'Mafia del pesce', dopo 14 anni il Tribunale assolve i Savignano: «il fatto non sussiste»

Alessandro Biancardi

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PESCARA. A quattordici anni dagli arresti dal Tribunale di Pescara arriva la sentenza: non è mai esistita alcuna mafia del pesce.

Una vicenda giudiziaria lunghissima che ieri si è conclusa positivamente per i fratelli Bruno e Tonino Paolo Savignano e gli altri sei imputati Aldo Finocchiaro, Adamo Campanella, Nunzio Manna, Gabriele Chiavaroli, Alba Roscini, Maurizio Di Francesco. Per tutti è arrivata l'assoluzione del tribunale distrettuale antimafia, presieduto dal giudice Marco Bortone. Una attesa lunghissima e un processo che nel corso degli anni ha avuto troppi intoppi.

L'accusa era quella, pesantissima, di associazione per delinquere di stampo mafioso ma il giudice dopo mesi di indagini, l'approdo della questione nella fase dibattimentale ha praticamente smontato l'intero quadro accusatorio.

Così la sentenza è stata chiara: «il fatto non sussiste». Inoltre per alcuni reati a carico dei Savignano il tribunale ha disposto il non doversi procedere perchè è arrivata la prescrizione, per altri sono stati assolti per non aver commesso il fatto. La storia si è dunque conclusa in modo definitivo e si chiude una delle vicende giudiziarie che aveva creato più scalpore in città negli anni scorsi.

Tutti gli episodi contestati risalgono al 1997.

I due Savignano erano accusati di avere gestito a Pescara la vendita del pesce con metodi intimidatori nei confronti dei pescatori.

Il pm aveva chiesto una condanna di 9 anni per i fratelli Savignano ma nel corso del processo non è stata dimostrata né l’associazione a delinquere di stampo mafioso, né l’esistenza del racket, né le estorsioni.

 06/04/2011 17.02