrava che il problema del dragaggio avesse raggiunto livelli record. Invece negli ultimi giorni c’è stato un nuovo peggioramento.

A sistemare la situazione complessa dello scalo pescarese doveva essere il commissario Adriano Goio che però ha già fatto sapere che non accetterà l’incarico perché «in queste condizioni sarebbe una presa in giro per Pescara».

Il problema del dragaggio resta così sospeso e l’uomo della provvidenza, l’architetto Goio appunto, su cui la città pensava di poter fare affidamento, si è tirato indietro ancor prima di mettere mano ai lavori.

Il presidente Chiodi non l’ha presa bene e ieri ha chiesto in incontro «urgente» con il Capo Dipartimento della Protezione Civile e con i ministri delle Infrastrutture e dell' Economia.

A far infuriare Chiodi è stata la lettura dell'ordinanza della Presidenza del Consiglio che di fatto non consente al commissario di operare e risolvere tutti i problemi.
«Il porto di Pescara - ha dichiarato il presidente della Regione - è uno scalo marittimo di rilevanza nazionale e per questo credo che le risorse dovrebbero essere a carico dello Stato. La Regione ha stanziato fondi, pur non avendone l'obbligo, perché crede fermamente nella valenza strategica del porto stesso. E' per questo che chiedo un atto di responsabilità da parte dei ministeri competenti, per dare risposte concrete e risolvere un problema di grande rilevanza per la Regione Abruzzo».

 I fondi stanziati (circa 4 milioni di euro) servono esclusivamente ad ultimare una parte delle operazioni di dragaggio, e non sono sufficienti a procedere all'individuazione ed alla relativa progettazione degli interventi strutturali ritenuti fondamentali per il definitivo superamento delle problematiche relative all'interrimento del porto di Pescara.

Già da giorni in Comune si sapeva del forfait che Goio era pronto a dare proprio perché cosciente che con i soldi a disposizione avrebbe potuto far ben poco, pur investito di tutti i poteri straordinari del caso.

Per il commissario, che già si occupa della vicenda intricata del risanamento dell’Aterno e della discarica di Bussi, per il porto «servirebbe una mobilitazione forte a livello istituzionale, una presa di posizione forte della politica per il futuro del porto di Pescara. Mobilitazione che forse ad oggi non c'è ancora stata nei toni giusti, anche se operatori e marinerie l'hanno più volte invocata, messa in pratica a livello locale».

Proprio nelle esternazioni del commissario, secondo il Pd, «è racchiuso il fallimento della classe di governo regionale a tutti i livelli che ha completamento abdicato al proprio ruolo di tutela degli interessi della collettività amministrata. «Non è pensabile che ancora una volta a risolvere i problemi della Città siano le rimostranze delle categorie degli operatori interessati mentre chi
ha il compito di governare ed amministrare la cosa pubblica sia distratto per incapacità a comprendere e conseguentemente governare le dinamiche e le esigenze della collettività».

 14/04/2011 7.20