Traffico illecito di rifiuti: i big abruzzesi della rottamazione nei guai

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Le accuse sono di associazione a delinquere, truffa, falso e traffico illecito di rifiuti ferrosi. Nei guai sono finite 11 persone e sette ditte che operano nel settore.

PESCARA. Le accuse sono di associazione a delinquere, truffa, falso e traffico illecito di rifiuti ferrosi. Nei guai sono finite 11 persone e sette ditte che operano nel settore.

Questa mattina i carabinieri del nucleo operativo ecologico di Pescara hanno eseguito sette misure cautelari reali sequestrando autodemolitori e altre macchine di trattamento dei rifiuti ferrosi in sette ditte tra Chieti e Pescara.

Si tratta di una vecchia inchiesta scattata ad aprile 2008, in seguito ad un sequestro di 800 tonnellate di rifiuto ferroso operato nel porto di Pescara e conclusa un anno dopo. Il sequestro ha permesso poi di mettere sotto la lente di ingrandimento due carichi eseguiti da una nave albanese, la Emelie, da cui l'operazione dei carabinieri prende il nome, partita da Pescara e da Ortona diretta nei porti della Grecia e della Turchia, passando per l’Albania.

Una indagine nata quasi per caso da una segnalazione della capitaneria di porto che indicava proprio la nave ormeggiata al porto di Pescara come degna di un controllo e di un approfondimento sul suo carico.

Gli investigatori, infatti, hanno potuto appurare come la descrizione del carico indicato nei documenti di bordo non corrispondesse effettivamente al materiale trasportato. In altre parole i carabinieri sostengono che quello che nei documenti veniva indicata come “materia prima secondaria”, cioè rifiuti ferrosi già trattati e bonificati, non era altro che rifiuto allo stato puro. Con questo escamotage -secondo l'ipotesi accusatoria- si sarebbero risparmiati bene 700mila euro soltanto sui due carichi presi in esame. A tanto ammonterebbe la spesa per il trattamento non effettuato e dunque a tutti gli effetti guadagno che gli inquirenti sospettano essere illecito.

Ma a fare più rumore sono i nomi che sono finiti ancora una volta in una inchiesta sui rifiuti e che riguardano personaggi importanti che operano nel settore in Abruzzo.

Tra gli indagati, infatti, figurano Francesco Anello, Luciano Bellia (titolare della ditta Sidermetalli srl), Edoardo Savignano (comproprietario della ditta New Edy).

Gli altri indagati sono Armando Simonelli, titolare della omonima ditta con sede operativa a Fermo, Maurizio di Francesco, rappresentante della ditta New Edy di Montesilvano, Giuseppe Salvatore della ditta Sg Trasporti di Miglianico, Fabio Ciccotosto, titolare della ditta Agricola abruzzese di San Vito Chietino.

Tra gli indagati figura anche Gianfranco Russi, autotrasportatore titolare della omonima ditta di San Severo in provincia di Foggia. Viene contestata l'associazione a delinquere anche al comandante della nave di origine albanese, Aryan Como, il quale -secondo gli inquirenti- era ben a conoscenza del traffico illecito.

Contestazioni vengono mosse anche al chimico dell'agenzia regionale per l'ambiente, Arta, Rocco Carlucci, e a Orlando Damiani impiegato al porto.

Sull'inchiesta pesa inevitabilmente il lungo periodo trascorso tra la fine delle indagini (aprile 2009) e le misure cautelari di oggi ed è probabile che per il lungo tempo trascorso il giudice per le indagini preliminari, Luca De Ninis, non abbia ravvisato i presupposti per avallare gli arresti, che pur erano stati chiesti dal pubblico ministero Barbara Del Bono.

«Il Modus operandi attuato dai criminali ambientali», ha detto il comandante del Noe, Fiorindo Basilico, «consisteva nel simulare il trattamento dei rifiuti e nella sistematica falsificazione dei documenti di trasporto e dei formulari che permettevano l'identificazione dei rifiuti. L'organizzazione per anni ha omesso di bonificare e trattare i rottami ferrosi. La ferraglia, di origine spesso ignota, confluiva presso gli impianti mediante una catena di produttori e trasportatori -tra cui raccoglitori in forma abusiva- e successivamente movimentati come prodotto trattato attraverso ditte compiacenti abruzzesi e pugliesi verso i porti di Pescara e Ortona per essere caricati sulla nave diretta in Albania».

a.b. 08/04/2011 12.08