Fiume Pescara: «rischio concreto di una esondazione»

La relazione dell’assessore Giuliante fotografa la situazione

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Fiume Pescara: «rischio concreto di una esondazione»
PESCARA. Ci vorrebbero in totale 73 milioni di euro per mettere in sicurezza il fiume Pescara e scongiurare il rischio esondazione. Una cifra enorme che difficilmente potrà mai essere veramente impiegata.

Così si va avanti tamponando la situazione, delicata, delicatissima, dovendo fare i conti con la mancanza di fondi che non consente di risolvere a monte il problema interamente creato dall'utilizzo irrazionale del territorio.
Ma c'è di più coime spiegare per esempio quel "buco" al genio civile d’Abruzzo che non contempla più figure professionali che dovrebbero occuparsi della pulizia idrica del fiume?
La situazione è difficile ed è scritto con precisione in un rapporto a firma dell’assessore regionale alla Protezione Civile Gianfranco Giuliante consegnato nei giorni scorsi alla consigliera regionale del Pd, Marinella Sclocco, che aveva chiesto chiarimenti in merito all’attuale condizione del fiume.
«Gli assessori Di Paolo e Giuliante», racconta Sclocco, «hanno confermato che c’è rischio concreto che Pescara sia devastata dall’esondazione del fiume». La consigliera del Partito Democratico ha così scritto una lettera al ministro dell’Ambiente Corrado Clini chiedendo un «suo interessamento per sbrigliare l’annosa matassa, visti anche i problemi che ricadono sul porto di Pescara».

LA ZONA CRITICA
La situazione più critica, si legge nella relazione dell’assessore Giuliante, è quella nella parte bassa del bacino (Valle del Pescara) dove c’è la predominanza di «banchi compatti di argille impermeabili» e la presenza di «versanti molto ripidi» che provocano, in caso di pioggia «un notevole e rapido scorrimento superficiale delle acque piovane».
Proprio per questo nell’ultimo tratto fluviale, si parla di circa 30-40 chilometri, si crea «in tempi brevi» la piena con «considerevoli portate istantanee stimate in circa 1300 metri cubi al secondo».
Ad aggravare la situazione ci sono anche «gli apporti di carattere torrentizio dei maggiori affluenti Orta, Lavino, Cigno Nora. La maggiore criticità si registra a valle del centro abitato di Scafa nel periodo primaverile» dove si verificano episodi «caratterizzati da onde in piena con fasi di accrescimento molto rapidi e tempi di propagazione verso la foce piuttosto ridotti (3-5 ore)».
Alle criticità ‘naturali’ del corso dell’acqua, bisogna poi aggiungere quelle causate dalle attività dell’uomo degli ultimi decenni a causa dei quali «si determina un effettivo quadro di rischio idraulico via via crescente».

NEL CENTRO DI PESCARA
Ma nella relazione si sottolinea che gli argini che contengono il fiume, realizzati negli anni ’30 nel centro cittadino di Pescara presentano «oggi diverse criticità e insufficienze sia per le numerose interruzioni e vie di accesso dovute alla anomala permanenza di storiche attività e proprietà private all’interno delle aree golenali, sia per le numerosi manomissioni abusive subite dalle opere arginali nel corso degli ultimi due decenni anche ad opera del Comune di Pescara».
Ad aggravare il tutto c’è il dragaggio, bloccato: «i naturali processi di sedimentazione hanno drasticamente ridotto i tiranti idrici e diminuito la capacità di deflusso».
Proprio per questo, si sottolinea ancora nella relazione, soprattutto nei periodi primaverili continua a determinarsi «una maggiore possibilità di esondazione del fiume e un incremento delle condizioni di rischio idraulico, specie per le aree urbane più prossime all’asta fluviale».

73 MILIONI CHE NON CI SONO-INTERVENTI TAMPONE
Solo per proteggere la città di Pescara servirebbero opere per circa 73 milioni di euro. E’ questa la cifra «orientativa» inserita nel vigente programma triennale regionale delle opere idrauliche.
Sulla carta la soluzione è chiara: c’è bisogno di «estesi interventi strutturali di sistemazione fluviale», già previsti nel piano stralcio difesa delle alluvioni.
E il piano prevede vasche di laminazione, arginature, difese sponsali e quant’altro. Ma il tutto resta solo sulla carta «a causa dell’elevatissimo impegno finanziario non sostenibile dalla Regione», ammette Giuliante. I soldi non ci sono e il rischio resta.

IL GENIO CIVILE E UN BUCO
Ma il problema non è solo la carenza di fonti da parte dell’ente regionale. L’assessore Giuliante racconta infatti che «già da molti anni» a causa di ristrutturazioni funzionali e riduzioni di organico il servizio del Genio Civile non ha più «personale idoneo e sufficiente per effettuare una idonea attività di pulizia idraulica del reticolo idrografico di competenza».
La figura dell’ ‘ufficiale idraulico’ e del ‘guardiano idraulico’ non sono più contemplate nella declaratoria professionale della Regione Abruzzo e i geni civili non dispongono più di queste fondamentali qualifiche.

680 MILA EURO PER LA SPESA
E se i 73 milioni per chiudere definitivamente la partita della sicurezza non ci sono si va avanti con interventi tampone. Proprio il Genio Civile nell’ultimo triennio ha effettuato 6 interventi di manutenzione e sistemazione idraulica per 680 mila euro e in questo periodo si stanno cercando altri soldi, tramite il finanziamento a carico dei fondi Fas, per ulteriori interventi. 


I VARCHI ABUSIVI DEL COMUNE
Ma nel mirino del Genio civile c’è finito anche il Comune di Pescara «più volte» sollecitato ad effettuare interventi di ripristino e messa in sicurezza.
Ma come spiega Giuliante l’amministrazione pubblica avrebbe disatteso le richieste. Sono state emesse 3 ordinanze e pure «numerosi» solleciti per il ripristino dei varchi aperti abusivamente dal Comune sui muri di difesa arginali nell’area golenale negli anni ’90.
E se per le opere idrauliche c’è il freno tirato a causa della mancanza di risorse economiche, si sta lavorando sul fronte dell’allerta. Negli ultimi mesi si è provveduto a potenziare la rete dei rilevamenti dei dati con l’installazione di nuove stazioni a Spoltore (località Santa Teresa Valle Diga), Alanno e Cepagatti (località Villa Reia) che vanno dunque ad aggiungersi a quella di Popoli e quella di Spoltore già esistenti.
Se il rischio maggiore di esondazione si registra in primavera per quest’anno la città può tirare un sospiro di sollievo: nonostante le intense nevicate dagli atti in possesso dal centro funzionale risulta che il fiume tra febbraio e maggio non ha mai superato i livelli idrometrici corrispondenti alle soglie di allerta.
Insomma la situazione è grave, il fiume fa paura ma forse spaventa di più l'inerzia squattrinata degli enti pubblici che preferiscono le toppe alle soluzioni vere. E se dovesse capitare un disastro davvero chi se ne assumerà le responsabilità?
Oggi però sono tutti avvertiti. Marinella Sclocco prende nota.
Alessandra Lotti